Martedì 11 Agosto 2020
   
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DON TINO: IL "MESTIERE" DI ESSERE PARROCO

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Parte II

(Don Tino qui nella foto a sinistra, con un suo amico sacerdote)

Di fronte ai mutamenti è necessario, dunque, il discernimento comunitario, un dono che Paolo fa discendere dalla carità (cf Fil 1,9): non basta una lettura sociologica e culturale dei dati, ma occorre fare anche un’interpretazione evangelica ed ecclesiale della realtà, scrutando i segni dei tempi. Fin dal primo anno pastorale ho voluto comunicare a tutti i laici impegnati il sensus ecclesiae: i gruppi, le associazioni, la confraternita, hanno mantenuto il loro carisma in una logica di comunione, superando così la tentazione molto diffusa di “chiese parallele autoreferenziali”, esposte alla concorrenza con altri servizi e doni ecclesiali.

 

Di qui è nata in me la convinzione che la guida di una comunità non può fare a meno di progettare con l’organismo di partecipazione più rappresentativo della comunità parrocchiale. Pertanto normalmente ho abbozzato le linee programmatiche pastorali, presentandole  come oggetto di confronto e di crescita comune all’interno del consiglio pastorale parrocchiale. Così ho cercato di renderlo sempre più significativo e propositivo in modo tale che mi aiutasse a compiere analisi chiare e coraggiose sia della vita comunitaria sia dei problemi sociali.

 

Solo al termine di questo confronto c’è la consegna del progetto a tutta la comunità. La metodologia usata consiste nella formulazione di una méta pastorale generale (declinata dal progetto diocesano e supportata dai fondamenti biblico-teologici), da raggiungere tramite obiettivi intermedi legati al divenire dell’anno liturgico. Le tre commissioni catechetica/culturale, liturgica e caritativa, coordinate da un membro del Consiglio Pastorale Parrocchiale, cercano di mettere in atto le indicazioni del progetto parrocchiale nel loro ambito specifico, lavorando in sinergia e coinvolgendo tutti i gruppi esistenti in parrocchia. Infine vi è l’incontro collegiale dopo ogni tempo liturgico e alla fine dell’anno pastorale per verificare il conseguimento  o meno  degli obiettivi prefissati. Programmare e verificare (dopo aver pregato) sono i cardini essenziali intorno a cui ruota il lavoro di un consiglio pastorale e comportano strategie e procedure intelligenti, pena la superficialità, il pressappochismo, il verticismo che segnano, difatti, se non la morte, uno stato comatoso permanente del consiglio stesso.

Certo non mancano le difficoltà nell’attuazione del progetto, ma questo non costituisce un grande problema dal momento che la comunità è un popolo in cammino verso la pienezza del Regno. Sono sempre stato convinto che una comunità deve nutrirsi della Parola di Dio per poter crescere e maturare nella fede. In mezzo secolo di storia, tanta ne ha la parrocchia, vi è sempre stata l’attenzione all’esperienza di catechesi in ogni ordine e grado, ma si è avvertita la necessità di portare la Parola nelle famiglie della parrocchia attraverso iniziative popolari, come i cenacoli della Parola, l’animazione vocazionale con la collaborazione di alcune suore figlie del divino zelo, il mese di maggio, portando l’immagine della Madonna in alcune zone del territorio parrocchiale.

 

Si trattava di spingersi oltre le mura delle sagrestia e giungere a tutti coloro che erano lontani dalla vita della comunità. Infatti ho sempre considerato prioritario, nel mio ministero, fare la scelta pastorale che portasse la parrocchia tra la gente, perché la sentisse come la propria casa. All’inizio ho trovato un po’ di difficoltà tra gli operatori pastorali, ma in seguito li ho visti sempre più entusiasti nell’annunciare Cristo a più lontani. Tutto ciò ha richiesto una formazione permanente che coinvolgesse tutta la comunità: catechesi, ritiri spirituali, settimana di esercizi spirituali, corsi specifici diocesani per gli animatori della catechesi, liturgia e carità.

Così è iniziato un processo lento e graduale che ha portato i laici impegnati a riscoprire la propria vocazione e a valorizzare i vari ministeri. Certo non siamo riusciti ad arrivare a tutti, ma mi basta sapere che la gente ormai considera la nostra comunità parrocchiale “la fontana del villaggio”. Inoltre è ormai consolidata la redazione del giornalino parrocchiale Passodopopasso.

Si tratta di un giornalino bimestrale che forma e informa le gente su alcune tematiche di fede e di attualità. Abbiamo cercato di non inflazionare le liturgie eucaristiche, ma di curare meglio il linguaggio simbolico per dare a tutti  i fedeli la possibilità di comprendere il messaggio liturgico domenicale attraverso una catechesi comunitaria che ha l’anno liturgico come itinerario di fede.

Inoltre si è avvertita la necessità di formare bene i lettori attraverso un corso parrocchiale in collaborazione con l’ufficio liturgico diocesano.

