Venerdì 15 Novembre 2019
   
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La pupa: in esclusiva i segreti della realizzazione

Noicattaro. Giovanna Ciavarella e Angelina Colella, che si occupano della creazione della pupa

 

La scorsa domenica un bagno di folla ha assistito all’esplosione della pupa; complice anche la splendida giornata. Il clou, come di consueto, si è vissuto in via Crocecchia. Abbiamo indagato dietro le quinte di questo rito apotropaico, per saperne di più. Come e da chi è realizzata la pupa? Sono queste, ad esempio, le domande che i più curiosi si pongono da sempre. È una tradizione che si tramanda da decenni, ormai, quella di dare forma alla fantomatica pupa. Un lavoro che richiede mani d’oro e tanta pazienza. Certo, la tecnica fa la sua parte ma ciò che fa la differenza è la passione per la causa. Un mero atto di devozione ha spinto, infatti, le signore Giovanna Ciavarella e Angelina Colella (in alto nella foto) ad occuparsi, da quasi trenta anni, della creazione del fantoccio. Un lavoro a cui le due signore non potrebbero mai rinunciare e, a colloquio con loro, non è difficile scorgere un entusiasmo disarmante, ed è come se ogni anno fosse la prima volta in assoluto.

La realizzazione manuale e artigianale della pupa avviene nel pomeriggio del giorno della festa; sono necessarie 4-5 ore circa per ultimare l’opera. La casa della signora Angelina si trasforma, per l’occasione, in un piccolo laboratorio di cucito, aperto ai tanti bambini, e non solo, i quali stupiti assistono ai lavori in corso. La pupa, alta circa 1 metro e mezzo, ha un’anima di ferro. Come spiegano le signore, è lo scheletro di ferro che guida le successive operazioni. In realtà, negli anni precedenti - circa 70 anni fa - lo scheletro di ferro era sostituito da canne. Il primo step consiste nella creazione delle braccia con carta. Successivamente viene steso uno strato di carta di taglio bianca per rendere il tutto più solido. Le braccia vengono definite con piccoli pugnetti di cartapesta.

Una volta creato il corpo, si procede alla vestitura della bambola. È la signora Ciavarella che provvede, in prima persona, all’acquisto di abiti, accessori e parrucca. Un atto totalmente disinteressato il suo, viene da dire. Quest’anno la pupa indossava una gonna gialla con tante balze e riporti verdi e un giacchettino nero. Nulla è lasciato al caso. Anzi, le signore precisano che gli accessori sono fondamentali. E quindi la borsa, fermaglio per cappelli, orecchini, coralli vengono scelti con criterio. La sintonia che c’è tra le due artigiane determina ogni anno un ottimo risultato, che è sotto gli occhi di tutti. Forse la perfezione la fanno proprio le mani e il cuore, che le guida. Le stesse hanno sin dall’inizio scandito i ruoli, creando quasi una catena di montaggio. C’è, infatti, chi si occupa del cucito e della rifinitura degli scampoli di stoffa, e chi della lavorazione della cartapesta. L’ultima operazione riguarda la pittura del viso, affidata al sig. Laudadio. La testa è di polistirolo e per questo vengono utilizzati colori speciali che permettono di non venire assorbiti dal materiale poroso. Dipinto il volto, si procede alla sistemazione della parrucca.

Facile a dirsi, difficile a farsi. Ed è triste notare che, ad oggi, solo le signore Ciavarella e Colella sono le custodi di questa tradizione. Le stesse, dal canto loro, lamentano il disinteresse delle levi più giovani verso quest’attività, scongiurando un possibile punto d’arresto.


[da La Voce del Paese del 18 Ottobre]

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