Mercoledì 13 Novembre 2019
   
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Grande festa per la Madonna del Rito e lo scoppio della pupa. Foto

Noicattaro. Scoppio della pupa 2014 front

 

Cominciò nel 1919 - anno in cui venne istituito un apposito Comitato dei festeggiamenti - la tradizione di festeggiare la Madonna del Rito con una suggestiva processione in paese: l’8 Settembre di ogni anno la Sacra Immagine della Madonna girava per le strade principali del paese fra ceri accesi, canti e preghiere. Per evitare la coincidenza con la festa di San Rocco, intorno agli anni ‘30, si decise di trasferire i festeggiamenti in paese in onore della Madonna del Rito dal mese di Settembre a quello di Ottobre, naturalmente senza abolire la tradizionale festa dell’8 Settembre, da vivere però come una festa interna di Chiesa, con la celebrazione di Sante Messe e pellegrinaggi alla cappella rurale.

Dal secondo dopoguerra in poi, le celebrazioni in paese hanno rispettato il seguente calendario: apertura dei festeggiamenti nell’ultima domenica di Settembre con la prima processione della Statua della Vergine, prelevata dal suo tempio rurale e trasportata in Chiesa Madre; processione della Sacra Immagine per le vie del paese nel pomeriggio della prima domenica di Ottobre e, in quella successiva, la seconda di Ottobre, il ritorno al Santuario di via Torre a Mare.

Tali festeggiamenti, dopo la chiusura al pubblico della Chiesa - considerata inagibile - sono andati scemando. Una forte ripresa del culto si ebbe intorno alla metà degli anni ‘70, grazie anche al recupero strutturale e funzionale della Chiesa, abbandonata e al contributo volontario dei fedeli nojani.

Oggi, delle tre processioni tradizionali della Madonna del Rito, le prime due sembrano essere poco partecipate dai fedeli, mentre la terza e ultima processione assomiglia sempre più a una festa patronale, per l’enorme coinvolgimento della gente attratta particolarmente dallo sparo della pupa, un enorme e variopinto fantoccio dalle sembianze di bambola, imbottito di polveri piritiche, che brucia sospesa al centro strada, scoppiettando e girando velocemente su se stesso.

Fu Giovanna Santacroce - che viveva al primo piano del civico n. 14 di via Guarnieri - la creatrice della cosiddetta pupa. Giovanna dirigeva un piccolo laboratorio privato di cucito per ragazze, assieme a Margherita Rescina, una sua carissima amica.

All’epoca c’era l’usanza di recarsi in pellegrinaggio, a piedi o con carretti, nella vicina Valenzano a visitare San Rocco, patrono della città. Da Noicattaro i pellegrini partivano la notte della vigilia della festa per potersi trovare in tempo sul posto ad assistere alla prima Messa dell’alba nella chiesa Matrice del paese.

Dunque, la notte della vigilia della festa di San Rocco del 1921, Giovanna e Margherita partono alla volta di Valenzano, a bordo di un traino tirato da un cavallo. Durante la festa Giovanna viene attratta da un enorme fantoccio a forma di bambola, detta comunemente pupa, rivestito di carte veline multicolori e visibilmente imbottito di polveri piritiche, il quale è sospeso per una robusta corsa a centro strada, in attesa di essere incendiato. Nasce in lei il desiderio di costruire una pupa simile da incendiare alla successiva festa della Madonna del Rito.

Appena tornata a casa dalla festa di Valenzano, Giovanna decide di informare tutto il vicinato del suo progetto, e lo invita a contribuire alle spese e alla realizzazione di una pupa. Lo scopo era quello di manifestare alla miracolosa Vergine del Rito un gesto concreto di sincero affetto nel momento in cui la Sacra Immagine passerà davanti alla stradina delle loro abitazione, per fare ritorno al suo Santuario di campagna. Grazie all’aiuto delle sue allieve e alcune volontarie, riunite nello scantinato di Margherita, trasformato per l’occasione in una vera e propria sartoria, Giovanna riesce a realizzare artigianalmente la prima pupa della Madonna del Rito.

Inizialmente viene costruita una sagoma poco più alta di 1 metro. Si tratta di una intelaiatura tronco-conica piuttosto leggera, fatta con delle canne spezzate collegate verticalmente per le due estremità a due basi circolari di ferro filato di diverso diametro. Sulla base superiore viene impiantata la testa, una palla fatta con scampoli di stoffa pressati dentro una calzamaglia, con una simpatica maschera femminile di carnevale, in plastica, sul davanti, ed una fluente chioma di riccioli verdi ottenuta utilizzando del crine vegetale.

Il fantoccio viene rivestito interamente da un lungo abito da festa dai colori sgargianti, confezionato su misura dalle mani esperte di Giovanna. In ultimo gli vengono messi un cappello di paglia in testa e una elegante borsetta. A questo punto la pupa è pronta per essere sospesa in alto.

Al passaggio della Madonna, nel giorno in cui era riportata in processione al suo Santuario, la pupa fu sparata tra la sorpresa e il divertimento generale della numerosa folla presente. Fu un grande successo tanto da incoraggiare le famiglie che si sono avvicendate in via Guarnieri e nella vecchia via Crocecchia, dopo l'abbandono delle due protagoniste, a ripetere annualmente la tradizione intrapresa.

L’eredità della manifestazione fu raccolta da Vincenzo Addriso, un semplice contadino nato e cresciuto in via Guarnieri, che per molti anni ha curato l’organizzazione della festicciola nei minimi particolari, occupandosi personalmente della sagoma di canne della pupa. Alle donne del vicinato affidava solo il compito di cucire gli abiti per la pupa.

Morto Vincenzo Addriso, i preparativi della pupa sono passati in mano ad un gruppo capeggiato da Angelina Colella, esperta cucitrice del rione Crocecchia, che continua a confezionare la pupa come nei primi anni, con la stessa puntualità e collaborazione delle donne del vicinato.

Angelina apportò alcune modifiche: infatti le canne per la sagoma furono sostituite da un filo di ferro più robusto e resistente alla deflagrazione delle polveri piritiche. La testa fatta di scampoli di stoffa è stata sostituita da una più comoda testa femminile di manichino in polistirolo, mentre una lunga chioma bionda fatta con fili di canapa ha preso il posto del rustico crine vegetale.

Questa festa è una delle più sentite dal popolo nojano e sicuramente la più attesa dai più piccoli, inoltre negli anni, lo sparo della pupa ha assunto vari significati. Fra questi vi è una singolare superstizione: si pensa che il fatto che la pupa non bruci completamente sia segno di malaugurio, quasi a prevedere un cattivo raccolto per l’annata successiva. sicuramente ci sarà un cattivo raccolto per un anno intero. Sempre facendo fede a questa credenza pedonale, ricordiamo che lo scorso anno la bambola di cartapesta non ha preso fuoco completamente, ma è scoppiata solo la testa. E gli agricoltori nojani potranno confermare che quella appena trascorsa non sia stata un’annata magnifica, per quanto riguarda il raccolto. Per fortuna quest’anno la pupa è esplosa tutta, facendo tirare un sospiro di sollievo ai poveri contadini nojani.


[da La Voce del Paese del 18 Ottobre]

Qui tutte le foto, a cura di Lorenzo Ardito.

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