Sabato 14 Dicembre 2019
   
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La scuola “Pascoli” a sostegno del Premio Nobel per la pace

Noicattaro. Malala Yousufzai, Premio Nobel per la pace

 

Malala Yousufzai è una studentessa e attivista pakistana, di soli 17 anni. È la più giovane vincitrice del Premio Nobel per la pace, nota per il suo impegno per l’affermazione dei diritti civili e per il diritto all’istruzione - bandito da un editto dei talebani - delle donne della città di Mingora, nella valle dello Swat. Cosa ci fa un articolo di rilevanza internazionale, su un giornale locale?

La giovane Malala Yousufzai lotta per i diritti delle donne da quando aveva appena undici anni. È nota nel suo paese per un blog in urdu - che lei curava per la BBC - nel quale documentava il regime dei talebani pakistani, contrari ai diritti delle donne, e la loro occupazione militare del distretto dello Swat, al confine con l’Afganistan. I pezzi sono stati firmati con uno pseudonimo fino a quando, nel 2009, la zona a forte densità integralista non è tornata sotto il controllo delle autorità centrali pakistane. A quel punto Malala è venuta allo scoperto, ha animato incontri di giovani, ha sostenuto il diritto delle donne ad “alzare gli occhi” rifiutando - sotto il pretesto della modestia femminile - una condizione di servaggio che arriva fino a negare il diritto all’istruzione e allo studio.

Per questa sua attività, il 9 Ottobre 2012 la quattordicenne è stata ferita alla testa e al collo da alcuni uomini, a colpi di armi da fuoco, mentre si trovava nel bus che la riportava a casa da scuola. Ricoverata nell’ospedale militare di Peshawar, è sopravvissuta all’attentato dopo la rimozione chirurgica dei proiettili. Il portavoce dei talebani pakistani ha rivendicato la responsabilità dell’attentato, sostenendo che la ragazza “è il simbolo degli infedeli e dell’oscenità”; il leader terrorista ha poi minacciato che, qualora sopravvissuta, sarebbe stata nuovamente oggetto di attentati.

Malala è ancora impegnata in questa battaglia, e lo scorso 10 Ottobre 2013 è stata insignita del Premio Sakharov per la libertà di pensiero. L’annuncio è stato dato dal presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, che lo ha motivato dicendo che è una ragazza eroica. Qualche giorno fa - e precisamente il 10 Ottobre 2014 - invece, Malala è stata insignita del premio Nobel per la pace, diventando con i suoi diciassette anni la più giovane vincitrice di un premio Nobel. La motivazione del Comitato per il Nobel norvegese è stata: “per la sua lotta contro la soppressione dei bambini e dei giovani e per il diritto di tutti i bambini all’istruzione”.

Torniamo a Noicattaro. I ragazzi della 3F 2012-2013 dell’Istituto Comprensivo “Pascoli-Parchitello”, già nel lontano Novembre 2012 si mossero a sostegno di questa giovane pakistana, manifestando la loro vicinanza attraverso una serie di lettere a Malala, che esprimevano i loro pensieri, sentimenti ed emozioni a proposito dell’accaduto, senza mancare di rivolgersi anche al suo stesso attentatore. Per una questione logistica, riportiamo solo due dei tanti messaggi postati dagli studenti nojani sul sito della scuola.

“Cara Malala, mi chiamo Antonio e sono un dodicenne. Mi congratulo con te per il tuo coraggio nel difendere i diritti femminili e per la tua capacità di continuare a lottare anche se si scontrano, contro di te, problemi seri come l’attentato sul bus. Sai che abbiamo parlato molto di te in classe, abbiamo discusso del tuo coraggio e della tua caparbietà contro i talebani? Anch’io, come te, avrei difeso i diritti maschili se avessero avuto dei problemi, perché maschi e femmine sono uguali ed è questo che devono capire i talebani. Beh, io ora devo andare. So che sei in ospedale ora per colpa della pallottola del talebano, che ti ha colpita; allora, buona guarigione e ricordati di avere il sostegno mio e di tutta la mia classe”.

“Signor Talebano, sono Lorenzo, un ragazzo italiano di dodici anni, frequento la terza media e le scrivo per chiederle perché ha sparato a quella povera ragazzina che ora si trova in ospedale per colpa sua. Lei voleva solo andare a scuola e avere qualche diritto in più. Le donne sono esseri umani proprio come lei e dovrebbero avere i nostri stessi diritti come quello di poter votare, oppure, di andare a scuola ecc. Dio non vuole che si faccia del male alle donne oppure non far loro avere gli stessi diritti degli umani, al contrario per Dio siamo tutti uguali. Io non concepisco questo suo modo di fare, cioè quello di uccidere per risolvere le cose; basta con la violenza, perché è il modo peggiore per risolvere le cose. Io le consiglio questo, ma se continuerà ancora con la violenza si lasci dire che lei è veramente una persona orribile”.

“I don’t mind if I have to sit on the floor at school. All I want is education. And I’m afraid of no one”.

“Non mi importa di dovermi sedere sul pavimento a scuola. Tutto ciò che voglio è l’istruzione. E non ho paura di nessuno”.


[da La Voce del Paese del 18 Ottobre]

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