Giovedì 21 Novembre 2019
   
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Balli e musica: alla Nuova Fenice arriva la Capoeira. Foto

Noicattaro. Festa alla Nuova Fenice front

 

Lo scorso mercoledì, 20 Agosto, è stato organizzato per gli ospiti della Residenza socio-sanitaria “Nuova Fenice”, un party con un fine squisitamente educativo, rivolto all’acquisizione di competenze sociali. A partire dalle ore 18.00, i sei ragazzi del gruppo “Artevida” di Bari hanno danzato sulle note della Capoeira, un ballo brasiliano. Non si è trattata di una semplice esibizione ma di un vero e proprio coinvolgimento degli utenti. L’evento è stato organizzato dalla fisioterapista Anna Pichierri e dalla psicologa Antonella Giustino e concordato con la struttura e i referenti interni ad essa. Il progetto è stato utilizzato come strumento di crescita per gli utenti: non come “distrattore” per soggetti spettatori ma mezzo di cambiamento per soggetti attori. Nella prima fase i soggetti se ne stavano fermi, seduti, in silenzio ed in attesa... in attesa che gli fosse detto qualcosa. Col passare del tempo era palpabile la crescente curiosità. Cantavano, ballavano e applaudivano come se fossero ad un concerto. Belle immagini, una volta tanto, che sono lontane da quelle a cui la televisione ci ha abituati. Successivamente abbiamo intervistato la direttrice della struttura, la dott.ssa Maria Caterina D’Amato, per avere maggiori informazioni di carattere tecnico e delucidazioni relative alla RSSD Nuova Fenice.

Quando è stata fondata la struttura?

La struttura è stata fondata a Bari verso la fine degli anni ’80, sotto il nome di “Clinica Adriatica”. Nel 1993 ci siamo trasferiti a Noicattaro per erogare prestazioni in favore di anziani non autosufficienti. È bene puntualizzare che si tratta di una residenza sociale ad integrazione sanitaria, che fornisce, cioè, prevalentemente servizi socio-assistenziali a persone anziane, in età superiore ai 65 anni, con gravi deficit psico-fisici, che non necessitano di prestazioni sanitarie complesse, ma che richiedono un alto grado di assistenza alla persona con interventi di tipo assistenziale, che non sono in grado di condurre una vita autonoma.

A quali utenti è rivolta la struttura?

La struttura ospita anziani non autosufficienti e disabili. Nel complesso possono risiedere 106 utenti: 60 posti letto sono riservati per la categoria anziani (over 65) e 46 per il modulo disabili (dai 18 ai 65 anni). Per quanto riguarda gli anziani, i 60 posti letto sono tutti contrattualizzati con l’ASL, mentre la categoria disabili non prevede per il momento una forma contrattuale, in quanto si tratta di materia giovane.

Diversi sono i pregiudizi che si formano in merito alle strutture socio-sanitarie. Per esempio vengono denominate istituzioni totali. Cosa pensa a riguardo?

Questo concetto appartiene alla letteratura. Molto spesso i nostri ospiti sono persone che hanno perso il senso della realtà o non conoscono le regole base, e di conseguenza i nostri operatori intervengono laddove questo risulta impossibile per i soggetti. Il nostro obiettivo è permettere al soggetto di acquisire o recuperare delle competenze sociali e di responsabilizzarlo. Riscontriamo negli utenti potenzialità poco sfruttate ma esistenti, anche se assopite. Il nostro motto è “Non è mai troppo tardi, c’è sempre spazio per il recupero delle abilità delle persone”.

In quale modo avviene il recupero delle competenze sociali?

Ci serviamo a tal fine di un test, il “Vado”, che è uno strumento innovativo per la valutazione e la pianificazione di interventi riabilitativi individualizzati con persone che presentano disabilità personali e sociali dovute a disturbi mentali. Si seguono due fasi: una prima fase relativa alla valutazione del soggetto, e una seconda relativa alla pianificazione del programma riabilitativo. Dopodiché pianifichiamo le attività idonee e attraverso il test verifichiamo se ci sono progressi o meno.


[da La Voce del Paese del 23 Agosto]

Qui tutte le foto, scattate da Lorenzo Ardito.

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