Martedì 11 Agosto 2020
   
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ACQUA S.P.A.: PARLIAMONE CON NICOLA PAPARUSSO

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La Puglia dell’acquedotto pugliese. La Puglia della grande siccità ma anche la Puglia che dice no all’art.15 del D.L. 135/09 per la privatizzazione dell’acqua. Ed infine la Puglia che con Boccia diceva sì alla privatizzazione mentre il neo-candidato del Pd Vendola si opponeva. Abbiamo approfittato della presenza di un imprenditore locale, Nicola Paparusso, all’avanguardia nel trattamento delle acque sia per conoscere la sua azienda che per conoscere meglio la realtà dell’acqua.

Ci presenti brevemente la sua azienda.

La New Water System Engineering S.r.L. nasce nel 1992 come azienda specializzata nel trattamento delle acque da due soci ed oggi si avvale di 4 ingegneri e 11 operai. È la più grande realtà del genere nel Sud Italia e questo accade perché uniamo sempre professionalità e tecnologia con una grande sensibilità ecologista. Il nostro obiettivo è dare un servizio di qualità, e non vendere parole, non solo in Italia: attualmente siamo incaricati della costruzione di un dissalatore per conto del re di Giordania che sarà ultimato verso marzo-aprile, e della costruzione di una rete d’acquedotto in Sudan, per conto del governo di Khartum.

In paesi come il Sudan, l’ acqua non è un semplice servizio ma è il motore di una crescita cruciale e per questo, molte volte, tacciata di corruzione. Come si lavora in questi Paesi?

La corruzione non è mai stata un problema perché lavoriamo solo in ambito governativo. In Paesi come il Sudan si parla già di un altro tipo di guerra: la guerra del futuro sarà la guerra dell’acqua, soprannominata l’ oro blu.

Proprio alla luce dell’importanza cruciale che l’acqua riveste e sapendo che l’Italia è il più grande mercato mondiale di acque minerali imbottigliate, cosa ne pensa della privatizzazione?

In Italia la più grande strategia di mercato mai messa in atto per l’acqua è proprio l’imbottigliamento, prima ancora della privatizzazione. È per questo che noi ci battiamo per l’installazione di tecniche che migliorino le qualità dell’acqua rendendola sempre perfettamente potabile e non mettano in condizione la gente di comprare l’acqua imbottigliata.

Non è la prima delle privatizzazioni proposte in Italia, ed in alcuni settori e zone la strategia ha dato buoni risultati. Personalmente credo che privatizzare, prendendo però seriamente in mano la situazione, possa giovare: il privato è più controllabile sia sul fronte dei prezzi che dei controlli da effettuare.

Questo vale anche per la Puglia? Ricordiamo che si tratta della regione che, assieme alla Basilicata, vive spesso gravi crisi di approvvigionamento dagli invasi naturali ed artificiali, della regione che spreca il 50% d’acqua a causa di impianti risalenti al ventennio fascista, e che fornisce all’ILVA 500 litri di acqua al secondo, praticamente 43 milioni e 200mila litri all’anno.

La situazione della Puglia è particolare in quanto il problema non è la quantità ma la qualità dell’acqua: siamo quasi totalmente circondati da acqua che viene sprecata. In Paesi come l’Arabia Saudita l’acqua del mare è la fonte primaria per qualsiasi attività, semplicemente grazie all’utilizzo di dissalatori.

Ma anche se tralasciassimo la risorsa di acqua marina, in Puglia gli impianti sono obsoleti e malandati a tal punto che si farebbe prima a costruirne di nuovi: le sottovie sono difficilmente sanabili e si dovrebbero sventrare città intere per recuperarle.

In parte dipende anche da noi? Perché da noi non c’è la cultura dell’acqua come risorsa limitata?

Perché parlarne in modo vago non ha senso, non si riesce ad inculcare efficacemente nella testa della gente quanta importanza abbia questa risorsa … semplicemente perché siamo abituati ad aprire il rubinetto e ad averla come per incanto. È per questo che non ci occupiamo anche di attività di sensibilizzazione sul tema.

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