Mercoledì 24 Luglio 2019
   
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"Appuntamento con la storia". La archeologia di Noicattaro, parte I

Noicattaro. Archeologia nojana front

 

La storia archeologica di Noicattaro è molto ricca. Le più antiche tracce di vita risalgono al Neolitico, quando cominciarono a formarsi i primi nuclei abitati, dapprima nel tratto costiero e poi nell’entroterra nelle strette vicinanze delle lame, ovvero in quei luoghi dove era più facile avere disponibilità d’acqua.

Le scoperte archeologiche avvenute nel territorio di Noicattaro nei primi decenni di questo secolo non hanno chiarito e non sono state in grado di indicare con precisione l’etnia ed il nome dei fondatori del paese. L’unico rifermento etnografico è dato dalle recenti scoperte, le quali avrebbero confermato che il territorio di Noicattaro sarebbe stato frequentato in epoca arcaica, ma restano ancora molti i dubbi sulla fondazione dell’attuale centro abitato.

Gli studiosi distinguono le zone archeologiche in “costiere” ed “interne”. Questa settimana ci occuperemo di quelle costiere. Queste sono le più antiche in quanto risalgono al neolitico. Si tratta di grotte sotterranee utilizzate maggiormente per il culto e le sepolture, ma anche come abitazioni. Le più importanti dal punto di vista dei reperti archeologici recuperati sono: Punta della Penna, Cala Scizzo, Cala Colombo, Cala Settanni, Grotta della Tartaruga e Scamuso. In questi luoghi vennero alla luce reperti eloquenti e preziosi per la preistoria di tutta l’area balcanica ed accertarono inoltre, la presenza dell’uomo primitivo sul litorale del paese.

Circa una trentina di anni fa, nella grotta di Cala Scizzo, gli scavi rivelarono un’abitazione risalente al III millennio a.C., al cui interno vi erano numerosi vasi, utensili da lavoro, resti di animali ed ossa umane. Ma senza ombra di dubbio il pezzo più interessante, rinvenuto nell’abitazione, è una piccola statuetta rappresentante il volto di una donna dalle lunghe trecce, simbolo di vita e fecondità, riconducibile al culto della Dea Madre, una divinità adorata nella società neolitica.

Attribuite ad epoche più recenti invece, sono le tombe rinvenute durante il processo di urbanizzazione di Punta la Penna. Ricavate nella roccia della scogliera qui si possono ammirare alcune cavità sepolcrali.

Spostandoci verso l’entroterra, in particolare nei pressi della chiesa extraurbana della Madonna del Rito, i lavori di scasso ad un terreno di proprietà Sforza diede la luce, a circa due metri di profondità, ad un’antica pavimentazione stradale, composta da pietre di forma poligonale e contornata da mattoni rossicci di argilla. Probabilmente si trattava della cosiddetta “via Mulattiera” o anche “Straboniana” dal nome del suo descrittore, il geografo Strabone. Questa strada rurale, atta per lo più alla circolazione di animali da soma, aveva origine a Benevento e nel tratto pugliese compreso tra Netiom (una località arcaica situata nei pressi di Bitonto) e Egnatia (situata tra Fasano e Brindisi), attraversava nell’ordine gli attuali territori di Ceglie del Campo, Cellamare, Noicattaro e Rutigliano.

Vi aspettiamo fra due numeri de “La Voce del Paese”, dove troverete la seconda parte dell’articolo.


[da La Voce del Paese del 25 Aprile]

Noicattaro. Archeologia nojana intero

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