Venerdì 07 Agosto 2020
   
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Nobel per la Pace, premiata la ricercatrice Anna Lasorella. Foto

Noicattaro. Premio Nobel ad Anna Lasorella (13)

 

Sabato 28 Marzo, nella palestra dell’ex scuola media Pende, si è tenuto il 14° Premio Nobel per la Pace, organizzato da educatori e ragazzi 12/14 anni della Chiesa del Carmine, dedicato a uomini e donne del nostro paese che spendono la propria vita per il bene comune.

Partendo dallo slogan “Tutto da scoprire”, i ragazzi - i quali avevano già conosciuto grandi inventori nel loro percorso annuale - sono arrivati al nome di una nostra concittadina: Anna Lasorella. A lei, con immensa gioia, è stato consegnato il Nobel per la Pace!

Pace e ricerca, che sembrano non avere nulla a che fare tra loro, sono invece strettamente legati. Come ha spiegato la stessa dottoressa, “fare ricerca significa impegnarsi e lavorare per il bene degli altri, significa cercare una cura per il loro benessere e quindi essere costruttori di pace”.

I ragazzi dell’A.C.R. - Azione Cattolica dei Ragazzi - hanno realizzato una sorta di video-racconto, con delle foto che in qualche modo ricostruivano i momenti salienti della vita della ricercatrice. Tra una foto e l’altra, i ragazzi si sono anche cimentati in piccole scenette. Sketch brevi, ma che in maniera semplice e genuina, hanno reso leggero un tema alquanto importante.

Anna Lasorella è una donna curiosa che si è nutrita di sapere. Una provocazione per i ragazzi, un invito a non restare immobili, ma ad usare la mente, le capacità e le passioni per conoscere, esplorare il mondo e, infine, diventare semi che portano frutto.

Poi attenzione particolare è stata rivolta anche al coraggio, all’impegno, ai sacrifici fatti da parte della dottoressa, disposta a lasciare Noicattaro, e poi Roma, per andare a vivere in America. Da ammirare però il legame con questa terra, che lei non ha mai dimenticato e che ha sempre portato nel suo cuore.

E ancora, il grande risultato, quello che ha portato tante soddisfazioni: la scoperta - insieme al marito - dello “Huwe1”, il gene che aiuta le cellule staminali a svilupparsi e a diventare adulte. Un gene coinvolto anche nel più aggressivo dei tumori al cervello e che colpisce bambini e adulti. Una scoperta che ha conseguenze importanti sulla ricerca di base relativa alle cellule staminali, ma getta anche le premesse per future terapie contro i tumori.

La parola, in seguito, è passata alla dott.ssa Lasorella, la quale si è mostrata nella sua semplicità e disponibilità. Con la passione che la contraddistingue, la ricercatrice nojana ha raccontato come, facendo la pediatra, si è resa conto di poter dare di più. Non tanto per la mera realizzazione personale, ma soprattutto per il bene di tutte le persone malate.

Obiettivi e sogni. Anna Lasorella ha spronato i presenti ad essere determinati, conservando sempre quel tocco di umiltà. Un valore che la caratterizza, un valore che appartiene a chi, pur avendo riscontrato successo a livello internazionale, è rimasto con i piedi per terra. Ne abbiamo approfittato della presenza della dott.ssa Lasorella per farle qualche domanda.

Si aspettava questo premio?

Assolutamente no. È sempre commovente ricevere un premio dalla propria comunità, la quale dimostra sempre quell’attaccamento. Poi i bambini sono sempre una fonte di gioia e di allegria, e sono il nostro futuro.

Lei ha parlato di obiettivi da perseguire, e di distrazioni. Quanto lei è stata “distratta” durante il suo cammino?

Non voglio peccare di superbia ma sono sempre stata concentrata su quello che volevo fare. Ho sempre pensato che era un mio dovere, anche perché ce lo avevano inculcato in tutti i modi e in tutti i luoghi, compresa l’Azione Cattolica che io ho frequentato. Mi hanno insegnato che nella vita abbiamo dei doveri, e che quelli devono essere il nostro punto focale, dal quale non dovevamo mai allontanarci.

Torniamo alla scoperta del gene “Huwe1”. Qualsiasi scoperta è inutile se non applicabile; la sua ricerca, invece, ha portato dei risultati concreti?

Noi siamo riusciti, nell’ultimo anno, ad organizzare una terapia, la quale è stata somministrata a dei pazienti con tumore cerebrale. Non in Italia, purtroppo, ma in Francia, dove siamo riusciti a collaborare con un centro che ha accettato di sperimentare questo farmaco. Un certo numero di malati ha ricevuto il trattamento, e posso dirvi con estrema gioia che ci sono state delle risposte positive. Alla fine, quello che conta non è solo capire la malattia ma trovare il modo di aggredirla, e grazie al lavoro di tutti i ragazzi che collaborano con noi siamo riusciti in questa missione. Prossimamente si inaugurerà uno studio clinico più grande, con il quale collaboreranno anche dei centri italiani. Quindi speriamo di applicare i nostri studi su pazienti italiani, affinché anche loro possano ricevere questo trattamento e magari, questa cura.

Qual è il suo prossimo obiettivo?

Il mio obiettivo resta quello di continuare sulla strada intrapresa: continuare a cercare di immettere sempre più delle conoscenze nel campo dei tumori cerebrali. Conoscenze che possono portare a nuove terapie.


[da La Voce del Paese del 4 Aprile]

Qui alcune foto, a cura di Laura Tagarelli.

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