Venerdì 22 Novembre 2019
   
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Addio a Licia Albanese, il soprano nojano. Il ricordo di Dipierro

Noicattaro. Il soprano nojano Licia Albanese front

 

Il 23 Luglio del lontano 1909 nasce a Torre Pelosa - oggi Torre a Mare e all’epoca frazione di Noicattaro - Felicia Albanese, figlia di commercianti di salumi che in quell’estate si trovavano nella località marittima per passare un periodo di villeggiatura come era di usanza per le famiglie che potevano permetterselo.

Ancora nessuno sapeva che Licia sarebbe diventata una delle più famose celebrità della musica lirica e che la sua fama sarebbe arrivata, per rimanerci, oltre oceano.

Questo talento nojano si è fatto strada fino agli Stati Uniti, esibendosi nei più prestigiosi teatri del mondo.

La Voce del Paese ha chiesto a chi di canto se ne intende, di raccontarci della figura dell’Albanese e di come il suo contributo artistico abbia lasciato il segno nella storia della lirica.

“La sua formazione artistica - racconta ai nostri microfoni il maestro Franco Dipierro - venne seguita da un altro soprano (Giuseppina Baldassarri Tedeschi, ndr) e il suo debutto scenico avvenne alla Scala di Milano nel 1934, dove l’Albanese si esibì in Madame Butterfly nel ruolo di Cio-Cio San, interpretazione per cui per tutta la vita venne fortemente apprezzata”.

A questa performance ne seguirono tantissime altre, che portarono Licia Albanese ad esibirsi con successo in numerosi teatri Italiani e soprattutto all’estero.

Da Parigi alla Spagna, passando per Covent Garden a Londra, fino ad arrivare nel 1940 al Metropolitan di New York, dove si è esibita per 26 stagioni, per un totale di 427 debutti.

Nonostante l’America divenne la sua nuova patria nel 1945 - anno in cui ottenne la cittadinanza - Licia non scordò mai le sue origini, tant’è che in casa Gimma-Albanese si parlava una duplice lingua: l’inglese e il dialetto barese.

L’attaccamento alle sue origini pugliesi portarono la soprana a ritornare in Italia nel’56, dove si esibì in Madame Butterfly al Piccinni.

“La bravura di Licia Albanese - continua il maestro Dipierro - era così rara che ella fu notata immediatamente da uno dei più grandi direttori del mondo, Arturo Toscanini, famoso per aver diretto le opere di Verdi quando lo stesso era ancora in vita. Egli fu un grande estimatore del soprano pugliese e la diresse più volte”.

L’Albanese aveva anche un’altra importante dote: la sua fiducia incondizionata nelle nuove generazioni. Da qui nasce il desiderio di dare ai giovani la possibilità di raggiungere alti livelli nella musica, creando a tale scopo un associazione: “Licia Albanese-Puccini Fondation”.

Eppure qualcosa lascia perplessi: come può una donna con un tale talento, diventare famosa in tutti gli States ed essere apprezzata e stimata dalle più grandi personalità della lirica ma rimanere quasi sconosciuta nella sua stessa zona d’origine?

“Licia Albanese è un esempio di un talento nojano fuori dal comune che si è fatta strada nel mondo con la sua bravura ma ancora una volta è anche l’esempio dell’ inesistente memoria storica dei nojani. ‹‹Gli abitanti di Noicattaro sono novelli felici›› diceva padre Nicandro, intendendo dire che in qualunque parte del mondo tu possa andare, troveresti sempre e comunque un nojano, ma spesso ci si dimenticano troppo in fretta del bene fatto da alcuni grandi cittadini che con le loro capacità hanno dato lustro e bellezza al nostro piccolo grande paese”, conclude il maestro Dipierro.

L’America ha dato il suo addio a Licia e al suo talento lo scorso 15 Agosto, giorno in cui ella è venuta a mancare ultra centenne nella sua casa a Manhattan, ma rimane ancora vivida l’impronta da lei lasciata nell’arte e nel canto, adesso chi lo sa?

Anche Noicattaro potrebbe salutare Licia ricordando con orgoglio di essere stato rappresentato da una dei più grandi soprani del Novecento.


[da La Voce del Paese del 23 Agosto]

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