Giovedì 09 Dicembre 2021
   
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Inciampa e cade nel Fossato, ma fa una grande scoperta

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La battaglia di Lèpanto, detta anche delle Echinadi (nome delle isole che ne fecero da palcoscenico), si svolse nell’Ottobre 1571, nel corso della guerra di Cipro, vedendo avverse le flotte musulmane dell’Impero Ottomano e quelle cristiane della Lega Santa, che riuniva le forze militari della Repubblica di Venezia, dell’Impero spagnolo (con il Regno di Napoli e di Sicilia), dello Stato Pontificio, della Repubblica di Genova, dei Cavalieri di Malta, del Ducato di Savoia e del Granducato di Toscana, per un totale di circa cinquecento galee da guerra e di quasi centomila guerrieri. La battaglia si concluse con la vittoria delle forze alleate, guidate da Don Giovanni d’Austria, su quelle ottomane. Il predominio cristiano si espresse in modo particolare sulla maggiore potenza di fuoco e sulla forza combattiva delle galee cristiane, superiori alle tecniche di guerra ottomane.

A proposito di questa battaglia, il professor Vito Didonna - docente di Storia e Filosofia nei licei ed esperto di Storia locale, nonché ex assessore alla Cultura del Comune di Noicattaro - ha tenuto a comunicare una scoperta da lui fatta insieme ad alcuni membri della Commissione di un noto concorso bandito in paese. Siamo andati a trovarlo e ci ha prontamente raccontato del rinvenimento casuale di cui è stato protagonista, portandoci ad esaminare passo passo ogni elemento del centro storico nojano che possa avvalorare il suo ragionamento teorico riguardo ai collegamenti fra la battaglia di Lepanto e il nostro paese.

“Qualcuno potrebbe chiedersi quali possano essere le analogie che avvicinano questo conflitto a Noicattaro: nel 1601 Pompeo Carafa, uno degli esponenti dell’omonima famiglia nobile napoletana, prese in sposa la figlia del duca di Noja Gian Lorenzo Pappacoda, Isabella, divenendo signore di Noja; in pochi sanno che, però, Pompeo Carafa durante la sopraccitata battaglia era stato comandante della galea napoletana ‘Santorsola’, una grande responsabilità affidatagli dal condottiero Don Giovanni d’Austria in persona”.

Dopo questa premessa, il professore è passato ad illustrare com’è avvenuta la riscoperta: “Il 30 Aprile scorso, in qualità di giudice del concorso ‘Balconi Fioriti’, che premia i migliori balconi del nostro centro storico, mi trovavo ad attraversare il Fossato con altri membri della Commissione, tra cui Maria Zaccaro, l’ingegner Pino Positano, il professor Pietro Pellegrino e Vito Ribezzi. All’improvviso, l’ingegner Positano è quasi inciampato accidentalmente su una pietra che sporgeva dal suolo. Chinandoci per guardare meglio, ci siamo resi conto che probabilmente si trattava di un cippo storico, che recava a chiare lettere la scritta ‘Lepantan’. Poco più a sinistra, abbiamo scorto un altro cippo, con altre iscrizioni in latino, più complesse da decifrare. Dopo questo fortuito ritrovamento, ho rimuginato sulla possibile origine di queste pietre, e ho ritenuto valido e possibile attribuirle alla storia di Pompeo Carafa”.

Didonna ha poi proseguito con la spiegazione delle sue ipotesi, avvalorate da diversi indizi che creano un filo conduttore tra la battaglia di Lèpanto e Noicattaro: sempre all’interno del centro storico, alle spalle del Fossato, c’è un bassorilievo con l’effigie dei cavalieri di Malta, recante la data 1766. È possibile che questi cavalieri, che con dieci galee avevano partecipato alla battaglia come alleati dei cristiani, siano stati in visita nel nostro paese in quell’anno. Un’ulteriore importante prova del collegamento fra Noicattaro e la guerra delle Echinadi è sotto gli occhi di tutti all’interno della Chiesa Madre: i due guerrieri raffigurati in bassorilievo nei riquadri che si trovano alle basi dell’arco di ingresso alla Cappella del Rosario, con data 1581. “A mio parere, questi guerrieri dovrebbero essere proprio il duca di Noja Pompeo Carafa, comandante di galea e fido condottiero della vittoriosa battaglia, e suo cognato Gisolfo Pappacoda, fratello di Isabella. La mia tesi è caldeggiata dal fatto che, in origine, questa Cappella era stata originariamente intitolata dal papa Pio V alla Madonna della Vittoria, proprio in onore del trionfo del duca di Noja, il quale ne aveva oltretutto sostenuto la ristrutturazione. Inoltre, nel bassorilievo i due guerrieri indossano le armature caratteristiche della fazione cristiana, con tanto di elmo da condottiero sul capo di Pompeo Carafa”.

Il professore, infine, chiudendo il cerchio, ha dunque potuto affermare con cognizione di causa che Noicattaro è piena di questi riferimenti alla battaglia lepantina, volti ad esprimere orgoglio e apprezzamento per il signore di Noja, coinvolto nello scontro, ma anche a testimoniare la difesa della cristianità e del territorio dall’assalto dei Turchi. “Scavando al di sotto del Fossato, si potrebbero ritrovare altre iscrizioni di fondamentale valore storico; oppure, chissà, anche delle camere mortuarie, costruite dalle antiche popolazioni nojane per commemorare gli eroi della battaglia” ha concluso Didonna, sollecitando la curiosità verso un nuovo percorso di ricerca.


