Venerdì 22 Ottobre 2021
   
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Parigi, quando la vittima del terrorismo è la libertà di stampa

Noicattaro. Strage Parigi front

 

Ne abbiamo avuto notizia tutti, negli ultimi giorni. L’attentato del 7 Gennaio alla sede del giornale parigino “Charlie Hebdo” è l’attacco più cruento che la Francia abbia subito negli ultimi decenni, forse uno dei più gravi in tutta Europa nello stesso arco temporale: dodici le vittime dei colpi di kalashnikov di due uomini francesi, di origine algerina, che hanno fatto irruzione conoscendo alla perfezione chi e dove colpire nella redazione, lasciandosi indietro ben 11 feriti, il tutto in nome di Allah.

Il dolore per la perdita dei fratelli d’oltralpe è lancinante per qualsiasi uomo degno di essere chiamato tale, e lascia senza parole; ciò che più rimane impresso nella testa di tutti è la brutalità necessaria nel colpire chi semplicemente svolge il proprio lavoro, colpevole di avere idee diverse dalle proprie e di averle diffuse attraverso la propria satira.

Una satira, un giornalismo che in maniera diretta, con la sola forza di una matita, senza ausilio di urla o fucili, attaccava ciò che non andava, dall’ultima legge di Hollande all’estremismo islamico. Perché quel qualcosa che non va è compito di noi giornalisti denunciarlo, che sia colpa dell’inquilino sotto casa o dell’immigrato, di nostro fratello o di uno sconosciuto. La satira riesce a trovare lo spunto per una risata da qualsiasi cosa, anche disdicevole, che accade intorno: storicamente, a qualcuno tutto questo non va giù, e quel qualcuno o ignora le logiche di un sano riso e buona parte delle strutture del pensiero umano, o ha motivi politici che spingono a tappare la bocca o spezzare la matita a chi induce a riflettere su qualcosa che non si vuole sotto i riflettori. Ecco, l’estremismo porta a questi due gravi problemi appena enunciati, in qualsiasi ambito: politico, di destra o di sinistra; religioso, sia esso di matrice islamica, cristiana o di qualsiasi altra religione, come è successo in questo caso, e così via.

Dagli estremismi bisogna stare lontani, imparare a ragionare e far ragionare. Questo dovrebbero fare tutti i cittadini, questo è ciò che dovrebbe fare ogni buon giornale. Lo facevano il direttore Stephan Charbonnier ed i suoi vignettisti Cabu, Tibous, Honorè e Wolinski. Perché lo facevano sono stati uccisi, perché pensavano diversamente, o perché semplicemente pensavano.

Anche noi proveremo a ragionare e a far ragionare, come abbiamo sempre fatto, e come somma promessa, in nome di chi è morto per questo, continueremo a farlo, diffidando chi fa terrorismo nei confronti della libertà di pensiero. E non parliamo solo di fucili, ma anche di penne come le nostre: perché spesso l’inchiostro può far male più di proiettili, se cade nei punti sbagliati. C’è chi ha titolato riguardo l’attentato con parole quali “Questo è l’Islam”: ecco, questa è mancanza di rispetto per chi è morto, strumentalizzare dei martiri dell’informazione in nome di mera propaganda, rispondere all’odio con altro odio. Non è anche questo terrorismo?

#JeSuisCharlie

[da La Voce del Paese del 10 Gennaio]

Noicattaro. Strage Parigi intero

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