Custodire una tradizione, lottando con la crisi. Pescatori alle corde

Torre a Mare. Pescatore front

 

Ore 5.00 del mattino: Torre a Mare dorme ancora, un pallido sole inizia timido a levarsi, il suo colore rosso si scorge appena all’orizzonte, il silenzio la fa da padrone. La piazza del porto è ancora illuminata dai lampioni, gli esercizi commerciali sono chiusi, fatta eccezione per qualche bar che inizia le operazioni di apertura. Il silenzio è rotto dai passi di alcuni uomini che si accingono a consumare il primo caffè della giornata, qualche parola con il barista, uno sfottò e si parte, via nell’alba con passo convinto e svelto. Ad attenderli sul molo le loro compagne di una vita: le barche.

Non importa se grandi o piccole, se colorate di blu o di verde, non importa se si chiamano San Michele, Valentina o Topolino. Si sale a bordo, si accende il motore, qualche sbuffo iniziale ed ecco che il silenzio di questa alba è rotto dal rumore di un diesel che da anni fa il suo dovere. Via gli ormeggi, un rapido sguardo ai compagni di viaggio, un sorriso, una battuta, manetta avanti ed ecco che Torre a Mare resta alle loro spalle, fiduciosa ed impaziente di vederli tornare. Onda su onda, virata dopo virata si imposta la rotta, all’orizzonte il sole si leva e dipinge il cielo di colori sconosciuti a tanti, appannaggio di pochi eletti, il profumo di quella brezza che accompagna il tragitto dal porto sino al punto dove la sera prima hanno calato le reti.

Siamo stati fortunati testimoni di questo rito che da anni si ripete, giorno dopo giorno, alba dopo alba. Il Topolino, questo il nome della barca che ci ospita, naviga svelto, il motore romba, sicuro il suo equipaggio si prepara, infila le cerate e scruta il mare cercando il “segnale” delle reti, qualche parola ancora, prima della fatica. I segnali delle reti si avvicinano, il mezzo marinaio è pronto, Lorenzo si sposta dai comandi alla poppa e si tira su il segnale. Il verricello è acceso, la rete piano piano viene su, è lunghissima. Negli occhi di Lorenzo sale l’ansia; qualche battuta per stemperare la tensione ed ecco il primo scorfano, il clima si fa più disteso, il verricello si ferma ed ecco che si inizia  a sorridere. Riparte il verricello, la rete piano piano viene su ed ecco un altro scorfano, poi un sarago, una “moscia”, come la chiamano in gergo, poi all’improvviso un’aragosta.

Siamo emozionati nel vedere come questi uomini provano soddisfazione, sui loro volti è dipinto un senso di appagamento, il loro duro sforzo viene premiato. La rete ben presto finisce, il verricello si ferma, siamo fuori da un paio di ore, ormai il sole è padrone del cielo, il mare è calmo si torna nel porto di Torre a Mare. Lorenzo torna ai comandi ed iniziamo a chiacchierare. Dalle sue parole emerge un pizzico di nostalgia, ricorda quando appena ragazzino soffriva il mare, eppure non riusciva a starne lontano. Ricorda di quando con il padre e il fratello, sul peschereccio di famiglia, le reti erano gonfie di pesce, quando la pesca era sacrificio, ma anche soddisfazioni.

Da tempo ormai la categoria dei pescatori deve combattere su più fronti. I grandi pescherecci ormai sono diventati troppo onerosi, costi del carburante e manutenzione sono alle stelle, la concorrenza è aumentata ed il mare è vittima di gente senza scrupoli e licenza, che continua a deturpare una risorsa immensa. Piano piano, a Torre a Mare, questa nobile arte sta scomparendo, pochissimi ancora quelli che ogni mattina si imbarcano nella speranza di portare a casa un buon risultato. Inverno o estate non fa differenza, caldo o freddo ancora meno, maestrale, bonaccia, levante o scirocco sono compagni di viaggio, le mani e le braccia forti testimoni di questa antica arte che merita rispetto e tutela. Oggi iniziare questa attività non è da tutti, ci vuole tanto spirito di sacrificio e tanta volontà.

Non bastano le norme che disciplinano la pesca, è necessario che si predisponga un serio piano di tutela ed incentivi con particolare attenzione alla piccola pesca. Il D.M.14-9-1999 ha disciplinato questa attività cercando di arginare la dilagante crisi degli anni Novanta, che ancora oggi non accenna a svanire. La piccola pesca, o pesca artigianale, è quella vera, quella fatta da gente come Lorenzo che giorno dopo giorno garantisce la qualità e la freschezza dei suoi prodotti, quella fatta entro le 12 miglia, quella che porta sulle nostre tavole profumi e sapori del nostro mare.

In questo particolare momento economico non sono pochi quelli che si improvvisano pescatori, i cosiddetti “dilettanti”, che quotidianamente, senza alcuna licenza, si prodigano con mezzi leciti e meno leciti per cercare di arrotondare. Eppure i limiti ci sono, le regole ci sono, ma i controlli? Una norma di legge, da sola, resta solo una macchia di inchiostro su un bel pezzo di carta; è necessario che quella norma venga applicata, che si riconoscano incentivi a chi pratica la propria attività in maniera corretta e giusta, inutile prevedere gli incentivi a pioggia buttare milioni di euro senza criterio alcuno.

Mentre continuano le nostre riflessioni siamo nuovamente nel porto di Torre a Mare, la gente si affretta sul molo per vedere il pescato, scene di un tempo passato, ma tremendamente attuali. Un’altra giornata di lavoro termina, o meglio continua, perché ora bisogna già pensare alle vendite e a dove andare a calare le reti il giorno seguente. Come Lorenzo, tanti pescatori di Torre a Mare giorno e notte si dedicano con costanza e sacrificio a questa nobile arte, consapevoli delle difficoltà a cui ogni giorno vanno incontro e speranzosi che qualcosa cambi. Grazie a Lorenzo Biancofiore per la splendida mattinata ed esperienza, un grazie a Torre a Mare che ci ha regalato un mondo a molti sconosciuto, ed ovviamente a tutti i pescatori di Torre a Mare e non solo.


[da La Voce del Paese del 13 Settembre]

Torre a Mare. Pescatore intero