
Circa i fatti di Rosarno e non solo quelli, ci sono molte sfaccettature attraverso le quali si può approfondire il tema inerente la clandestinità: integrazione, sfruttamento, razzismo, mafie, Bossi-Fini, etc etc... io qui ne voglio parlare attraverso un libro.
Titolo: Si può morire in tanti modi
Autore: Zakes Mda
E/O Edizioni 2008
La storia di Toloki, dolente professionista, ovvero colui che piange ai funerali, e quella di Noria, assistente di bambini diversamente abili nella casa fraterna di un’associazione di volontariato, sono il filo conduttore di questo romanzo scritto dall’autore sudafricano Zakes Mda.
Toloki e Noria sono due eroi del loro Sud Africa, che riescono a sorridere dove si lotta per sopravvivere.
Sono un uomo ed una donna che non si arrendono.
Il primo si inventa un lavoro per non soccombere, e la seconda, dopo averne passate tante, riesce a trovare sostegno da una signora benefattrice, che la assume nella sua casa sociale per bambini sofferenti.
I due si ritrovano adulti in città, dopo un decennio che si erano persi di vista.
Sono cresciuti assieme nello stesso villaggio, lo avevano abbandonato per cercar fortuna nella capitale.
Hanno trascorso assieme l’infanzia, hanno dei ricordi bellissimi e sono profondamente concittadini.
Il loro incontro segna la possibilità di accomunare la speranza di poter restare e vivere dignitosamente nella loro terra, in un momento particolarmente ostile.
Questo filo conduttore si intervalla con racconti inerenti la cultura delle tribù sudafricane in un clima di forzata civilizzazione occidentale a causa della venuta degli inglesi.
Colonialismo che ha creato violento potere, nelle mani di leader locali e della polizia, per sfruttare la gente e la loro terra, per conto dei lord inglesi, nelle miniere di diamanti.
Un assetto socio politico descritto poi anche nel momento in cui questo sta per cambiare:
Imminente è infatti la fine dell’apartheid.
Questo testo, scritto nei primi anni ’90, racconta che il momento della fine dell’apartheid, è anche il tempo che coincide con il culmine del conflitto sociale e dello sfruttamento dettato dall’ultima resistenza coloniale al cambiamento.
Noria e Toloki sono due emarginati sottoproletari che cercano di preservare una dignità nonostante tutto ciò e le mille acrobazie.
Il libro non è affatto privo di momenti intensi e molto crudi, ma è ben godibile.
La storia è intervallata con questi continui flash back che raccontano da dove arrivano e chi sono i due protagonisti,
da dove arriva la miseria, come si stava quando le tribù erano semplici tribù e di come sia tutto rovinosamente cambiato da quando è apparso lo sfruttamento colonialista che ha posto a sudditanza le tribù, creato poveri, e messo i poveri contro i poveri.
Perché consiglio alla lettura questo testo?
Non solamente per chi ama leggere e ama godere della lettura e può farlo attraverso una delle penne africane contemporanee più brillanti e che la Ohio University America ha voluto come professore di scrittura creativa e letteratura;
non solamente perché si viene a conoscenza ravvicinata della storia del Sud Africa e specie di quel periodo che segna la fine dell’apartheid;
ma per toccare, quanto più da vicino, e per quanto può fare la letteratura, una storia, che può essere allargata e accumunata a quella di tanti altri sfruttati in altre zone del mondo, dove regnano lo sfruttamento, la fame, la violenza, la miseria e l’ ingiustizia
e dalle quali fuggono uomini, donne e bambini che poi, noi, quando raggiungono le nostre coste a bordo di zattere, chiamiamo clandestini.
Questo testo racconta molto da vicino che gli occidentali, noi, non siamo esenti da colpe, e da quali condizioni questi clandestini fuggono, e nelle quali, noi, non ci sogneremmo di vivere neanche mezzora.
Solo un'italietta razzista e mediocre può vedere in ogni extracomunitario un delinquente, i delinquenti ce li abbiamo anche noi, e scusandomi per l'anacoluto voglio concludere scrivendo che come - Italiani brava gente! - anche - Toloki e Noria brava gente! -
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Commenti
se anche il papa è intervenuto parlando di "razzismo", un motivo ci sarà...
purtroppo noi italiani molto spesso dimentichiamo la nostra storia, da dove veniamo...