Commenti 

 
#11 don Tino 2010-02-25 15:10
Mi sono proposto di non rispondere a chi non si firma, non capisco perchè lo fanno... comunque vorrei rispondere all' "Anonimo" che non conosce la storia noiana (io non sono di noicattaro eppure mi sono documentato). Il monastero dei carmelitani, compresa la chiesa, è frutto di donazione dei ricchi come della povera gente. Quindi cerchiamo di essere conoscere bene la storia ed evitiamo il pressapochismo che esprime una certa superficialità nell'esposizione dei fatti.
 
 
#10 Anonimo 2010-02-25 09:18
Don Tino io sono un credene se pur anomalo perchè di rado vado a messa e devo sinceramente dirti che questo mio venire meno è venuto a determinarsi col tempo e dopo una serie di considerazioni.
Inoltre non ritengo appropriato usare termini molto pesanti quale( rubare ) quando sappiamo bene tutti che buona parte del patrimonio della chiesa è di fatto frutto delle donazioni dei sopprusi fatti dai ricchi sui poveri.
 
 
#9 centroattacco 2010-02-24 17:41
L'INTERA ARTE DEL GOVERNO CONSISTE NELL'ARTE DI ESSERE ONESTI
Thomas Jefferson
Per governo si intende la parrocchia del Carmine
Tu Mediano sembra che scrivi solo in malafede
 
 
#8 Mediano 2010-02-23 12:19
"Rubato".Don Tino che brutta parola!.Dal Suo risentimento si capisce che il clero si ritiene appartenente ad uno stato diverso da quello italiano. Praticamente siete extracomunitari ( nel senso buono del termine). Mi viene un dubbio: il Vaticano è pieno di refurtiva ?.Siete gli unici extracomunitari che possedete migliaia di immobili in tutta italia esentati dalle tasse governative. Non è giusto ! Diamo case e dimora a tutti gli immigrati che ne hanno veramente bisogno.Saluti
 
 
#7 don tino 2010-02-21 13:21
Carissimo mediano (le persone "tutte di un pezzo" si firmano) se non sai tutto il bene che la parrocchia ha fatto e continua a fare nel territorio (meno male che esiste la parrocchia!!!!) non sparlare ma cerca di informarti correttamente. Cerca di guardare le realtà per quella che è e non per quello che vedi con i tuoi occhi faziosi. Inoltre,per amore della verità, ti informo che la parrocchia non ha occupato alcun cortile del palazzo della cultura. Anzi, se ci dev'essere una restituzione, questa deve avvenire da parte del comune verso la chiesa, dal momento che tutto il palazzo della cultura era un monastero carmelitano che lo stato italiano ha rubato alla chiesa nel XVIII secolo. Saluti.
 
 
#6 Mediano 2010-02-20 13:58
Caro Don Tino perdoni la mia grettezza ma non avevo capito che nel suo romanzo a puntate parlava di problemi umani. Don Tonino Bello diceva che gli uomini sono angeli con una sola ala e per volare si devono necessariamente abbracciare .Ritengo che le religioni , da millenni ,sono causa di divisione dell'umanità.Che Guevara affermava che la forza di una catena è uguale a quella del suo anello più debole.Non mi pare che l' azione della Sua parrocchia ,sul territorio, sia rivolta ai più " bisognosi".Per questo auspico almeno che ci sia qualcosa di tangibile come la ricostruzione del campanile o la restituzione al Comune del porticato del Palazzo della Cultura da voi ( abusivamente ?) occupato.Sono cose che non ci faranno volare ma almeno ci aiuteranno a vivere meglio.Ciao
 
 
#5 ardito 2010-02-20 12:36
allora non hai capito niente...se parli di aiutare la gente, mediano dice che è più importante il campanile..se avessi parlato del campanile ti avrebbe attaccato con la storia dell'africa...ecc.....è cosi...è come la volpe...non arriva all'uva..ma la vuole..
 
 
#4 DON TINO 2010-02-20 03:00
RICOSTRUIRE IL CAMPANILE...ASSURDO!!! CREDEVO KE I PROBLEMI UMANI FOSSERO PIU' IMPORTANTI. DE GUSTIBUS...
 
 
#3 ardito 2010-02-19 22:01
grazie di esistere mediano
 
 
#2 Mediano 2010-02-19 11:21
Il fatto che il "romanzo" in due puntate di Don Tino non ha sollecitato neanche uno straccio di commento (solo quello di un fan) la dice lunga su quanto la gente ,oggi , ha ben altro da pensare che porsi problemi teologici che sono talmente sterili da risultare inutili.Penso che l'unico contributo che Don Tino possa dare alla comunità nojana è impegnarsi per la ricostruzione del campanile .Sarei in prima fila con lui.Ciao Ardito.
 
 
#1 ardito 2010-02-18 15:10
aspetto il commento del caro amico mediano...strano non sia già arrivato con le sue minacce anonime..ahah...
 

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