Domenica 21 Aprile 2019
   
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Più di 1.000 km, a piedi. La folle avventura del nojano Nico Colucci

Noicattaro. Nico Colucci e il cammino a piedi front

 

Questa settimana vi raccontiamo la folle esperienza di due giovani, che hanno deciso di mollare tutto, per un periodo, e di mettersi alla prova con un viaggio a piedi, per oltre 1.000 km. Loro sono Nico Colucci e Michael Anzalone. Michael ha 28 anni, ed è un cantante, originario di Bolzano. Nico Colucci invece, è un nojano doc, di 27 anni, danzatore professionista. A lui, nostro compaesano, abbiamo rivolto una serie di domande su questa folle ma magnifica esperienza. Buona lettura.

Sbaglio, o questo che avete fatto non è il primo viaggio a piedi?

È vero. Tre anni fa, era l’estate 2011, io e Michael Anzalone abbiamo fatto il primo viaggio a piedi. Circa 1.000 km da Ravenna a Santa Maria di Leuca (Lecce). Era appunto la prima volta, ed eravamo molto disorganizzati, con il dubbio di non farcela. Tant’è che non abbiamo detto niente a nessuno, e abbiamo svelato la cosa solo quando siamo ritornati a casa.

So che avete voluto dare anche un nome a questo primo viaggio...

Si, l’abbiamo intitolato “Il cammino del cretino”, proprio perché siamo partiti così, all’avventura, senza l’abbigliamento adatto. Ad esempio, siamo partiti con ai piedi dei normalissimi calzini di tutti i giorni, e nel giro di una settimana eravamo dei catorci: infiammazioni, tendiniti, vesciche... Non potete immaginare.

E poi, quest’anno?

Quest’anno abbiamo voluto bissare, e ci siamo avventurati in un viaggio di 1.100 km. Siamo partiti da Santa Maria di Leuca, località dove era finito il nostro primo viaggio, e siamo arrivati a San Vito Lo Capo, vicino Trapani, in Sicilia, 35 giorni dopo.

Come è nata la voglia di fare una simile avventura?

Ve lo racconto. Io e Michael lavoravamo allo stesso spettacolo, a Milano, e avevamo tre mesi di pausa tra la prima e la seconda stagione. L’idea è di Michael, e gli venne ascoltando una ragazza che, durante una normalissima cena informale, raccontò di suo nonno che durante la seconda guerra mondiale, per scappare dalle SS, fu costretto a viaggiare a piedi dalla Germania sino alla Sicilia. Michael è un folle e, ispirato da questa storia vera, propose ai presenti di fare una cosa simile, provocando grasse risate e disapprovazione. Io quella sera non c’ero e il giorno dopo fece a me la proposta. Io, più folle di lui, non ci pensai due volte e dissi: “Ok, andiamo”. Da quel momento in poi diventai il suo compagno di viaggio. E così, scarpe da trekking, zaino in spalla e via. Siamo partiti senza vedere percorsi, senza stabilire fermate; allo sbaraglio!

Torniamo all’esperienza di quest’anno, quando siete partiti? Avete dato un nome a questa seconda avventura?

Siamo partiti il 2 Agosto, e siamo arrivati a destinazione il 6 Settembre. Per il nome è stata dura. Partiamo dal presupposto che il nostro cammino non ha fini religiosi, per questo non ci sentiamo all’altezza di dare un nome come “Il cammino di San Vito”, sulla scia de “Il cammino di Santiago”. Quindi avevamo pensato di chiamarlo “Il cammino del cous cous”, dato che San Vito Lo Capo è la patria mondiale di questo squisito piatto. Oppure avevo pensato anche “Il cammino del Capo”, dato che siamo partiti dal Capo a sud della Puglia, per arrivare al Capo di Trapani.

Che cosa strana. Ma dove avete dormito? Che strade avete percorso?

Ogni giorno, l’unica cosa che programmavamo, con l’ausilio di mappe o indicazioni, era la fermata notturna, ovvero il punto di arrivo della giornata. Cercavamo di fermarci nei camping, quando possibile, dove potevamo approfittarne per farci una doccia e per lavare gli indumenti, ma abbiamo dormito anche in spiaggia, sulle panchine, su un dirupo, tra le montagne, ovunque. Così come cercavamo di restare sempre vicini al mare, ma abbiamo anche attraversato il Parco Nazionale del Pollino. Abbiamo camminato ovunque: sentieri, sterrati, spiagge e anche tangenziali e superstrade. Abbiamo anche guadato il fiume Basento, con lo zaino in testa, per evitare che si bagnasse. E abbiamo fatto tante cavolate...

Tipo?

