Sabato 23 Ottobre 2021
   
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Vola in Brasile, per seguire la sua passione: il calcio

Noicattaro. Nicola Dipinto in Brasile front

 

Cosa può desiderare di più bello un dodicenne che ama il calcio, se non quello di giocare nella patria di questo sport con tantissimi coetanei provenienti da tutti il mondo?

Ha realizzato il suo sogno il giovanissimo nojano Nicola Dipinto (al centro nella foto in alto), che lo scorso 11 Novembre è volato in Brasile per partecipare al torneo mondiale “Danone Nations Cup”. Si tratta del più importante torneo di calcio per ragazzi di età compresa tra i dieci ai dodici anni, che vede affrontarsi squadre provenienti da trentadue Paesi.

Nicola (a sinistra nella foto in basso) racconta ai microfoni de La Voce del Paese la sua entusiasmante esperienza dall’altra parte del mondo, una settimana intensa fatta di nuove amicizie e tanto divertimento.

Come è cominciata la tua avventura?

È stata l’ASD Wonderful Bari a selezionarmi  per giocare la fase nazionale del torneo che si è tenuta a Lignano Sabbiadoro lo scorso Luglio. Eravamo quindici squadre provenienti da tutta Italia e la nostra si è conquistata la possibilità di giocare la fase mondiale in Brasile.

Come ti sentivi prima della partenza?

Ero euforico e non vedevo l’ora di cominciare a giocare, avevo tante aspettative e sono rimasto contentissimo di tutto quello che ho vissuto. Ogni cosa è andata ancora meglio di come me l’aspettassi.

Cosa ti è piaciuto di più di questa esperienza?

Tantissime cose, ho preso l’aereo per la prima volta, è stata anche la mia prima volta all’estero e ho giocato nello stesso stadio dove si sono confrontate le squadre dei Mondiali di calcio 2014, l’Arena Corinthians di San Paolo. Ma sicuramente la cosa più bella è stata la possibilità di confrontarmi con tantissimi altri ragazzi che come me hanno la passione per il calcio, ho conosciuto nuove culture provenienti da tutte il mondo. Ho fatto amicizia con ragazzi di altre nazioni in particolare con quelli brasiliani, che riuscivano a comprendere un po’ di più l’italiano.

Come hanno reagito i tuoi genitori quando hanno saputo di questa opportunità?

All’inizio erano un po’ contrari, perché sarei dovuto andare lontano e loro non potevano accompagnarmi, ma alla fine hanno detto si anche perché dopo aver vinto la fare nazionale non potevo più tirarmi indietro.      Però alla fine si sono resi conto che per me è stata una bellissima occasione, che mi ha insegnato tante cose.

Cosa hai imparato da questa esperienza?

Ho imparato che nel calcio, come in tutti gli altri sport, le cose più importanti sono la sportività e il rispetto, perché solo così si possono evitare liti e risse inutili, come spesso si vede accadere nel calcio della serie A.

Questa volta è il calcio dei ragazzi ad insegnare qualcosa a quello degli adulti, e cioè che “l’importante non è vincere ma partecipare”, una frase che a primo acchito potrebbe sembrare scontata ma che guardando i recenti e non radi episodi di violenza negli stadi non potrebbe essere non attuale.

Per Nicola e per tanti giovani come lui vivere questa esperienza è stato importante per capire che il calcio non è fatto solo di competizione, ma soprattutto di gioco di squadra e di voglia di mettersi alla prova.

 

[da La Voce del Paese del 29 Novembre]

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