Lunedì 25 Ottobre 2021
   
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Il rutiglianese Alessandro Didonna da vita ad un robot

Rutigliano. Alessandro Didonna e il robot front

 

Riceviamo e pubblichiamo l'articolo a firma di Vito Vallarella.

L’avvento delle stampanti 3D, associata ad un continuo abbassamento dei costi di gestione, ha dato vita ad un’impressionante numero di progetti, inimmaginabili se guardiamo al passato. Dopo armi, giocattoli e soprattutto parti di scorta arriva InMoov, il robot umanoide e OpenSource fatto in casa.

Sì, proprio così, in casa! Come la pasta fresca o il pesto della nonna.

InMoov è un’idea di Gael Langevin, scultore francese, che un giorno decide di chiudersi nel suo laboratorio con la sua stampante 3D per costruirsi il suo robot personale: InMoov (da cui deriva il nome del progetto).

Il “cervello” di InMoov è MYROBOTLAB, software open source, che chiunque può scaricare ed elaborare, aggiungendo nuove funzioni o ottimizzando quelle già esistenti. Il software nasce da un progetto di Greg Perry, architetto software californiano, che successivamente grazie alla rete ha iniziato la collaborazione con Gael proprio per InMoov.

Oggi il robot è dotato di testa, torso e braccia, ma presto sarà dotato anche di gambe grazie proprio all’approccio open source.

Chiunque può scaricare gratuitamente i file 3D delle parti del robot, stamparlo e contribuire al progetto. Il costo totale dei materiali e dell’elettronica (stampante 3D esclusa) è inferiore a 800 euro, un prezzo davvero accessibile per un robot umanoide.

Molti si sono interessati e avvicinati a questo progetto, tra cui Alessandro Didonna, Ambasciatore Italiano del progetto e studente rutiglianese di ingegneria meccanica al Politecnico di Bari. Grazie alla bobina di Tesla, si appassiona al mondo dell’elettronica, ma è internet che ha giocato il suo ruolo chiave, facendogli scoprire InMoov.

Tuttavia, è bello anche specificarlo, InMoov ha un cuore italiano: Arduino.

Vi starete chiedendo perché ho deciso di scrivere questo articolo e il motivo è presto detto: Alessandro utilizza Kinect per rendere il robot più umanoide possibile. Come? Alessandro sfrutta il Kinect per il riconoscimento del viso, per i gesti e per afferrare degli oggetti. Infatti, grazie al sensore di profondità presente nel device, è in grado di fornire al software le coordinate nello spazio, creando una mappa tridimensionale che può consentire al Robot di ottenere una particolare interazione uomo-macchina.

 

Ad Alessandro Didonna abbiamo posto qualche domanda.

Quale obiettivo vi siete prefissati con questo progetto?

Sicuramente consentire al robot di riconoscere dei gesti e afferrare degli oggetti nello spazio. Cosa possibile dunque grazie al Kinect.

Ci sono altre tecnologie che svolgono questa interazione oltre al Kinect?

In realtà ci sono, ma sono molto più costose. Il rapporto qualità-prezzo del Kinect non lo batte nessuno. Un dispositivo sottovalutato che funziona anche al buio grazie al sensore a infrarossi.

Noto che per realizzare questo progetto lei ha utilizzato il primo Microsoft Kinect, cosa sai o cosa pensi del Kinect 2 disponibile con la nuova XboxOne? Potrebbe essere d’aiuto con il suo progetto?

A dire il vero ho poche informazioni a riguardo. Ho letto che adesso il dispositivo è in grado di tracciare più persone contemporaneamente, di tracciare le singole dita di una mano e di rilevare il battito cardiaco. Inoltre, ho letto che la videocamera è ad alta definizione, grandangolare. Quest’ultima caratteristica è molto importante, perché, come l’occhio umano che riesce a guardare fino a 120-140 gradi, permetterebbe al robot di avere una visuale molto simile a quella dell’uomo.

Cosa chiederebbe a Microsoft?

Credo che bisognerebbe dar modo agli sviluppatori di lavorare su Kinect, perché per realizzare quello che io ho realizzato in casa ho dovuto sfruttare delle librerie presenti su My Robot Lab. Sarebbe ideale ricevere da parte di Microsoft delle librerie java con i relativi esempi di utilizzo in Java piuttosto che in C, C++ e Visual Basic 10, poiché Java funziona su qualsiasi piattaforma. Penso che questo aprirebbe la strada a più sviluppatori per lavorare su Kinect, visto che, come posso dimostrare oggi, è possibile sfruttarla non solo in campo gaming.

Concludendo, cosa ne pensa del progetto InMoov?

È la terza rivoluzione industriale! Perché se a me viene in mente un’idea, ad esempio un cavatappi, non ho bisogno di venderne quantità industriali prima per poter iniziare a guadagnarci successivamente. Così potrei stamparmelo direttamente, oppure, se mi si rompesse la maniglia della porta, non ho bisogno di comprarne una nuova, me la stampo senza ricorrere a intermediari. Un po’ quello che ha fatto Gael con il suo robot, ideare e prototipare immediatamente grazie alla stampa 3D.

Se volete approfondire l’argomento potete visitare il sito web  del progetto InMoov www.inmoov.fr e il sito web del software MyRobotLab www.myrobotlab.org

Per rendervi più chiara l’idea ecco a voi un video preso dal canale Youtube dello stesso Alessandro:

http://www.youtube.com/watch?v=3H4Qpy8Ah1o Rutigliano. Alessandro Didonna e il robot intero

Commenti 

 
#1 N 2015-10-10 17:55
salve.. io vorrei contattarla tramite amail come da indicazione di Gain Langevin, per aiuto e parere su INMOOV visto che lei è italiano e lo stesso interesse su AILM su Imoov, sul quale io ho già costruito. la mia email a riserntirci
 

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