Mercoledì 13 Novembre 2019
   
Text Size

Il prof. Troiani: "Ritorniamo a preparare le generazioni"

Noicattaro. Il prof. Nicola Troiani festa finale

 

Lunedì 30 Giugno, il Laboratorio Urbano Exviri, con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Noicàttaro, ha presentato l’ultimo appuntamento del primo ciclo di lezioni sulla Storia dell’Arte tenute, presso lo stesso Exviri, dal prof. Nicola Troiani, docente di Storia dell’Arte presso il Liceo Classico “D. Morea” di Conversano. Un profondo sguardo sui maggiori esponenti dell’arte contemporanea: Maurizio Cattelan, Arturo Cucciola e Mario Ceroli sono solo alcuni dei nomi di artisti contemporanei sui quali si sono incentrate le sue lezioni. In occasione della lezione conclusiva di questo primo ciclo, abbiamo rivolto alcune domande al prof. Nicola Troiani, che ringraziamo per sua gentilezza e disponibilità.

 

Come nasce la sua passione per la storia dell’arte e per l’arte in generale?

Fondamentalmente è nata sui banchi di scuola, mi piace in questa occasione ricordare il mio professore di disegno delle scuole medie, il prof. Giancaspio. Un pittore bravissimo, non spiegava molto, ma ci faceva riprodurre le opere, e quindi ci abituava ad entrare nel linguaggio degli autori, e ricordo le opere di Sironi, Morandi, Campigli. Anche perché negli anni ’60 a Bari, visto che io ho frequentato le scuole a Bari, la vita culturale era vivacissima, le gallerie erano stupende, una più bella dell’altra e accoglievano anche noi ragazzini, che nonostante la nostra antica goffaggine, eravamo felici di partecipare.

È stato semplice per lei introdursi al mondo del lavoro? O meglio, secondo lei lo studio e la passione pagano sempre?

Bè questa è una domanda difficile, perché difficile è la situazione, la condizione in cui noi oggi ci troviamo, nel senso che la mia generazione ha avuto la fortuna di poter contare su un futuro, su una possibilità di costruzione del nostro stesso avvenire, cosa che invece nei giovani vedo affievolirsi. Per cui, ritengo che il settore delle opere d’arte chiaramente sia uno dei più esposti ai tagli del risparmio. Quando si tratta di risparmiare la prima cosa a cui si pensa è l’arte. Non lo so però se questo sia lungimirante o meno. A mio parere non credo che lo sia, a proposito infatti, non ricordo dove leggevo che siamo passati dai primissimi posti, per quanto riguarda il turismo mondiale, al 26°. Questo perché ovviamente se la gente viene e trova il museo chiuso, tutto poi ha delle ripercussioni. Ma perché il museo è chiuso? Non per colpa degli infingardi che non vogliono lavorare, ma perché non c’è personale, perché si lavora a costi bassissimi, quasi nulli. Coloro che fanno le guide hanno uno stipendio base molto misero, che devono integrare con altri lavoretti, e quindi il tutto diventa davvero pesante, nonostante siano per la maggior parte ragazzi preparati e con tanti anni di studio alle spalle.

Come e da dove nasce questa sua voglia di rimettersi in gioco tramite questo ciclo di lezioni tenutesi presso l’Exviri? Crede sia un progetto da ripetere?

Mi sono sempre sentito in gioco, in senso letterale: la conoscenza nasce dal gioco e in qualche modo si identifica con esso. Il ciclo all’Exviri mi ha permesso di mantenere ed intensificare i contatti con le persone, specialmente voi giovani. Ecco perché una sua eventuale riedizione mi troverebbe pronto.

Come vive la profonda stima dei suoi ex alunni? Sono motivo di orgoglio per lei?

Bè sarei un ipocrita nel dire il contrario, perché i ragazzi sono molto bravi, e percepiscono che noi, dico noi come scuola o insegnante, siamo dalla loro parte. Loro sono sempre al centro dei nostri pensieri. Essere insegnante significa avere un progetto. Noi a volte non ci rendiamo conto, ma dobbiamo - come classe docenti - tornare a pensare all’enorme potere di cui disponiamo, cioè il progettare e preparare le generazioni, quindi il futuro. Quando noi diciamo, prepariamoci per il futuro, chi lo deve preparare? Noi, perché siamo noi i tecnici dell’istruzione, della formazione che poi alla fine devo permettere ai ragazzi di trovare la giusta strada.

Un’artista che l’ha sempre affascinata, più di tutti?

Chi mi conosce, per esempio i miei alunni, lo sa. Io ho due fissazioni: Michelangelo e Mario Sironi. Soprattutto Sironi, perché ritengo che Sironi debba ancora essere strappato al suo ruolo storico di artista di fascismo. Non si può identificare Sironi con il fascismo, nella maniera più assoluta, e poi nella sua biografia ci sono dei coni d’ombra che vanno analizzati.

Come vede il suo futuro? Ha progetti particolari?

Mi piacerebbe molto fare la guida turistica, non evocare i quadri, ma portare gente, che magari ha tanti problemi, e spiegare, quindi vivere l’opera d’arte e il rapporto con essa. Non è necessario andare molto lontano, spesso basta girare qui nei dintorni per potersi emozionare.

Concludendo, il professore ha voluto dedicare questo primo ciclo di lezioni alla sua scuola, il Liceo Classico “D. Morea”. A lui i complimenti da tutta la nostra redazione.


[da La Voce del Paese del 5 Luglio]

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI