Mercoledì 13 Novembre 2019
   
Text Size

Sperimentata la nuova pratica di comunicazione con Lobaccaro

Noicattaro. Michele Lobaccaro front

 

Martedì 24 Febbraio presso il centro Exviri di Noicàttaro è stato presentato il laboratorio Philosophy for Community a cura di Michele Lobaccaro. Il laboratorio fa parte della prima edizione del programma “ConFilosoFare - Festival del Pensiero critico”, in programmazione fino al 21 Aprile, realizzato in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Noicàttaro, la Società Filosofica Italiana - sezione di Bari, la Società Venusia - cultura, arte, spettacolo, e il Laboratorio Urbano Exviri.

Assunto dalla Philosophy for Children, la pratica della Philosophy for Community “è incominciata negli anni ‘70 negli Stati Uniti da Mattew Lipman, un professore di logica di New York, che ha riscontrato negli studenti universitari una carenza dal punto di vista della capacità di argomentare, di dialogare” ha asserito Michele Lobaccaro, teacher educator P4C. “Lipman ha spontaneamente scritto alcuni dialoghi, racconti che potessero essere materiale-stimolo per incominciare a fare delle sessioni di dialogo più controllate e orientate”. Il feedback positivo ricevuto “è stato preso come traccia di ricerca insieme ad un gruppo di professori universitari che piano piano hanno creato questa metodologia, diventato materiale strutturato dai 18 anni fino ai 5 per avviare delle discussioni”.

Nella Comunità Filosofica, il gruppo è disposto circolarmente affinché tutti i partecipanti abbiano la possibilità di vedersi reciprocamente, collocazione che simboleggia un piano di assoluta pariteticità democratica. La discussione, orientata dal facilitatore, è emersa dalla lettura di un passo de “Il piccolo principe” di Antoine De Saint-Exupery, in cui la parola “responsabilità” ha tenuto banco tra i partecipanti dell’incontro, i quali hanno dato ognuno un significato diverso: cura, impegno, senso del dovere, umiltà, piacere. Una pratica filosofica che stimola l’apertura e il confronto con il pensiero degli altri. Per scoprire questa nuova pratica di comunicazione abbiamo rivolto le nostre domande al professor Lobaccaro.

Che genere di discussioni vengono affrontate durante i laboratori?

Discussioni che siano filosofiche. Il ruolo del facilitatore è addestrato affinché dalla conversazione si passi ad avere uno spessore più filosofico. Ciò significa fare domande in modo da radicalizzare la discussione.

Quali scoperte sono state fatte attraverso questa metodologia?

Dal punto di vista educativo le scoperte ottenute con questa metodologia riguardano soprattutto nello stare in cerchio, nel ragionare insieme, del capire che il pensiero è un qualcosa di condiviso e che si va al di là dell’individuo o dell’individualismo. Ragionare insieme, argomentare, imparare a dialogare ad ascoltare e quindi ad avere un pensiero che sia la centro e che sia con-costruito, costruito insieme agli altri con delle ricadute interessanti dal punto di vista della costruzione dell’identità.

Qual è lo scopo della discussione?

Nella discussione in sé non c’è uno scopo perché tutte le conclusioni sono in realtà conclusioni aperte. È un porsi domande continuo da una parte per uscire da delle sicurezze di risposte preconfezionate, e dall’altro poter acquistare sicurezza proprio perché i piccoli passi che un soggetto compie in avanti li costruisce insieme agli altri; però sono autentici.

È come uscire dal chiuso egoismo che caratterizza gli uomini di questo millennio…

E del consumismo, consumismo anche culturale, dalle risposte preconfezionate, dalle abitudini. Le discussioni non sono come quelle dei talk show: lì i punti di vista si scontrano senza ascoltarsi. Lì non troveremo mai una persona che dice “Ho cambiato idea”, perché la regola è quella di fare lo scontro con qualsiasi mezzo, anche becero. Questo invece è uno spazio di ascolto, di crescita personale e collettiva della comunità di ricerca che è appunto quella comunità di persone che si incontrano.

Ha aspettative durante le discussioni?

Aspettative non ce ne sono se non quella di riuscire a fare una buona facilitazione, ossia fare in modo che il dialogo sia sempre più un dialogo filosofico. Nel senso di venir fuori, di liberarsi gradualmente dai pregiudizi, preconcetti e svolgere una analisi critica di quello che si affronta. Le dinamiche di gruppo che si creano non coinvolgono solo dal punto di vista razionale, sono dinamiche anche emotive.

La discussione affrontata in questo laboratorio è ruotata attorno alla parola “responsabilità”. Per Lei cos’è?

È dare delle risposte. Riuscire a dare delle risposte alle domande dell’altro inteso come altra persona, ambiente, altra circostanza in cui ci troviamo. Riuscire ad ascoltare queste domande e provare a dare delle risposte.


[da La Voce del Paese del 28 Febbraio]

Commenti 

 
#1 Lori 2015-03-02 23:00
gira e rigira a Noicattaro girano sempre le stesse personalità
 

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI