Lunedì 18 Novembre 2019
   
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Umberto Ciavarella pronto per il volontariato in Camerun

Noicattaro. Umberto Ciavarella, prossimo alla partenza in Camerun

 

Spesso sentiamo parlare male del nostro territorio, che niente ha più da offrire, soprattutto ai più giovani, in cerca di esperienze sempre nuove e diverse. E allora ecco chi lascia Noicattaro per andare a studiare a Milano, a Roma, a Trieste, o a Firenze. Cervelli in fuga? Forse. Se parliamo di cervelli in fuga non possiamo non parlare di Umberto Ciavarella, un nojano di 29 anni che sta per partecipare ad un progetto SVE (Servizio Volontario Europeo) della durata di un anno, in Camerun, nell’Africa equatoriale. A lui abbiamo rivolto qualche domanda prima della partenza, per spiegarci meglio di cosa si tratta. Inoltre, siamo riusciti a raccogliere le sue emozioni, le sue sensazioni e anche le sue paure.

Cosa è un progetto di Servizio Volontario Europeo (SVE)?

Uno SVE consiste nel prender parte ad un progetto di volontariato finanziato dalla Commissione Europea. Esso è innanzi tutto una opportunità, per il ragazzo in partenza, di conoscere e vivere una realtà fisicamente e culturalmente distante dalla propria, normalmente europea, ma, in casi straordinari, anche extraeuropea. Il progetto viene “messo a punto” dall’associazione di invio e/o da quella ospitante, quindi viene presentato  alla Commissione Europea che decide se approvarlo - e quindi finanziarlo - o meno. È una enorme occasione per i giovani: l’unico requisito richiesto è un’età compresa tra i 18 ed i 30 anni ed una basilare conoscenza della lingua del Paese ospite, anche se in molti casi è sufficiente una conoscenza scolastica dell’inglese. In tutta questa esperienza io percepirò un pocket money di 50 euro, oltre alle spese di viaggio, vitto e alloggio.

Per quale progetto lei si è candidato?

Il progetto per il quale mi sono candidato e sono stato selezionato è un progetto organizzato dalla H.R.Y.O (Human Rights Youth Organization), organizzazione no profit che ha sede a Monreale, in Sicilia, e che da anni si occupa della garanzia e del rispetto dei diritti umani a livello locale, nazionale ed internazionale. Il progetto, “EVS for Human Rights: thinking globally acting locally”, si svolgerà contemporaneamente in 3 Paesi: Camerun, India e Nepal e vedrà coinvolti 6 volontari, due per ogni Stato. L’attività comune per tutti e 6 prevederà la pianificazione e messa in atto di progetti basati sul principio cardine della HRYO, la garanzia dei diritti umani, e la diffusione, attraverso una piattaforma virtuale appositamente creata (www.yourights.eu) della conoscenza delle reali condizioni delle comunità locali nelle quali si presterà servizio, tramite articoli e reportage. Oltre a queste attività comuni, ciascun volontario sarà poi impegnato in lavori differenti e concordati almeno in parte nella fase pre-partenza con l’associazione ospitante, a seconda delle esigenze della comunità locale e delle attitudini e/o aspirazioni del volontario stesso.

Secondo le prime indicazioni, lei di cosa si occuperà?

Io, nello specifico, insegnerò matematica e chimica a ragazzini tra gli 11 ed i 13 anni in una scuola di Penda Mboko (paese rurale nella regione del sud-ovest) e lavorerò in orfanotrofio. Inoltre dovrei partecipare ad attività educative rivolte a donne di villaggi rurali. Chiaramente sono aperto e disponibile alla possibilità di occuparmi di qualsiasi altra cosa necessaria per la comunità.

Traducendo in lingua italiana, il progetto si chiama “Pensando globalmente, agendo localmente”. Lei lo intende così?

Come dico anche nel mio video di presentazione (che si trova su Youtube digitando: “EVS Umberto Ciavarella”) io “intendo” il progetto leggendo il titolo al contrario: “acting globally, thinking globally”; infatti penso che solo vivendo una realtà distante dalla propria e agendo localmente in essa si possa acquisire un pensiero di tipo “globale”. Penso che l’esperienza, la conoscenza, la cultura siano la chiave d’accesso a questo tipo di pensiero. La crescita personale e l’acquisizione di un “pensiero globale” non possono prescindere dal viaggio, lì dove il viaggio è vissuto, azione e integrazione.

Quali sono stati i commenti dei suoi cari, quando ha avuto la conferma della partenza?

