Venerdì 22 Novembre 2019
   
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Il ritorno da Auschwitz. Le parole della nojana Serena Didonna

Noicattaro. Una nojana alla Shoah front

 

Noicattaro. Una nojana alla Shoah interoo

In occasione del Giorno della Memoria, ricorrenza celebrata in data 27 Gennaio per ricordare le vittime dell’Olocausto nei campi di concentramento, può capitare di diventare per qualche giorno dei giovani storici desiderosi di riflettere, conoscere, ricordare le barbarie commesse dai nazisti durante la seconda guerra mondiale, concluse proprio nel 27 Gennaio del ’45 con la liberazione del complesso concentrazionario situato nelle vicinanze del comune polacco di Auschwitz, ad opera delle truppe sovietiche dell'Armata Rossa. È quello che è successo a due ragazze di Noicattaro, studentesse presso il Liceo Scientifico “Ilaria Alpi” di Rutigliano, che, alla luce dei loro meriti in ambito scolastico e grazie al progetto “Il treno della Memoria” - finanziato dalla Regione Puglia - hanno avuto la vantaggiosa opportunità di poter partecipare a un vero e proprio “tour” della memoria nei campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau. Abbiamo contattato una delle due ragazze, Serena Didonna, per porgerle qualche domanda a proposito dell’esperienza vissuta.

Dopo essere state selezionate in una ristretta cerchia di studenti per partecipare a questa importante occasione di vita, come vi siete preparati ad affrontarla?

Con questo concorso per studenti meritevoli, regionale, nella mia scuola siamo stati selezionati in sei. Prima di partire abbiamo dovuto frequentare dei veri e propri corsi di formazione, all’Istituto Tecnico “Lenoci” di Bari, tenuti da alcuni docenti universitari, i quali ci hanno permesso di approfondire il discorso sulla Shoah in maniera molto più specifica di quanto abbiamo mai fatto a scuola. Per esempio, un’attività molto utile è stata la lettura di alcuni documenti risalenti agli anni Trenta, nel pieno del regime Nazionalsocialista, contenenti le leggi razziali e i provvedimenti persecutori nei confronti di soggetti di religione ebraica, minoranze Rom e nomadi, disabili, omosessuali.

Come si è svolta la visita guidata? Quanto tempo siete rimasti in visita ai campi di concentramento? Quali sono state le tue sensazioni?

Il 27 Gennaio siamo partiti per Cracovia e vi abbiamo trascorso alcuni giorni per visitare la città con il suo ghetto ebraico e i luoghi simbolo della persecuzione degli Ebrei. Il 31 Gennaio ci siamo recati nel paesino di Auschwitz, nelle cui vicinanze abbiamo visitato i campi Auschwitz-I e Auschwitz-II, più comunemente conosciuto come Birkenau. Il campo di Auschwitz dal 1947 è stato trasformato in un enorme museo, in cui sono state conservate in mostra permanente numerose immagini e documenti storici. È stata un’esperienza forte, anche se non ancora un approccio diretto con gli orrori accaduti in quei luoghi: a Birkenau, infatti, abbiamo assistito alle rovine dei forni crematori e delle camere a gas in cui sono state bruciate le vite di centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini, che le SS in ritirata hanno fatto esplodere nel tentativo di cancellare le tracce dei crimini da loro commessi. Insomma, è stato tutto parecchio emozionante. Sono incancellabili la grande tristezza e il silenzio che scendono nel cuore appena si oltrepassa il cancello recante la tristemente famosa scritta “Arbeit Macht Frei” (Il lavoro rende liberi, ndr).

Abbiamo saputo che avete partecipato ad un’iniziativa della Comunità Ebraica per “apprendere e non dimenticare”. Di cosa si tratta?

Durante la nostra visita a Birkenau, la Memoria è stata celebrata in maniera particolare: ognuno di noi ha scelto il nome di un deportato e lo ha scritto su una strisciolina di carta, che poi ha posato sui binari ferroviari, proprio quelli su cui giungevano i treni dei deportati, accanto a un cero acceso; poi tutti insieme abbiamo recitato la frase “Io ti ricordo”. Considerato che eravamo in tutto 750 ragazzi, si è creata un’atmosfera quasi magica.

Forse, per contrastare il negazionismo e le nuove forme di razzismo, non dovrebbero essere soltanto pochi eletti a poter usufruire di una simile opportunità: molti più giovani dovrebbero poter vivere esperienze così indimenticabili che risvegliano il senso della solidarietà tra le persone, poter osservare con i loro occhi le tracce che il tempo ha lasciato di questo genocidio, poter ascoltare con le loro orecchie le testimonianze dei sopravvissuti. Finché sarà viva la Memoria dell’Olocausto si promuoveranno i valori della democrazia, della non-violenza e dell’accoglienza.


[da La Voce del Paese del 7 Febbraio]

Noicattaro. Una nojana alla Shoah intero

Commenti 

 
#1 Ciccillo 2015-02-14 10:44
Qualcuno dimentica il campo di concentramento di Terzin in repubblica Ceca che personalmente ho visitato e che meriterebbe di essere menzionato come lo è quello di Aushwitz.
 

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