Venerdì 22 Ottobre 2021
   
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Homebrewing: e all'Exviri si produce la birra artigianale. Foto

Noicattaro. Corso birra artigianale Exviri front

 

La scorsa domenica 6 Aprile, l’Associazione Culturale Birraria Luppùlia (nelle persone di Vincenzo Capozzo e Francesco Masotti: http://www.luppulia.it/) ha dato avvio nel Laboratorio Urbano Exviri al primo incontro del corso di Homebrewing, per illustrare ai partecipanti i metodi per produrre la birra in casa. Evitando per quanto possibile una dissertazione tecnica sull’argomento - per la quale si rimanda al sito www.bertinotti.org e, più specificatamente, al Pdf scaricabile dallo stesso sito “Come fare la birra in casa” (http://www.bertinotti.org/dispensa.php) - cercheremo di dare solo un accenno alle diverse fasi di realizzazione di una birra artigianale, mettendo viceversa il punto su altri aspetti.

Iniziamo intanto col dire che, per poter essere definita tale, una birra artigianale deve essere prodotta in quantità limitata. In caso contrario, si parlerebbe infatti di prodotto industriale piuttosto che di manifattura artigianale. Per quanto possa sembrare strano, poi, un birra industriale “puzza”: non a caso il prodotto possiede una notevole quantità di gas, atta appunto a mascherarne i possibili difetti presenti e, allo stesso fine, i produttori consigliano di consumare il prodotto birra ben freddo. Così, mentre a temperatura ambiente una birra industriale è quasi sgradevole, quella ottenuta con metodi artigianali possiede un suo gusto proprio, variabile ovviamente a seconda del metodo e degli ingredienti utilizzati.

Per procedere alla realizzazione della bevanda in modo artigianale in sede Exviri, si è fatto ricorso all’estratto di malto non luppolato più la successiva aggiunta di luppolo, avente il duplice scopo di conferire al prodotto sia la giusta quantità di amaro che (con il secondo quantitativo aggiunto) la solubilizzazione degli oli in esso contenuti. Allo scopo, si è utilizzato luppolo inglese, avente quasi dei sentori di arancia. In estrema sintesi, si è passati dall’immissione dell’estratto di malto in circa dieci litri d’acqua previamente scaldata, alla successiva aggiunta del luppolo, alla bollitura dell’insieme per circa un’ora - con ulteriore  aggiunta di una minima quantità di luppolo a 5’ dal termine - e al suo successivo raffreddamento. Il mosto da avviare alla fermentazione è stato poi versato in appositi fermentatori provvisti di rubinetto basale, dove è stato dapprima aggiunto il quantitativo d’acqua necessario (inizialmente indicato dal venditore del kit dei prodotti), a cui è stato successivamente inoculato il lievito precedentemente rinvenuto in acqua tiepida. Poiché per lavorare correttamente i lieviti necessitano di ossigeno disciolto, si è infine rimescolato energicamente il tutto per provvedere alla sua ossigenazione. A operazione conclusa, il fermentatore è stato chiuso mediante un coperchio munito di gorgogliatore, quale sfiato per impedire che lo stesso fermentatore vada in pressione. Unica accortezza in questa fase, è quella di misurare con un densimetro l’Original Gravity (OG), vale a dire il valore iniziale di densità. Dovendo infatti raggiungere un certo valore finale di densità (circa 1.15 come lettura definitiva), è di estrema importanza conoscere il valore di inizio fermentazione. Questo perché sarà possibile imbottigliare solo quando il lievito consuma il 75% degli zuccheri inizialmente presenti (ricordiamo che, mediante opportuni calcoli, dall’OG si risale appunto al contenuto zuccherino).

Con pochi e semplici passaggi, oltre che con dei costi piuttosto irrisori, chiunque lo desideri può dunque diventare un abile homebrewer. Unica avvertenza è che il percorso, una volta intrapreso, è quasi sempre irreversibile: chi si abitua al gusto della birra artigianale, infatti, raffina il palato e molto difficilmente sarà poi in grado di apprezzare il comune prodotto industriale di qualità ben più scadente. Quella descritta è solo una delle modalità di produzione di birra artigianale. Il procedimento completo, più difficile ma che regala maggiori soddisfazioni, è l’All Grain (AG), dove l’estratto di malto liquido viene completamente sostituito da malto in grani. Qualunque sia la procedura utilizzata, l’importante è provvedere alla disinfezione di qualunque cosa entri in contatto col mosto (allo scopo si è utilizzato il Chemipro Oxi, che non rilascia né odori, né sapori). Dopo la bollitura, possono infatti verificarsi ossidazioni della birra con possibili risultati sgradevoli sul prodotto finale, potenzialmente capaci di determinare anche l’incapacità per i lieviti di nutrirsi degli zuccheri presenti e quindi di fermentare.

Lo scorso 13 Aprile poi, è stato effettuato il travaso, mentre l'incontro del 27 Aprile contemplerà, se la densità lo consente, il successivo imbottigliamento previa carbonatura, vale a dire aggiunta di una piccola quantità di zuccheri fermentabili per consentire ai lieviti di trasformare lo zucchero residuo presente in anidride carbonica. Con la carbonatura, in sostanza, non si fa altro che arricchire il prodotto di un’ulteriore aliquota di gas. Ovvio che, per raggiungere il giusto livello di carbonazione (al riguardo si può far riferimento a opportune tabelle), dovremo conoscere quanta CO2 è già disciolta nella nostra birra prima di procedere all’imbottigliamento. Al termine dell’interessante incontro, a tutti i presenti a stata offerta l’opportunità di degustare alcune birre prodotte artigianalmente e, dall’unanimità dei pareri, è risultato facile evincere un riscontro oltremodo positivo. Per chiunque fosse interessato, ricordiamo infine che, a livello nazionale, l’associazionismo di Homebrewers fa riferimento al MoBi (movimento birraio italiano: www.movimentobirra.it), dove sono riportati tutti i club locali.


[da La Voce del Paese del 12 Aprile]

Qui alcune foto scattate durante le varie fasi.

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