Dopo una giornata intensa, e dopo aver guadato un fiume e attraversato una zona paludosa, ci siamo ritrovati davanti ad un golfo artificiale, con un quartiere residenziale. L’acqua era altissima e ci passavano le barche, non potevamo pensare di guadarlo. Chiediamo informazioni ai presenti, e questi ci invitano a tornare indietro di circa 15-20 km per prendere la strada giusta. Noi non volevamo perdere altro tempo, e abbiamo fatto una cosa illegale, diciamo. Abbiamo scavalcato la recinzione di questo quartiere, e abbiamo camminato in questo residence, nell’incredulità della gente che si chiedeva chi fossimo. Giunti all’uscita, fischiettando, abbiamo salutato elegantemente il guardiano e ci siamo rimessi sulla strada. Un’altra cosa rischiosa che abbiamo fatto, tra le altre, è stata quella di camminare per circa 30 km sui binari dei treni, pur di passare dall’altra parte del fiume. E poi tante esperienze belle...

Ce ne racconti una...

Abbiamo vissuto tanti momenti che ti riempiono il cuore. Come quella di un proprietario di un bar in Calabria, al quale ci rivolgemmo per chiedere una zona ombrata nei paragi, per riposare. Fummo sorpresi dalla sua gentilezza, in quanto dopo una brevissima chiacchierata ci ospitò gratuitamente nella sua casa, dove ci fece riposare e ci fece fare una doccia.

Che tipo di rapporto avete avuto con la tecnologia in questi giorni?

Mah sinceramente non abbiamo sentito alcuna mancanza. Il telefono ci è servito solo per mantenere qualche contatto con i nostri genitori o magari per qualche telefonata di lavoro. Io personalmente accendevo il telefono solo la sera, per un paio d’ore. La cosa importante era il percorso, e non avevamo bisogno d’altro.

Una curiosità: ma cosa e dove mangiavate?

Mangiavamo quello che incontravamo all’ora di pranzo: ci siamo fermati dai soliti paninari, baracchini e in qualche ristorante. Abbiamo mangiato di tutto, come il caldume a Palermo, i stigghioli, e tante altre cose buone. Ci siamo adattati.

Cosa vi è rimasto dopo questo cammino?

Molto. Nel cammino del 2011 mi imposi alcune regole personali. Una di queste era quelle di fare stretching ogni mattina; una sorta di “saluto al sole”, anche per mantenermi in forma. L’altra era quella di scrivere un diario, cosa che ho fatto anche quest’anno. Già dopo il primo cammino ho pensato di raccogliere tutte queste pagine di diario in un libro, e lo faro quanto prima. E questo è quanto mi è rimasto a livello materiale. Personalmente poi, sono cresciuto molto: io sono una persona molto timida, e quando ti ritrovi per strada e sei in cammino, tutto quello che hai è uno zaino, che contiene lo stretto necessario, o forse meno. Per questo sei costretto a chiedere aiuto, e l’ho fatto. Con un’esperienza del genere impari a vivere, e ad allargare gli orizzonti. Spesso viviamo in situazioni chiuse, dove tutto si amplifica. Quando poi stacchi tutto e ti metti per strada, ti accorgi che il problema della giornata non è capire cosa pensano gli altri di te, ad esempio, ma inventarsi un posto dove dormire, cercare qualcosa da mangiare. Il cammino sono quattro schiaffi in faccia, perché poi torni a casa e inizi a vedere le cose in maniera diversa. Ci siamo fermati a parlare con umili contadini, con pastori e con extracomunitari, e loro sono stati la nostra ricchezza. Ci hanno aperto gli occhi e ci hanno fatto capire che il mondo è molto più grande e anche più semplice, a volte.

Ma perché non fare un cammino organizzato, come quello di Santiago appunto?

No, è troppo facile. Noi avevamo voglia di vivere una cosa nostra, forte, un cammino mai battuto. Ci avevano consigliato di farlo all’estero, e qualcuno ci aveva detto che in Italia non ci saremmo mai riusciti. Proprio per questo abbiamo deciso di farlo. E poi, sia io che Michael abbiamo lavorato in tutto il mondo, ma continuiamo a credere che l’Italia sia il paese più bello in assoluto. E dopo aver visto mezza Italia a 5 Km all’ora, dove tu senti gli accenti che cambiano, i paesaggi, le persone e gli odori, provi una sensazione indescrivibile.

Ci sarà un terzo cammino?

Sicuramente. Il primo cammino è stato ideato da Michael, e quindi è stato “Il cammino del cretino”. Io invece sarei lo scemo, perché sono stato l’unico scemo che ha deciso di seguire il cretino. Il secondo cammino è stato deciso insieme, ma il terzo, giusto per chiudere la trilogia, lo deciderò tutto io. E tra i due io sono quello spericolato, per questo Michael è preoccupatissimo. Infatti gli ho detto che all’improvviso farò recapitargli una busta sigillata, con all’interno la data e il luogo di partenza per il terzo cammino. E questa volta credo che andremo all’estero, in un paese molto diverso dal nostro.


[da La Voce del Paese del 13 Settembre]

Noicattaro. Nico Colucci e il cammino a piedi intero 1

Noicattaro. Nico Colucci e il cammino a piedi intero 2

Commenti 

 
#2 Alex 2014-09-21 07:46
Chi può fugge da Noicattaro diventata ormai città dormitorio e priva di interessi culturali in generale.
 
 
#1 carlo caringella 2014-09-19 20:50
grandi...semplicemente grandi......
 

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