Domenica 24 Ottobre 2021
   
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Domenico Cinquepalmi, Ingegnere nojano negli Stati Uniti d’America

Noicattaro. Domenico Cinquepalmi front

 

Eccellenze nojane.

Se dovessimo pensare ad un ingegnere, ad esempio, ci verrebbe facile immaginarlo al Nord, magari con giacca e cravatta, scarpe lucide e aspetto curato. Non sempre, per fortuna, è così. Il nostro territorio ha sempre avuto delle persone che, nonostante le difficoltà, si sono realizzate e hanno dato lustro al nostro paese. L’altra faccia della medaglia, ahinoi, ci dice che per raggiungere questo ambito traguardo bisogna fare le valige e abbandonare la nostra Noicattaro.

È il caso di Domenico Cinquepalmi, 27enne nojano, Ingegnere Elettronico. Dopo la laurea in Ingegneria Elettronica conseguita al Politecnico di Bari ha avuto il coraggio di andare a lavorare negli Stati Uniti d’America. Attualmente vive a Richmond, capitale della Virginia. Dopo un Master di un anno, con due mesi di stage negli USA, arriva l’offerta di lavoro a tempo indeterminato come Ingegnere Commerciale presso una azienda che produce macchine automatiche per il mondo del tabacco. Una soddisfazione per lui, un orgoglio per il nostro paese. All’ormai “nojamericano” abbiamo rivolto qualche domanda.

Dall’Istituto Tecnico Industriale di Castellana agli Stati Uniti d’America. Ma come è andato il suo percorso di studi?

Detta così suona strana. Soprattutto se penso che durante gli anni dell’ITIS mi seccava fare 35 minuti di treno per tornare a casa. Ora per tornare a casa ci metto 15 ore, ma va bene così. Per quel che riguarda il mio percorso di studi, si può dire che sia stato abbastanza lineare. Mi sono diplomato nel 2006 come Perito Informatico all’ITIS, per poi iscrivermi l’anno successivo al corso di Ingegneria Elettronica al Politecnico di Bari, e conseguire la laurea Triennale e Specialistica rispettivamente nel 2009 e 2012, con una piccola parentesi a Valencia per preparare la tesi specialistica.

Da come lo racconta, sembra un percorso naturale, come se lei avesse tutto in mente sin dall’inizio...

Tutt’altro. Subito dopo essermi diplomato le idee erano poche e confuse. Ho scelto di iscrivermi ad Ingegneria Elettronica non perchè avessi una passione viscerale per i microchip o le onde elettromagnetiche, ma semplicemente perché all’epoca vedevo Ingegneria come la continuazione natuale dei miei studi, e pensavo che Elettronica potesse essere la scelta che in futuro mi avrebbe offerto più possibilità lavorative. Se mi chiedete adesso se è stata la scelta giusta, probabilmente vi risponderei di no. Poiché, per quella che è stata la mia breve esperienza, oggi in Italia avrei avuto più possibilità di trovare lavoro come Ingegnere Meccanico piuttosto che Elettronico. Ma non posso dire che mi sia andata male, fino ad ora.

E poi, dopo la laurea, ha iniziato subito a preparare le valigie...

Più o meno. Penso che tutto sia iniziato dalla presa di coscienza che, sebbene fossi un Ingegnere Elettronico, non avevo alcuna intenzione di fare l’Ingegnere Elettronico. Così ho iniziato a lavorare come Consulente Informatico a Roma, per poi essere trasferito a Milano. Stipendio fisso, una grande città, amici, non mi mancava nulla. Ma, purtroppo o per fortuna, non mi sono mai accontentato di fare qualcosa che non mi piacesse. Quindi mi sono licenziato, mi sono rimesso in gioco e, colloqui dopo colloqui, ho avuto la fortuna di conoscere “Coesia”, l’azienda in cui lavoro tutt’ora. Dopo aver passato una serie test e colloqui psicoattitudinali, mi hanno offerto di partecipare al loro Graduate Program (ovvero un Master aziendale), della durata di un anno, in cui avrei avuto la possibilità di conoscere meglio la vita in azienda, tutte le diverse figure lavorative che la compongono, e di scegliere infine in quale figura professionale mi riconoscessi maggiormente. Ho colto al volo questa opportunità ed ho iniziato questo percorso assieme ad altri 13 Ingegneri neolaureati come me. Gli ultimi 2 mesi di questo percorso era previsto che si svolgessero in una sede estera delle aziende del gruppo Coesia. Inutile a dirsi, la mia destinazione sono stati gli Stati Uniti.

