Venerdì 22 Ottobre 2021
   
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La “Candelora” raccontata da Rita Tagarelli. L’inverno è finito?

Noicattaro. Rita Tagarelli front

 

Riceviamo e pubblichiamo l’articolo di Rita Tagarelli, nojana doc e grande conoscitrice della storia e della cultura nojana. Questa settimana ci delizia con una serie di detti che ci riportano indietro con gli anni, inerenti alla giornata del 2 Febbraio, durante la quale la Chiesa cattolica celebra la presentazione al Tempio di Gesù, popolarmente detta la “Candelora” perché in questa giornata si benedicono le candele. A questo evento si affiancano una serie di fenomeni, i quali farebbero capire se l’inverno lascerà a breve la nostra regione o meno. Buona lettura. 

All’epoca in cui la Meteorologia non vantava professionisti di mestiere in grado, attraverso sofisticate attrezzature, di diffondere informazioni circa le “previsioni del tempo”, i contadini guardavano il cielo per leggervi i segni dell’andamento stagionale.

Le stagioni, come ogni altra cosa, avevano allora un andamento più scontato e regolare, e l’abitudine a scrutare la natura conduceva a stabilire certezze che diventavano massime di vita, il “Vangelo” dell’esperienza. Così: “Tiemb gneu-r na avenn pagheu-r; tiem russ tutt mbuss; tiemb biank feu-c nan-t” (Tempo nero non aver paura; tempo rosso tutto bagnato; tempo bianco corri avanti).

L’arco dell’anno era scandito, mese per mese, da proverbi caratterizzanti: ce ne sono tanti e, per non dilungarci, ne citeremo solo alcuni: “F bbr-r curt e a-m-r”, “Marz n’ao-r e n’ao-r, ma c Marz ta vao-l f’ l’ogn du pae-t ta f-c z-mb’”, "L’acqu d aprei-l spascie i barei-l”. (Febbraio corto ed amaro - Marzo un’ora e un’ora, ma se Marzo te la vuol fare, l’unghia del piede te la fa saltare - L’acqua di Aprile stracolma i barili).

Uno dei più antichi bollettini meteorologici è certamente quello che riguarda la Candelora. Infatti lo ritroviamo già nell’aulico linguaggio latino: “Clara die sit Maria purificante, glacies maior erit tunc postea quam fuit” (Quando ci sia giorno sereno alla purificazione di Maria, maggior freddo ci sarà dopo come prima). Il nostro vernacolo a proposito recita così: “C na chiao-v a dé da Nga-nn-lao-r, a v-rn-t nan ià fao-r” (Se non piove il giorno della Candelora, l’inverno non è fuori) oppure “C na chiao-v a dé da Nga-nn-lao-r u leu-p s f-c a caforchie” (Se non piove il giorno della Candelora il lupo si fa la tana per ripararsi dal freddo).

Sempre restando nell’argomento, ci piace rivisitare quello che rappresenta il 2 Febbraio nella liturgia cristiana. Questa festa veniva celebrata anticamente il 14 Febbraio, a quaranta giorni dall’Epifania. Secondo il rito ebraico, tutte le donne che avevano partorito un figlio maschio, quaranta giorni dopo l’evento dovevano presentarsi ai sacerdoti per la purificazione. Prima era loro proibito l’accesso al tempio di Gerusalemme.

Fino a non molto anche nel nostro paese le puerpere rispettavano l’usanza di non riprendere a frequentare la chiesa, se non era già avvenuta la cerimonia “d mett n sant” (di mettere il bimbo in santità). La presentazione del neonato all’altare avveniva attraverso la levatrice o la futura madrina di battesimo anche senza la presenza della madre. Questa invece doveva successivamente assistere alla funzione religiosa della Candelora, durante la quale il sacerdote le consegnava una candela benedetta: il gesto simbolico si riferiva, appunto, alla tradizione ebraica della purificazione e rappresentava l’impegno materno a tenere sempre accesa e viva la Fede nella formazione cristiana della sua creatura.

Fu durante la presentazione di Gesù al “vecchio Simeone” che questi lo chiamò “luce per illuminare le genti”. Questo è uno dei motivi per spiegarsi la simbologia delle candele e la definizione stessa di Candelora.

