Venerdì 22 Ottobre 2021
   
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Giuseppe Cinquepalmi, un nojano ai mondiali del volley

Noicattaro. Giuseppe Cinquepalmi ai Mondiali di volley femminile front

 

“Fai della tua passione la tua professione”: così recita un famoso detto. Ed è proprio ciò che è riuscito a fare il nojano Giuseppe Cinquepalmi, un ragazzo laureando in Giurisprudenza che, conciliando gli studi con la sua passione per la pallavolo, è riuscito a prendersi qualche piccola soddisfazione.

Diventato arbitro a soli 16 anni e poi segnapunti, ha lavorato in serie A con squadre come il Castellana e il Molfetta ed ha preso parte anche agli ultimi mondiali di pallavolo femminile, che si sono tenuti dal 23 Settembre al 12 Ottobre 2014 a Bari, Modena, Milano, Roma, Trieste e Verona, e ai quali hanno partecipato 24 squadre nazionali. Abbiamo rivolto a Giuseppe Cinquepalmi qualche domanda riguardo la sua passione e la sua esperienza.

Come e quando è entrato a far parte del mondo del volley?

Sin da bambino, sono sempre stato appassionato di questo sport. Ho giocato a pallavolo nel ruolo di palleggiatore e, quando potevo, frequentavo il Palazzetto per assistere alle varie partite che lì si disputavano. Però, essendo affascinato dalla figura dell’arbitro, decisi all’età di 16-17 anni, di seguire il corso, tenuto da Angelo Pizzolato, ex arbitro di serie B1, per ottenere il brevetto. Conseguitolo nella stagione sportiva 2002-2003, ho iniziato subito ad arbitrare prima l’under 19 e sempre durante il mio primo anno di incarico una semifinale under 15 femminile ad Altamura. Nel 2005 sono stato promosso arbitro regionale, però nonostante gli ottimi risultati raggiunti, per vari motivi non sono riuscito ad ottenere la promozione come arbitro di serie B.

Quando è diventato segnapunti?

Nel 2006, quando è stata disputata la serie A a Noicattaro, sono stato scelto come segnapunti - che allora era solo cartaceo - avendo già esperienza in questo ruolo, ricoperto qualche anno prima col Castellana. A Noicattaro sono stato impegnato nel ruolo di segnapunti per tutta la durata del campionato, e ho poi proseguito con Castellana, Santeramo, Altamura e Gioia.

Come funziona il referto elettronico?

Il programma per il referto elettronico nasce nel 2008, ad opera della “Data Project”: il software consente di compilare il referto di gara in tempo reale, verificando ogni situazione e fase di gioco attraverso automatismi che rendono impossibile l’errore per l’operatore. Dal 2009 doveva essere utilizzato in modo sperimentale nella A1 e per questo venne tenuto un corso a Bari, al quale io ho partecipato. Essendo stato abilitato, ho utilizzato questo nuovo programma come segnapunti per la Florens Castellana, di serie A1 femminile. E inoltre, sono stato segnapunti anche per la serie A1 di Molfetta.

E veniamo ai mondiali che si sono tenuti qualche settimana fa...

I campionati mondiali sono stati l’apice della mia carriera da segnapunti, ed inoltre hanno sancito l’ufficialità del referto elettronico a livello internazionale, essendo anche utilizzato il programma in lingua inglese. Ho vissuto questa esperienza a 360°. Per l’occasione siamo stati designati in otto: quattro segnapunti pugliesi, due lucani e due napoletani. Il segnapunti ha il compito di redigere il referto, di registrare i turni di servizio delle squadre, le sostituzioni, gli infortuni, l’entrata e l’uscita del libero e la sua posizione durante i tempi di riposo, e comunque tutto ciò che avviene durante il match. È stata un’esperienza emozionante. Ora però, conclusasi la parentesi mondiali, riprendo ad arbitrare e continuerò come segnapunti per la serie A1 a Molfetta, per la terza stagione consecutiva, e per la serie A2.

Quali sono gli aspetti positivi e negativi che comporta il suo mestiere di arbitro e segnapunti?

Tra gli aspetti positivi c’è sicuramente l’opportunità che ho di vedere nuovi luoghi, di conoscere nuova gente e di essere partecipe di una partita, pur non essendo un giocatore. Tra gli aspetti negativi purtroppo devo inserire la poca sportività che a volte noto - come giudice di gara - tra gli spalti: spesso sono gli stessi genitori degli atleti che si dimostrano poco corretti contro gli avversari dei propri figli, e che per questa ragione non sono stimolati ad essere degli atleti onesti, alimentando le proteste contro il giudizio dell’arbitro. Comunque, vista l’euforia che i mondiali hanno portato, riuscendo a coinvolgere un notevole numero di tifosi durante le partite, mi auguro che questo sport non ricada nuovamente nell’anonimato: perché la pallavolo non deve essere una moda, ma deve essere seguita sempre e comunque.


[da La Voce del Paese del 18 Ottobre]

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