Mercoledì 12 Agosto 2020
   
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Alghe? No, si chiama "Posidonia", e può essere una risorsa

Torre a Mare, Porto dragaggio front

 

Con l’arrivo dell’inverno e delle forti mareggiate, torna a fare la sua comparsa sugli arenili di tutta Italia la “Posidonia”, impropriamente chiamata “alga”. I copiosi depositi di questa pianta marina arrecano non pochi disagi ai Comuni ed alle attività connesse alla costa. Se da un lato è necessario procedere ad una costante pulizia e relativo smaltimento del litorale, non v’è dubbio che davvero in pochi conoscono l’importanza ed il ruolo fondamentale che questa pianta svolge sotto il profilo ecologico.

Torre a Mare non fa eccezione e le fortissime mareggiate di questi ultimi giorni hanno trasportato ingenti quantità di Posidonia sugli arenili (Cala Fetta e Cala Colombo) e letteralmente sommerso il piccolo Porticciolo.

Ma cos’è questa Posidonia? La Posidonia oceanica (L:, Delile, 1913) è una fanerogama marina appartenente alla famiglia delle Posidoniacee. Endemica del mar Mediterraneo, occupa un’area intorno al 3% dell’intero bacino, rappresentando una specie chiave dell’ecosistema marino costiero. Essa, pur avendo evoluto una serie di adattamenti morfo-fisiologici atti a permetterle la vita in mare, presenta la struttura tipica delle piante terrestri: radici, fusto rizomatoso e foglie nastriformi lunghe fino ad un metro e raggruppate in ciuffi da 6-7. Fiorisce in autunno mentre in primavera produce frutti galleggianti volgarmente chiamati “olive di mare”. Forma delle praterie sottomarine che hanno una notevole importanza ecologica, costituendo la comunità climax del mar Mediterraneo, cioè il massimo livello di sviluppo e complessità che un ecosistema può raggiungere. Il Posidonieto è, quindi, l’ecosistema più importante del mar Mediterraneo ed è stato indicato come “habitat prioritario” nell’allegato I della Direttiva Habitat (Dir. n. 92/43/CEE), una legge che raggruppa tutti i Siti di Importanza Comunitaria (SIC) che necessitano di essere protetti.

Nell’ecosistema costiero, la Posidonia riveste un ruolo fondamentale per diversi motivi: mediante la fotosintesi fissa COatmosferica e libera ingenti quantità di O2; offre riparo ed è area di riproduzione/nursery per molte specie; consolida il fondale sottocosta contribuendo a contrastare un’eccessiva sedimentazione; agisce da barriera soffolta che smorza la forza delle correnti e delle onde prevenendo l’erosione costiera; lo smorzamento del moto ondoso operato dallo strato di foglie morte sulle spiagge le protegge dall’erosione, soprattutto durante le mareggiate invernali.

Oggi, in tutto il Mediterraneo le praterie di Posidonia sono in costante e rapida regressione a causa della pressione antropica sulla fascia costiera.

La scomparsa delle praterie di Posidonia ha degli effetti negativi anche su altri ecosistemi, portando, ad esempio, alla scomparsa di diversi metri della spiaggia antistante, a causa dei fenomeni erosivi. Inoltre la regressione delle praterie comporta una perdita di biodiversità e un deterioramento della qualità delle acque.

Inoltre, il Posidonieto è considerato un buon bio-indicatore della qualità delle acque marine costiere, e pertanto va tutelato e mantenuto dove si trova. Tuttavia, soprattutto in frequentate località costiere a valenza turistica, un eccessivo accumulo di Posidonia può creare inconvenienti, ai limiti dell’emergenza sanitaria, e costringere i Comuni a procedere ad azioni di pulizia e smaltimento straordinari che comportano conseguenze economiche ed anche ambientali (rimozione della sabbia e conseguente variazione nel bilancio sedimentario delle coste).

Cosa farne quindi? A tal riguardo, la recente normativa nazionale ci stimola a studiare nuove opportunità di sfruttamento dei rifiuti organici: “Conversione in legge del D.Lgs. 25 Gennaio 2012, n. 2, recante misure straordinarie e urgenti in materia ambientale”. Recenti studi hanno dimostrato come la Posidonia rappresenti una validissima fonte di energia nell’ambito delle biomasse, ma anche un ottimo fertilizzante. Guai quindi a chiamarla rifiuto! Sempre più numerosi sono gli studi effettuati sui diversi utilizzi della Posidonia, al fine di evitare che una così importante risorsa vada smaltita a costi esorbitanti, ma riutilizzata per fini di comune interesse.

Un esempio a noi vicino è dato dal Comune di Mola di Bari che, nel 2012, ha svolto il progetto “Life+09 Environment ‘Posidonia Residues Integrated Management for Ecosustainability’ (P.R.I.M.E.)” con la partecipazione di amministrazioni (Comune di Mola di Bari), istituti di ricerca (ISPA-CNR) ed imprese locali (Eco-logica S.r.l., Aseco S.p.a. e Tecoma S.r.l.). Tale progetto è stato finanziato dalla Comunità Europea con il Programma di Iniziativa Comunitaria Life+ (LIFE09 ENV/ IT/000061).

Quindi la prossima volta che ci imbattiamo in un cumulo di Posidonia, pensiamoci bene prima di gridare “Che schifo le alghe”.

Francesco Ventrella

Simona Intini

[da La Voce del Paese del 21 Febbraio]

Torre a Mare. La Posidonia intero

Commenti 

 
#1 Filippo G. 2015-02-26 18:32
Fonti non citate
23
 

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