In realtà si possono trovare altre origini storiche della tradizione. Come molti cerimoniali la Candelora potrebbe venire da epoche precristiane. Nell’antica Roma infatti si celebravano i “Lupercali” con fiaccolate che propiziavano la fecondità della Madre Terra (Giunone) proprio nel passaggio tra il buio dell’inverno e la luce della primavera, cioè in Febbraio (il mese prese il nome dalla dea Giunone, detta anche Februa). Fu il papa Gelasio I (496 d. C.) che con l’abolizione dei Lupercali introdusse la festa religiosa della Candelora. Quindi nel paganesimo il fuoco con la sua luce rappresentò un elemento devozionale, come lo stesso “cero pasquale” nella liturgia cristiana.

Senza confondere il sacro col profano, non chiuderemo prima di aver detto che nel nostro paese ancora nella seconda metà del secolo scorso ogni crocicchio del centro storico s’illuminava “da fanao-v” (falò) nelle festività primaverili di S. Giuseppe e dell’Annunziata. Erano “i fuochi di primavera” che se non avevano niente a che vedere, o quasi, con l’agiografia e tanto meno con gli esorcismi per allontanare il male e predisporre al bene, nel conservare un’inconscia tradizione riuscivano a creare uno spettacolo folcloristico notevole e soprattutto un felice momento di aggregazione rionale e paesana. Infatti, quando la legna accumulata con l’offerta degli abitanti si trasformava in carboni incandescenti, arrivavano “i p-gnatiedd di l-gheu-m” (le pignatte di coccio con i legumi da cuocere).

Durante la sera inoltrata venivano consumati, mentre il cerchio, allegramente chiassoso “di  vangh e di chiangodd “ (dei banchi e degli sgabelli) si allargava sempre più con un conviviale “Piacess!” (Ti piaccia gradire!), rivolto ai passanti.

Rita Tagarelli


[da La Voce del Paese del 7 Febbraio]

Commenti 

 
#13 Andrea 2016-02-03 21:04
Quanta i*******!! e non mi meraviglia che provenga tutta dal ***** nojano, quello che si fa' cultura sul sacro blogghe o se va bene su wikipedia...exPD docet
 
 
#12 noiano 2016-02-03 07:49
Giacomo Settanni quello che ha scritto o ricerche, vengono anche da libri e manoscritti dei TAGARELLI (padre)il sig Ciccillo si documentasse Rita è grande grazie che ci rinfresca la memoria
 
 
#11 nojano doc 2015-02-15 18:43
grande Francesco D. ti sei riconosciuto fra gli ig********!!!!!!!!!
 
 
#10 Francesco D. 2015-02-15 13:52
nojano doc forse sei tu che ti cibi di m.... e ne hai pieno anche il tuo cranio.
 
 
#9 nojano doc 2015-02-14 22:11
Grande Rita!!!!!!!!! Agli ignoranti dico ma voi di cosa cibate l'anima di m****?
 
 
#8 Francesco D. 2015-02-14 19:44
Mi chiedo cosa ha prodotto costei per la nostra cittadina? A memoria un bel nulla.
Liberiamo Noicattaro da questa cappa bigotta ed inutile e valorizziamo tutte le persone che vengono sistematicamente emarginate da finti baroni della cultura locale.
 
 
#7 Ciccillo 2015-02-14 15:36
leo fatti un giro per il paese così capirai quanta cultura e tradizione avete trasmesso tu e i tuoi inutili amici.
 
 
#6 leo 2015-02-12 17:55
Sig. Ciccillo e/o ex PD, prima di sparlare su una istituzione come Rita Tagarelli sciacquatevi la bocca, non siete voi che stabilite cosa questa testata può o non può pubblicare e tantomeno cosa i lettori possono o non possono leggere. La storia di Noicattaro è fatta anche di aneddoti, tradizioni e detti popolari, se a voi non sta bene siete liberi di ignorare e non rompere i cosiddetti... ;-)
 
 
#5 Ciccillo 2015-02-12 07:28
Signora Biancofiore lei è la difensora delle cause perse.
Se le fa piacere leggere storie del paleolitico faccia pure a me interessa la sostanza; si legga qualche libro del Sig. Settanni Giacomo così si fa una vera cultura sul passato di Noicattaro e non su storielle inutili e di poco conto.
 
 
#4 vittoria biancofiore 2015-02-11 21:03
Che bel racconto come al solito!! Non mi stancherei mai di ascoltarla! Poi ci sono gli ******* supponenti che si potevano pure risparmiare i loro meschini commenti!!
 
 
#3 Ex PD 2015-02-11 20:11
E con ciò
 
 
#2 gial 2015-02-11 16:41
Grazie Rita, sei unica
 
 
#1 Ex PD 2015-02-11 16:27
Nooooo per favore basta con questa gente.
 

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