Lunedì 18 Novembre 2019
   
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Due nojani nella troupe del film su Battiato "Temporary Road"

Temporary Road_Battiato

 

Mercoledì 11 Dicembre è stato proiettato nei cinema italiani, come evento speciale, il film “Temporary Road - (Una) vita di Franco Battiato”, il primo film-documentario sulla vita del celebre compositore italiano. Il film, con la regia di Giuseppe Pollicelli e Mario Tani, è stato presentato, in anteprima assoluta, lo scorso 29 Novembre al 31° Torino Film Festival. Al montaggio e all’organizzazione generale ci sono due nojani doc: Alessandro Latrofa e Antonella Dipierro.

Su Franco Battiato non è stato mai realizzato prima d’ora un film che ne racconti, in maniera strutturata e analitica, la lunga e articolata traiettoria artistica e umana. Tante interviste, qualche raccolta ricavata dal repertorio delle apparizioni televisive o dei video musicali; molti testi critici o informativi, alcuni anche di grande interesse. Tanto materiale, insomma, ma misto, sparpagliato e, per certi versi, sfuggente. L’appassionato o l’estimatore che volesse studiare l’arte di Battiato - ed i legami di quest’ultima con la biografia del musicista - dovrebbe farlo in maniera autonoma, impegnandosi a ricostruire il lungo cammino (tuttora in pieno e tumultuoso svolgimento) dell’artista siciliano e sforzandosi di comprendere che, come direbbe Battiato stesso, “il tutto è più della somma delle sue parti”.

“Per questo Temporary Road intende essere più di un documentario - hanno aggiunto i due nojani - e nasce con il proposito di risultare un vero e proprio film, un lavoro completo che ripercorra le orme di una carriera considerabile, senza alcuna remora, come uno dei tasselli più significativi nel mosaico della musica contemporanea non soltanto italiana”.

 

Abbiamo intervistato colui che ha curato il montaggio del film, il nojano Alessandro Latrofa.

Come nasce la tua passione per il cinema?

La mia passione per il cinema nasce grazie a “Fuori Orario”, una trasmissione di Rai Tre che amavo molto e che guardavo di notte, nella mia stanzetta piena di vhs e registrazioni. Allora non c’era lo streaming e alcune cassette me le facevo spedire da Roma. Così ci si innamora, sbirciando ciò che ti attrae e ti incuriosisce, centellinato e bramato a volte per mesi, nomi di film letti solo nei libri, titoli introvabili di autori improbabili che calavano nella notte come dei doni, Zavattini, Bressane, Kaurismaki, Kitano, Sokurov, Herzog. Bene, non so se mi sarei ugualmente innamorato invaso da mille possibilità visive come avviene oggi, però quando è successo ho provato ad andare nel posto dove poter imparare il mestiere che più di tutti mi aveva appassionato e coinvolto: il montatore. Una volta a Roma sono stato molto fortunato trovando una casa di produzione indipendente dove fare gavetta e dove mi sono specializzato nel montaggio di documentari.

Quali difficoltà incontra un giovane nojano che vorrebbe farsi strada in questo mondo?

Ogni professione oggi sembra difficoltosa e piena di ostacoli, però è anche molto facile accedere ad una rete di ragazzi che condividono i propri stessi interessi e con cui si può iniziare a collaborare su piccole produzioni. E Bari è una città molto viva da questo punto di vista, che offre spesso laboratori e occasioni di confronto. Certo il mercato è povero di risorse e i modi tradizionali di produrre audiovisivi stanno radicalmente cambiando, con le produzioni dal basso di sicuro è più facile di prima poter fare certe professioni; questo però responsabilizza maggiormente sulla qualità del proprio lavoro e la propria personale capacità di analisi diverrà indispensabile.

Quali emozioni hai provato nel lavorare a un progetto di questo genere?

Solitamente in questo mestiere si è costretti ad ascoltare e guardare ore e ore di girato per filtrare solo ciò che poi serve a raccontare al meglio. Nel caso di questo documentario anche questa parte del lavoro, che può risultare noiosa, è stata invece notevole e interessante, e poi con la musica di Battiato e l’ambiente gradevolissimo che si è creato in “saletta”, è stata veramente un’esperienza divertente e appassionante.

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