Domenica 24 Ottobre 2021
   
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Quando tenere la bocca chiusa diventa un problema grosso

incomunicabilità

 

Sarà un segno dei tempi, ma se l’incomunicabilità porta a una condizione di assoluto isolamento, è evidente che le cause scatenanti vanno ricercate nel modificato equilibrio dell’individuo interessato. In altri termini, se qualcuno è incapace di stabilire un rapporto con gli altri preferendo crogiolarsi nel mutismo di una mesta solitudine, con buon margine di probabilità nasconde qualcosa di conflittuale che lo rende tra l’altro incapace di pervenire a una corretta conoscenza di sé. A non cogliere per tempo lo specifico segnale, si rischia di condizionare pesantemente una realtà già gravata da problematiche di assoluta rilevanza. Alla luce delle precedenti affermazioni, che il disagio esistenziale di due minori  (vedi La Voce del Paese n. 3 del 25 Gennaio 2014) sia frutto dell’abilità del rispettivo insegnante che ne ha attentamente esaminato i testi prodotti in classe, costituisce di per sé fatto assai grave. A questo punto, tuttavia, la domanda è: possibile che nessun altro se ne sia accorto prima? Dov’erano gli amici, i conoscenti e i parenti? Onore e meriti a chi ha subito colto l’afono grido d’aiuto, ma che due sorelline debbano essere allontanate dalla madre per impossibilità di quest’ultima di accudirle adeguatamente, deve farci seriamente riflettere. Non è pensabile che un nucleo familiare sia costretto a vivere senza corrente e senza gas, ma, dal momento che questo ancora accade, non si può non parlare di decadenza sociale, economica e culturale. Lo scudiscio dell’umana incuria che con le sue impietose sferzate obbliga a non chiedere aiuto nelle fasi iniziali del bisogno, si traduce poi in un orgoglio dai connotati alquanto sterili. Come tendere la mano a qualcuno che si ostina a non chiedere alcun tipo di sostegno?

Dannata incomunicabilità, verrebbe da dire, dannato mondo costituito da individui inaciditi per una condizione non più umana. Come considerare umana la condizione di chi tenta d’entrare in casa altrui, giungendo al più totale degrado di sé? (vedi cartaceo n. 4, pubblicato in data successiva a quello su indicato). Chi vorrebbe realmente farlo, se non ne avesse l’impellente “necessità”? E così, niente sembra più avere importanza se non il dramma dell’umano declino. Che importa se qualcuno continua a fare uso di dosi massiccie di agrofarmaci per valorizzare al massimo un prodotto potenzialmente nocivo? Ormai si sa, “quod me nutrit, me destruit”, non è poi il caso di farsi tanti problemi. Che importa se a decorrere dal prossimo Giugno Noicattaro corre il serio rischio di essere sommersa dai rifiuti prodotti dai suoi stessi abitanti? Preoccupazione inutile, ci si abitua a tutto, il recente passato dell’italica capitale partenopea lo testimonia.

Che importa se in ambito comunale le beghe tra maggioranza e opposizione conducono spesso a un nulla di fatto? L’accettazione passiva è un qualcosa che ci appartiene da sempre; siamo fin troppo abituati a sparlare di politici e politicanti. Chi ha raggiunto le vette del benessere, osserva quasi con indifferenza episodi come quelli descritti, relegandoli nel dimenticatoio della cronaca ormai trascorsa o, quantomeno, in procinto di esserlo. Non è forse anche questo un chiaro segno di incomunicabilità? O deve piuttosto considerarsi la manifestazione di un alienante cinismo? Comunque la si guardi, la situazione non cambia. Siamo un popolo che non comunica, racchiuso nell’ego della spasmodica ricerca dell’agiatezza bulimica. Cosa fare di fronte all’inaridimento della relazione sociale? Forse sarebbe il caso di prestare molta più attenzione ai segnali lanciati dal corpo, da quello stesso corpo che - avvalendosi di un proprio specifico linguaggio - tenta disperatamente di rendere manifesto ciò la favella si rifiuta di rendere manifesto. Poiché perspicaci non si nasce, tuttavia, difficile classificare in aggressività, apprensione, inquietudine o altro quella che ai più appare una comunissima postura del corpo priva di qualunque significato o una banalissima incapacità di sostenere l’altrui sguardo per motivi esclusivamente caratteriali. Una rinnovata cultura sociale che inviti a rompere le barriere dell’incomunicabilità, pertanto, significa evitare che qualcuno possa sprofondare nel mare delle sue incomprensioni, inghiottito dalla concezione di J.P. Sartre dell’uomo come passione inutile.

Commenti 

 
#1 Ex PD 2014-02-15 17:52
Che gli e ne frega ai nojani della politica e di quello che non fanno i politici, loro stanno pensando alla prossima campagna dell'uva da tavola, unico loro pensiero costante.
Questo comune è ormai condannato a diventare comune dormitorio.
I giovani fanno bene ad andare via da questo paese perché non offre futuro.
 

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