Mercoledì 13 Novembre 2019
   
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Michelangelo, il Dante del '500, raccontato dal prof. Troiani

Noicattaro. Prof. Troiani Exviri froont

 

È proprio vero che dietro un grande uomo si cela sempre una grande donna. Ce lo ha dimostrato il prof. Nicola Troiani nel secondo appuntamento con “Racconti d’arte”, tenutosi presso il Laboratorio Urbano Exviri giovedì 5 Marzo.

Titolo di questo secondo incontro, “Michelangelo Buonarroti e Vittoria Colonna. Un amore del Cinquecento”, di cui la prima parte è stata presentata nell’appuntamento dello scorso mese.

Il prof. Troiani ha aperto la lezione con “Il Giudizio Universale”, affrescato nella Cappella Sistina dall’artista fiorentino tra il 1537 e il 1541, evidenziando immediatamente gli elementi innovativi. Per i fortunati che hanno avuto l’occasione di ammirare questo capolavoro di pittura dal vivo, ciò che colpisce sin da subito è la dinamicità della composizione, un turbinoso movimento rotatorio percorre l’opera a partire dal basso. Esso è uno specchio dell’autore, una chiara dimostrazione della conoscenza profonda che Michelangelo possedeva delle Sacre Scritture - che era solito leggere in latino - e della sua visione riguardo la predestinazione dell’essere umano. L’elemento più insolito all’interno del “Giudizio Universale” è sicuramente quello della barca di Caronte - posta in basso a destra - che all’interno della rappresentazione ha come funzione quella di raccogliere le anime dei dannati.

È chiaro il riferimento al canto III dell’Inferno, in cui Dante incontra un vecchio, bianco per antico pelo, gridar “Guai a voi anime prave”.

Questo elemento dantesco all’interno dell’opera di Michelangelo non è di semplice ispirazione poetica o artistica. “Bisogna ricordare che fino al 1600 il viaggio di Dante era ritenuto reale, non solo un capolavoro di letteratura e poetica”, ha spiegato il prof. Troiani.

Attraverso le parole che il poeta stesso mette in bocca al traghettatore - “anima viva partiti da cotesti che sono morti” - è come se Dante si mettesse in salvo dall’inferno e in un certo senso si predestinasse autonomamente alle sfere celesti.

Michelangelo si identifica in Dante, si sente investito anche lui di un compito importante, inserendo nel suo affresco la navicella di Caronte offre - ai cristiani del suo tempo - una visione positiva accanto a quella negativa e pessimista che in quel periodo veniva proposta da Calvino e de Valdés.

Proprio come Dante era ispirato dalla figura angelica di Beatrice, la guida di Michelangelo sarà Vittoria Colonna, e sempre come Dante, anche lui le dedicherà sonetti e rime e a lei sarà devoto.

Dopo questo secondo appuntamento con l’arte italiana - che questa volta ha abbracciato sia il campo pittorico che letterario - non potrete perdere l’ultimo viaggio nel ‘500, che si terrà ad Aprile, in cui ancora una volta verremo accompagnati dal prof. Nicola Troiani.


[da La Voce del Paese del 7 Marzo]

Commenti 

 
#1 Angelo Cavallo 2015-03-10 11:09
Ero presente quel giorno e debbo dire che il prof. ha messo in luce aspetti e storie che non conoscevo non fosse altro perché ha riportato cose che non si trovano sui libri di storia dell'arte. Complimenti.
 

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