Lunedì 18 Novembre 2019
   
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Il Calvario, l’ultimo dei Misteri visto dagli occhi di due portatori

Noicattaro. Il Calvario front

 

La processione dei Misteri, dieci statue che rappresentano le stazioni della via Crucis, ha luogo a Noicattaro nel sabato Santo, ed è considerata la processione più faticosa, poiché a partire dalle prime ore pomeridiane si evolve per tutte le strade del paese fino a sera. Fra le dieci statue merita una menzione l’ultima della processione, il Mistero del Calvario (foto di Giacomo Petronella), chiamato anche “La Resurrezione”, l’esaltazione del simbolo della Croce dove Gesù, sul Golgota, venne crocifisso. La Croce del Calvario è, tra l’altro, un importante reliquiario, perché vi è custodita una scheggia attribuita a ragion veduta proprio al Legno del martirio del Signore. Abbiamo intervistato un ex portatore del Mistero del Calvario insieme a suo figlio, al quale ha tramandato questo grande onore e responsabilità. Per rispetto della loro volontà di rimanere nell’anonimato, non renderemo pubblica la loro identità.

Per quanti anni ha mantenuto l’incarico di portatore?

Padre. Sono stato un portatore per circa 35 anni, e da un paio d’anni ho lasciato spazio agli altri, ai giovani che volevano inserirsi. Io continuo a contribuire, anche se non in prima persona ma come uomo di Chiesa. Anche mio figlio è portatore da diversi anni, tanto che i più anziani gli hanno affidato il compito di trovare nuove leve disposte a portare il Mistero, magari avvicinando anche qualche giovane all’incarico. Il primo requisito, oltre alla volontà e alla devozione, è quello dell’accettazione dell’anonimato, che è sacro.

Conserva ancora qualche ricordo particolare della sua prima esperienza di portatore?

Padre. Ricordo che, quando ho iniziato, gli uomini che nella processione portavano le statue avevano il volto scoperto, e quindi talvolta la partecipazione era motivata più dal desiderio di notorietà ed esibizionismo che dalla reale venerazione. Da quando, poi, circa una quindicina d’anni fa, i Padri Agostiniani vollero l’introduzione del cappuccio anche per i portatori, solo chi sente veramente dentro la devozione ha continuato, nonostante il volto coperto, ad esercitare la funzione. La processione adesso è più “ordinata”, i portatori, come i Crociferi, sono tutti incappucciati, e questa a mio parere è la cosa giusta.

Quando era ancora alle prime esperienze, si è preparato in qualche maniera particolare per conoscere tutte le procedure e le fasi di svolgimento dei cerimoniali?

Padre. Non esiste un “rito di preparazione”, ma una serie di incontri catechistici durante il tempo di Quaresima, tenuti ogni venerdì dai Padri Agostiniani e rivolti sia ai portatori dei Misteri sia ai Crociferi: una sorta di catechesi, in cui si viene anche “addestrati” sul percorso.

Perché, fra tutti i dieci Misteri, proprio il Calvario? Com’è nata questa devozione, viva da così tanto tempo?

Padre. Ognuno ha una sua propria devozione per un Mistero in particolare; io fin da prima di sposarmi avevo l’ambizione di portare il Calvario. Un anno si resero disponibili 5 persone anziché 6, c’era dunque un posto scoperto, così richiesi di inserirmi e il mio desiderio fu accolto. Poi pian piano siamo aumentati, è entrato mio figlio e abbiamo creato una squadra più numerosa di una dozzina di persone. Dopo che i Padri Agostiniani hanno stabilito la regola del volto coperto, qualcuno ha abbandonato, ma noi abbiamo continuato, animati da una vera e profonda dedizione.

Figlio. Ci sono fedeli che hanno una devozione specifica per il Calvario perché è l’ultimo dei dieci Misteri e al suo interno ci sono due reliquie, un pezzo della croce di Gesù e un pezzo della roccia del Golgota: sapendo di questo particolare valore, molti desiderano di portarla. Nel mio caso, poi, c’è anche un altro motivo: sono un francescano, e i francescani hanno la croce come uno dei culti principali. Tra i portatori di questo Mistero, inoltre, ci sono alcuni ex crociferi, i quali, sopraggiunta l’esigenza di portare un peso più leggero della croce, di pari passo all’età che avanza, non vogliono rinunciare a quella ritualità che li ha impegnati per anni e che fa parte ormai della loro identità di cristiani.

A proposito della reliquia, si sa qualcosa di più sulla scheggia della Croce di Cristo e sul frammento di roccia del Golgota? Nel corso dei secoli si è tramandato qualcosa su come queste reliquie siano giunte fin qui?

Padre. Non ci sono fonti certe su come è arrivata qui. È molto probabile comunque che sia arrivata da Gerusalemme attraverso il pellegrinaggio: i Padri Missionari hanno portato nel paese un segno delle loro missioni, così come hanno fatto con altre reliquie che però, a differenza di questa, non sono dotate di un certificato di autenticità.

Figlio. Proprio alla luce di quello che mio padre ha appena detto, è importante sottolineare che, da questo punto di vista, i Crociferi sono molto legati al Mistero del Calvario: quando la processione dei Misteri si ritira, i Crociferi non rientrano ai propri posti finché il Calvario non arriva, e quando questo succede, porgono il loro omaggio prendendo le Croci e rimettendosele di nuovo sulle spalle. Il rientro in Chiesa del Calvario, in quanto simbolo della Resurrezione, chiude definitivamente i riti della Settimana Santa.

Si dice che i portatori delle statue paghino offerte cospicue per avere la possibilità di partecipare alle processioni. È la verità?

Figlio. Che io sappia non c’è mai stata nessuna “asta”. Al giorno d’oggi è perlopiù un discorso di comitiva (gruppo che porta il Mistero, ndr): si decide in gruppo quanto offrire e si prepara una donazione. Un tempo chi portava il Calvario, tra le altre cose, si prendeva la responsabilità di sistemare i fiori davanti al Mistero. Oggi, invece, il Calvario viene addobbato ogni anno da una famiglia devota, a proprie spese.

Da membri anziani ed esperti del gruppo dei portatori, ve la sentite di dare qualche consiglio, o fare qualche considerazione, che possa servire a chi volesse vivere un’esperienza simile?

Padre. La cosa più importante di tutte è la devozione; chiunque ha la libertà di portare il Mistero a cui è più legato. L’importante è che tutti quelli che si accingono ai riti lo facciano con fede e purezza e non per esibizionismo.

Figlio. Ci tengo ad aggiungere una preghiera: questa tradizione non deve morire, ci viene tramandata da generazioni e pertanto deve essere trasmessa alle nuove generazioni; oltretutto, è un fiore all’occhiello per Noicattaro, attira molta gente dai paesi vicini. Quando sono stato scelto per organizzare il tutto, eravamo solo in 6 e occorrevano nuove forze. I più anziani, come già detto, mi avevano affidato il compito di portare una ventata di aria nuova nel gruppo. Fortunatamente oggi siamo in 12 a portare il Calvario, ma è fondamentale che, chi verrà dopo di me quando io passerò il testimone, capisca che una tradizione del genere è un bene prezioso, che non va svilito o dimenticato.


[da La Voce del Paese dell'11 Aprile]

Commenti 

 
#1 portatore 2015-04-18 16:10
il consiglio che posso dare io in quanto portatore nella processione dei misteri e quello che dovete camminare di più perchè dividete la processione in 2 dall'ADDOLORATA al CALVARIO c'è una distanza abbissale
 

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