In molti, tra amici e parenti, si sono mostrati scettici rispetto a questa decisone: “Hai quasi 30 anni, dovresti pensare a trovarti un lavoro e a sistemarti”, “Ma dov’è che devi andare, rimani qui!!”... altri invece mi hanno supportato sin dall’inizio. La partenza si avvicina e l’entusiasmo, le emozioni, i pensieri, le paure, si rincorrono. È un sogno che si realizza, un’occasione di conoscenza e di integrazione che nella mia vita non ho mai avuto. Vado in Camerun con la convinzione che ciò che potrò “dare” sarà infinitamente piccolo rispetto a ciò che potrò “ricevere”.

Quali sono le sue emozioni, le aspettative e le preoccupazioni prima della partenza? Cosa le mancherà di più?

Le emozioni non si possono descrivere. Alle volte mi ritrovo a pensare ai posti che potrò vedere, alle persone che potrò conoscere, ai tramonti di cui potrò godere in una delle terre più belle del nostro pianeta, riscaldata dal Sole più caldo, in cui sopravvivono tribù primitive e antiche credenze e tradizioni. È davvero incredibile pensare che potrò vivere tutto questo. L’aspettativa è sicuramente quella di riuscire a vivere una esperienza così importante con la giusta serenità e riuscendo a dare il massimo contributo “prendendo” tutto il possibile. Le preoccupazioni principali sono legate alla distanza che avrò dai miei affetti e alla loro mancanza che sicuramente sentirò.

Un mesetto fa abbiamo appreso la notizia della diffusione dell’ebola, un virus che ha causato un epidemia senza precedenti, nell’Africa Occidentale. Possiamo dire che il peggio è passato?

Purtroppo no. L’epidemia, come ben dici, è senza precedenti per la sua distribuzione territoriale: il contagio ha coinvolto l’Africa Occidentale, soprattutto la Guinea ed in modo molto meno rilevante Liberia e Sierra Leone. Rispetto a quanto accaduto in passato, l’ebola non ha colpito solo piccoli villaggi, ma ha raggiunto per la prima volta nella storia una capitale: Conakry, nella Guinea, che conta quasi due milioni di abitanti. Questo ha generato molto allarmismo anche in Europa perché da Conakry partono dei voli diretti verso capitali europee come Parigi, Lisbona e Bruxelles. Contro l’ebola non esistono vaccini o cure, il contagio avviene attraverso il contatto diretto con fluidi corporei della persona malata; attualmente l’unica arma è la prevenzione e l’isolamento assoluto delle persone colpite.

Facciamo un passo indietro. In cosa si è laureato?

Mi sono laureato in geologia nel 2011: il mio mestiere ha rappresentato e rappresenta tuttora una delle mie più grandi passioni. In particolare sono appassionato di geofisica e vulcanologia, e proprio in questo ramo mi sono specializzato, facendo una tesi di laurea sull’Etna.

Da cosa è nata questa idea di fare volontariato, e di farlo in questo modo alquanto alternativo e diverso?

L’idea del volontariato è più che altro vissuta come una necessità; l’ho sempre sentita ed appena ne ho avuto possibilità ho cercato opportunità in questo campo, soprattutto a livello internazionale. In questo modo il progetto diviene più che mai una risorsa di conoscenza, una occasione di vera crescita sotto vari aspetti: umano, linguistico, culturale. Il volontariato dà, ma soprattutto riceve. Interagire con persone e culture diverse oltre ad essere una occasione per fare nuove amicizie ti fa aprire gli occhi su ciò che davvero conta e ti pone davanti alle cose da prospettive nuove, diverse, spesso inattese.

Sappiamo che lei ha già avuto tante esperienze nel mondo del volontariato, come quella del 2011 in Francia. Che tipo di esperienza è stata?

In Francia ho passato un  mese meraviglioso: Agosto 2011. Ho preso parte ad un campo di lavoro internazionale finalizzato alla costruzione di una cisterna per la raccolta di acqua piovana che doveva alimentare il sistema idrico di un centro di educazione ambientale, immerso nella Provenza. Il gruppo di lavoro era costituito da ragazzi provenienti da tutta l’Europa: Germania, Albania, Portogallo, Polonia, Francia. È stata una esperienza davvero unica che mi ha permesso di conoscere tante persone con cui sono tutt’ora in contatto.

Quali progetti ha dopo questa esperienza camerunense?

Dopo continuerò a cercare opportunità di lavoro nel mio campo non mettendo da parte questo mondo meraviglioso.

Domani la partenza. Pronto?

Si, ciao.

La redazione di NoicattaroWeb - La Voce del Paese manda un grosso in bocca al lupo a Umberto Ciavarella.

 

[da La Voce del Paese del 26 Aprile]

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