Noicattaro Sviluppo, al Palazzo della Cultura per parlare di donne

Noicattaro. Presentazione libro Il blu l'abero e a capo front

 

L’associazione Noicattaro Sviluppo ha organizzato, sabato 14 Marzo presso il Palazzo della Cultura a Noicàttaro, una serata dedicata al tema della donna. L’evento è stato l’occasione per far conoscere al pubblico nojano la nascita dell’associazione “Arcy Di Gioia” - fortemente voluta da Anna Rita Didonna - e la presentazione del libro “Il blu l’albero e a capo” (Giazira Scritture) di Angelisa Loschiavo.

“Un libro per una casa editrice, così come per l’autore, si sa che cosa è ma non si sa cosa diventa. E ‘Il blu l’albero e a capo’ sta diventando, a detta di lettori e lettrici, un momento di riflessione sulla capacità di scelta”, ha detto Cristiano Marti, editore di Giazira Scritture. Il romanzo inizia con Dalia, che ha da poco perso suo padre e decide di dedicare un periodo della sua vita a un momento di riflessione. Ritorna nella casa dei suoi genitori e stremata dal funerale si addormenta. Il mattino seguente trova una scatola con dentro una polaroid in bianco e nero raffigurante sua madre con in braccio un bambino che non è lei. Accanto alla polaroid un certificato di nascita sbiadito dal quale si riesce a leggere solo il luogo di nascita, Isola. Dalia decide di partire per questo luogo a lei sconosciuto. Le donne raccontate in questo romanzo sono donne che si mettono in discussione. “L’ordinario può diventare straordinario se effettivamente lo si realizza, ecco perché l’ordinario che accade, accade in un posto straordinario che è l’Isola” sottolinea l’editore. Il romanzo racconta anche la determinazione di un altro personaggio femminile, Eleonora, e la sua volontà di allontanarsi dal marito. I drammi presenti all’interno del romanzo e la semplicità con la quale vengono affrontati attraverso un percorso di consapevolezza dei personaggi, aiuta a capire che alla fine le soluzioni, le strade si aprono semplicemente guardando dentro se stessi. “È il romanzo delle consapevolezze”. La presenza degli animali che compaiono a sbrogliare e complicare le situazioni sono un elemento divertente ma al tempo stesso determinate. E infine la presenza di un fantasma che apre e chiude il cerchio del romanzo. “È come se i personaggi non fossero autentici sulla terra ferma, spesso influenzati da vincoli anche psicologici. I personaggi sull’Isola ritrovano la loro autenticità. Come se le donne ritrovassero se stesse senza l’esigenza di doversi spogliare, ammiccare, piacere per forza al prossimo, uomo o donna che sia. E nel momento in cui riescono a liberarsi di questo vincolo, piacciono di più anche agli altri e si amano”, ha detto l’autrice Angelisa Loschiavo. A lei abbiamo rivolta qualche domanda.

Angelisa, perché la scelta di questo titolo, “Il blu l’albero e a capo”?

Il “blu” è il cielo e il mare dell’Isola, “l’albero” è la casa sull’albero presente nel racconto e “a capo” perché i personaggi arrivando sull’Isola danno una svolta decisa alle loro esistenze.

Ho trovato molto rivoluzionario il romanzo. L’ultima parte del libro racconta di Eleonora che decide di prendere una decisione definitiva: divorziare dal proprio marito…

In realtà è una cosa che mi è venuta in modo spontaneo, poi mi ha colpito il risultato perché per una donna essere autentica oggi non è semplice, e lo stesso vale per questa storia, perché i libri che attirano oggi sono quelli che parlano di sesso, di orrore, di violenza, e questa autenticità è un’autenticità che la donna dovrebbe ritrovare semplicemente nell’essere se stessa. Ed è questo che fanno i personaggi di questa storia in cui non c’è orrore, non c’è sesso, non c’è violenza. Le donne per essere affascinanti non si svestono ma si vestono.

Cosa l’ha ispirata?

Volevo semplicemente raccontare una bella storia a mia figlia. Infatti il libro è dedicato a lei. Ci sono una serie di intrecci e riferimenti a situazioni difficili ad esempio: stalking, ai rapporti difficili tra ex. Ci sono dei genitori che si separano e non è mai semplice gestire questo tipo di relazioni quando ci sono dei bambini. Ci sono anche personaggi maschili molto interessanti, per esempio Daniele, che si allontana dal continente perché non vuole pagare il pizzo alla mafia. I temi sono molto difficili e li ho voluto toccare sempre col sorriso sulle labbra e un po’ di senso dell’umorismo.

In quale personaggi si riconosce?

Sicuramente tutti. Mi riconosco nelle emozioni che mi hanno dato l’input per trasformare poi i personaggi. Il romanzo è un elogio alle mamme, all’amore che le mamme hanno per i figli anche quando non sono più vive.

Determinate è stato l’intervento di Francesco Lombardo, vice segretario Affari Generali e Dirigente dei Servizi Sociali, il quale ha annunciato l’apertura, presso il Comune di Noicàttaro “del Centro Famiglia, dove c’è un educatore ed un psicologo, i quali offrono supporto psicologico alle coppie nella ricerca di vivere al meglio il proprio ruolo di genitori”, come egli stesso ha espresso. La presentazione del romanzo “Il blu l’albero e a capo” è stato anche il modo per far conoscere una realtà visibile ma poco affrontata, qual è l’emarginazione delle donne soprattutto sul territorio locale. Anna Rita Didonna, donna, mamma, lavoratrice e catechista come ama definirsi, da alcuni anni ha riscontrato questo disagio sociale femminile. Abbiamo rivolto anche a lei le nostre domande.

Come nasce l’idea di creare l’associazione?

La donna a Noicàttaro non esiste. Ed è colpa, in un certo senso, del territorio che non offre nulla alla donna. È vero che non c’è un punto di riferimento della donna, ma non ce lo siamo creati. Penso che a volte sia stata la nostra educazione a farci estraniare da quello che è la vita sociale pubblica. Quante donne sono coinvolte in politica a Noicàttaro? Troppo poche. L’ultima candidata sindaco è stata Arcy Di Gioia, e l’hanno pure ignorata. Questo fa capire come la donna a Noicàttaro non solo è sottovalutata ma è anche messa da parte.

Una donna, quella che descrive, poco realizzata…

Ci siamo emancipate sotto il profilo della dipendenza quotidiana nel senso “ho la mia macchina, e vado a fare la spesa”. Anche il pregiudizio degli uomini ostacola l’emancipazione della donna. Non è un lotta all’uomo, è un riprendersi il rispetto di se stessi. La donna del centro storico è fortemente ghettizzata e questo non è un aspetto da trascurare. Mi preme sottolineare che non è un’associazione femminista. La sua mission è di rivalutare, riorganizzare e di rieducare il mondo femminile all’interno del territorio.

Che influenza ha avuto Arcy Di Gioia su di lei, tale da portarla a nominare l’associazione con il suo nome?

 

Lei mi ha insegnato a condividere le mie idee, le mie conoscenze con gli altri; mi diceva sempre: “Se credi in quello che dici, dillo agli altri”. Penso che sia giusto dedicare l’associazione ad Arcy, in quanto è stata una donna che ha insegnato molto, e continua a farlo. Credo molto nella figura femminile proprio come fattore sensibile, fattore scatenante. E da qui è nata l’idea di fondare l’associazione. 


[da La Voce del Paese del 21 Marzo]