Lunedì 14 Ottobre 2019
   
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Esclusivo: intervista al fratello del Duca di Noja, Francesco Carafa

Noicattaro. Duca Carafa

 

Qui di seguito si da vita a un intervista “rilasciata” da un personaggio appartenente alla storia di Noicattaro, Don Francesco Carafa, vissuto nel 1600. Le domande e le risposte riportate sono, evidentemente, frutto della sola immaginativa associata alla presa visione della necessaria documentazione.

Buongiorno Don Francesco, i posteri la ricordano soprattutto per essere stato uno dei due artefici del famoso duello di Norimberga.

Sono ancora inviperito. Quel fellone di Giulio non doveva permettere ai suoi “bravi” da strapazzo di picchiare il deretano di mio fratello il duca con dei sacchetti di arena. Giovanni, mio fratello, è morto di crepacuore per questo. Dovevo o no vendicare l’onta subita? Ogni volta che ci ripenso, avverto gli occhi uscirmi sin fuori le orbite.

Si riferisce al conte di Conversano Giulio Acquaviva d’Aragona, ovviamente...

Certo che sì, a chi altri sennò? È a lui che con cotanto disprezzo ho lanciato il guanto della sfida. Pensava forse che mi sarei fatto sfuggire un’occasione così ghiotta? E cosa avrei dovuto fare, lasciarlo fare indisturbato e magari aspettare che fossero gli Acquaviva d’Aragona i primi a mettere le mani sul feudo di Rutigliano? Eh no signor mio, questo non potevo davvero tollerarlo.

Come ha potuto pensare di tenere testa a un uomo giovane e aitante?

Cosa vuole, a quei tempi non ci si poteva tirare indietro e, d’altra parte, l’onore e un feudo ben valevano la posta in gioco. E poi, detto fra noi, confidavo sull’indole buonista del mio sfidante, a dispetto della sua tracotanza.

Ha rischiato grosso. Almeno uno storico, un tal Raffaele Larosa, ha definito il suo avversario un individuo capace di farsi odiare per i suoi atti di feroce tirannide.

Solo un cumulo di chiacchiere. Giulio ha sempre dimostrato codardia; preoccupato com’era di difendere la sua immagine, voleva solo curarsi di non passare per idiota. Gli serviva far valere pubblicamente la sua superiorità: be’, io l’ho lasciato fare! Mi dica, chi ha sottovalutato chi?

La sua perfidia sembrerebbe costituire un punto di forza, al pari dell’astuzia che la caratterizza.

Questa o quella per me pari sono: bisogna pur confidare in qualcosa. Se qualcuno ha dimostrato di essere un pusillanime, non è certo colpa mia. Di buono c’è che il duello ha comunque sancito la fine dell’inimicizia fra la mia famiglia e quella degli Acquaviva d’Aragona.

Dopo quell’episodio, tuttavia, il suo comportamento non è cambiato.

Giovanotto, si spieghi meglio. La mia perspicacia non mi consente di intuire quello che le mie orecchie sperano di non udire. Allude forse a qualcosa di losco?

Be’, sì, le sue ribalderie hanno agevolmente valicato il muro dei secoli. Insieme a suo fratello Rodolfo, lei ha continuato a praticare contrabbando di generi alimentari con l’impero ottomano, oltre che con gli altri stati costieri del mediterraneo.

E questo la stupisce? Come crede che avrei potuto continuare a mantenere una vita lussuosa? Le feste, i banchetti e le avventure galanti avevano un costo, lo sa? Un personaggio del mio calibro aveva l’obbligo di mantenere un tenore di vita adeguato al suo rango. Se ritiene questo moralmente deprecabile, pensi allora al contrabbando praticato nel suo tempo.  Non è cambiato molto, mi pare. Direi anzi che la situazione è notevolmente peggiorata. Che dire poi delle tasse imposteci dalla Spagna? Non avrei saputo come pagarle, se non avvalendomi di attività illecite. Forse voi oggi non siete derubati dai vostri governanti di turno?

Se ben ricordo, il potere spagnolo sui territori pugliesi non era ben visto ai suoi tempi.

Certo che no. Come le ho appena accennato, la Spagna non faceva che imporre tributi e, questo, soprattutto per finanziare le sue guerre con la Francia e l’Olanda. Potevano mai interessarci le beghe altrui, preoccupati com’eravamo di mantenere il nostro dominio e la nostra agiatezza?

Sono piuttosto sorpreso dalla sua franchezza.

Sono passati oltre tre secoli da quel periodo, nascondersi dietro un dito servirebbe a poco. E poi oggi avete quella diavoleria, internet mi pare la chiamiate, dove i fatti del singolo sono immediatamente resi pubblici. So che i vostri politici negano perfino l’evidenza, ma questo non mi appartiene, chi come me è stato un abile spadaccino, un temibile ribaldo e un valente contrabbandiere, non sarebbe mai capace di tanto ardire.

Le pesa essere stato successivamente allontanato dai territori pugliesi per le sue oscure macchinazioni di potere?

Immagino si riferisca alle conseguenze del tentativo di impedire a don Carlo, mio nipote, di rappresentare il legittimo duca di Noja. In effetti sì, le ho tentate tutte pur di essere l’unico capace di ghermire il potere con l’artiglio dell’irriverenza. Si ricordi tuttavia, che in cambio sono stato nominato prelato presso la sede pontificia a Roma. Un bel modo per continuare a occupare una posizione di prestigio, mi  sembra.

Non è stato un po’ come mischiare il diavolo e l’acqua santa? Cosa c’entra lei con la religiosità?

Cosa voleva, che mi affidassero ai Servizi Sociali che, tra l’altro, non esistevano ancora? Non si stupisca della mia “versatilità”; pensi piuttosto ai mille volti di un certo presidente Berlusconi che lei ben conosce. Non è forse lui ad affermare tutto e il contrario di tutto? Io mi sono semplicemente “adattato”, proprio come lui: corsi e ricorsi della storia. E non mi chiami trasformista, la prego.

Lo sa che oggi Noja si chiama Noicattaro?

Me ne è giunta voce. Devo confessare che non mi dispiacerebbe impersonare oggi il duca di Noicattaro, suona perfino meglio. Per quanto ne so, l’unità d’Italia è fatta da tempo: restare confinato a Roma, dunque, non ha senso se io non lo voglio. Certo, dovrei lottare non poco per ricoprire una carica ai miei tempi così ambita, ma tentare di defenestrare nuovamente il legittimo pretendente non mi spaventa affatto. Pensi, per farlo sarei pronto a saltare immediatamente in groppa al mio miglior destriero.

Don Francesco, dove va … lo sa che hanno inventato l’automobile?

Noicattaro, aspettami!


(Si ringrazia il consigliere Pignataro per le doverose precisazioni)

Commenti 

 
#2 G.R. 2014-02-21 00:07
Le sarei grato se volesse spiegarmi (-ci) dov'è la contraddizione
 
 
#1 vincenzo de gregorio 2014-02-20 23:22
"E cosa avrei dovuto fare, lasciarlo fare indisturbato e magari aspettare che fossero gli Acquaviva d’Aragona i primi a mettere le mani sul feudo di Rutigliano?"
La storia, a volte, è davvero incredibile. Regala bufale su bufale. Si ricordi alle future generazioni ma anche a scrive questi articoli che nel libro del nojano grande uomo Sabastiano Tagarelli su Cardassi Lorenzo vi è a pagina 153 la notizia che fu l'allora Duca di Noja a voler anticipare la Fiera di San Lorenzo di Rutigliano che durava 10 giorni con un'altra che invece si spense anno dopo anno.
 

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