Da 2 mesi di stage a 3 anni di espatrio c’è una piccola differenza però. Non crede?

Assolutamente si. È successo tutto talmente in fretta che non me ne sono nemmeno reso conto. Tornato dallo stage di 2 mesi, vista la mia propensione e le mie attitudini, mi hanno fatto una proposta di lavoro a tempo indeterminato come Ingegnere Commerciale, e mi hanno anche detto che, qualora fossi stato interessato, avrei potuto iniziare con una esperienza di 3 anni negli USA. Ho detto di si subito. Poi ho iniziato a pensarci sul serio. Di giorno in giorno passavo dall’eccitazione assoluta all’ansia, alla paura di non farcela, alla disperazione più totale. Come tutti i cambiamenti radicali, non è stato facile. Ma sapevo benissimo che non mi sarebbe mai più capitata un’occasione del genere. Ed eccomi qui. A fare un lavoro che mai mi sarei sognato di fare, nemmeno nei miei sogni migliori.

Ma in pratica, cosa fa durante le sue ore di lavoro?

Praticamente lavoro per una azienda (italiana, con sede centrale a Bologna) che produce macchine automatiche per il mondo del tabacco. Per capirci meglio, macchine in grado di produrre 20.000 sigarette al minuto. E, contrariamente a quello che si può pensare, è l’unica azienda al mondo a poter offrire un’intera linea produttiva, dalla formazione del filtro della sigaretta al cartone contenente 30 stecche di sigarette. Io, nel mio lavoro, mi occupo della vendita di questi macchinari. Quindi sono molto spesso in giro a visitare i clienti nord-americani, per capire quali sono i loro bisogni attuali e quali potrebbero essere le loro necessità future.

Ma perchè un Ingegnere e non un laureato in Economia o Relazioni Internazionali per fare questo lavoro?

Bella domanda. E per rispondervi farò un esempio. Immaginate di aver bisogno di una lavatrice. Quando andate in un centro commerciale per comprarla vi aspettate che il ragazzo addetto alle vendite sia in grado di spiegarvi nel dettaglio ogni singola funzione che quella particolare lavatrice ha, rispetto ad un’altra. Nel mio caso è esattamente la stessa cosa. Solo che noi non vendiamo lavatrici, ma macchine automatiche. Il livello di ingegnerizzazione e di automazione di queste macchine è davvero spinto ai limiti dell’immaginabile. Saldature ad ultrasuoni, dispositivi a microonde, microperforazioni laser...più che delle macchine da produzione industriale, le nostre sembrano astronavi, con un livello di tecnologia esagerato. Ecco perchè è necessario un ingegnere per poterle vendere.

Cosa si sente di dire ai ragazzi nojani, spesso in difficoltà economiche e alla ricerca di un posto di lavoro?

Sinceramente penso di essere l’ultimo in grado di poter dare consigli. Ma “non accontentarsi” penso che sia un buon consiglio per chiunque.


[da La Voce del Paese del 21 Marzo]

Noicattaro.  Domenico Cinquepalmi intero

Commenti 

 
#2 michele 2016-08-25 16:26
salve, vorrei sapere a quanto ammonta il tuo salario e se è un buono stipendio rispetto all' elevato costo della vita. Grazie
 
 
#1 vito Ex Arsenal 2015-03-31 05:29
Ingegnere Cinquepalmi nice to meet you
 

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