[da La Voce del Paese del 9 Maggio]

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Commenti 

 
#13 Angelo Cavallo 2015-05-15 12:41
Domenico ciao, veramente di campanile a Noicattaro ce n'è uno solo. Schiere di nullità che hanno contato e contano, purtroppo, ed hanno inciso e deciso su tutto il panorama culturale, compresa quello politico. Hanno tirato le fila di tutto! Ora far finta che questi non conti è da miopi e non rende GIUSTIZIA. ABBIAMO IMPIEGATO SECOLI MA ALLA FINE SIAMO RIUSCITI NEL RISULTATO CHE L'INFERIORE E SUL SUPERIORE..AHINOI. A PRESTO.
 
 
#12 vito didonna 2015-05-15 12:36
Ritorno sull'argomento per confermare che il Settanni non sapeva dei cippi di Lepanto, e in ogni caso , avendolo conosciuto bene, so che questo continuo riferimento alla sua opera, a sproposito, gli avrebbe procurato enorme fastidio.Quanto alle ipotesi di individuazione dei bassorilievi chiarirò pubblicamente i motivi che mi portano ad attribuire le immagini a Pompeo Carafa e Gisulfo Pappacoda..
 
 
#11 Domenico Positano 2015-05-15 10:11
Come al solito a Noicattaro si prende qualunque scusa per discutere e portare le questioni fuori dal seminato. Ogni piccola scoperta anche la più insignificante dovrebbe servirci per ritrovare quella storia che potrebbe restituire una dignità ad un paese, dopo anni di abbandono e distruzione, anche il più piccolo frammento merita di essere studiato, ben vengano le ipotesi giuste o sbagliate che siano, smettiamola con gli stupidi campanilismi politici che ci hanno ridotto allo stato in cui ci troviamo.
 
 
#10 Mingo 2015-05-15 08:54
Troppe associazioni di sinistra stanno mettendo le mani sul nostro patrimonio storico-culturale e questo non va bene.
 
 
#9 Mingo 2015-05-15 08:52
Lasciamo fuori la politica dalla storia locale.
 
 
#8 Mingo 2015-05-15 08:48
Io ci sono nato in quella via e da ragazzo ho visto quella scritta e la effige sul portone di un ex prete di via s. Emilia 18, come ben spiega il Sig. Dipierro è l'effige dei cavalieri del santo Sepolcro e non di Malta.
Mi sembra che qualcuno abbia preso fischi per fiaschi e dico a coloro che ormai sono cittadini molesi di interessarsi della storia di Mola a Noicattaro ci pensiamo noi Nojani.
Lo storico nojano Settanni Giacomo aveva già documenti su questo argomento.
Il prof. didonna su quali basi afferma che i due bassorilievi sono del Pompeo Carafa e Pappacoda?
 
 
#7 nonmangia 2015-05-15 08:11
didonna sappiamo benissimo i tuoi obiettivi da assessore: farti scrivere piu libri possibili
 
 
#6 cittadino Nojano 2015-05-15 06:20
Perché non fare un corteo storico, che raffigura un momento della battaglia.... e con il ricavato iniziare a recuperare queste perle storiche???? Esempi da seguire possono esser Altamura o Gravina in puglia..... pensateci....
 
 
#5 vito didonna 2015-05-14 22:19
Per Franco Dipierro confermo che al n. 18 di via Sig. Emilia vi è l'emblema dei Cavalieri del S. Sepolcro, quanto al Projectmanager invece non esiste in Giacomo Settanni nessun riferimento ai cippi lepantini, anzi nell'opera La fabbrica di S. Maria della Pace pag. 61, il Settanni parla di generici fregi architettonici senza alcuna considerazione per i bassorilievi che ritraggono, a mio parere, Pompeo Carafa e Pappacoda. Nessuno vuole prendersi il merito di una scoperta, quanto considerare che è importante a volte una casuale passeggiata sul campo, che elucubrazioni teoriche senza alcun fondamento. Saluti.
 
 
#4 Netion 2015-05-14 21:55
Grazie Prof, non ragionam di lor...
 
 
#3 Franco Dipierro 2015-05-14 17:03
Il bassorilievo è situato in Via sig.ra Emilia ex Via Gerusalemme e l'effige non è dei Cavalieri di Malta ma dei Cavalieri del Santo Sepolcro ed in quella strada vi era un centro di reclutamento per la Terra Santa. Salviamo la nostra storia dai disastri dell'abbandono e dell'ignoranza.
 
 
#2 Project Manager 2015-05-14 16:39
Avete fatto la scoperta dell'acqua calda perché lo storico Settanni Giacomo ora de cuius era già a conoscenza di quella scritta.
In ultimo non confondiamo gli ing. con gli arch. C'è una bella differenza.
 
 
#1 Cittadina 2015-05-14 16:16
magari si fa qualcosa per il nostro paese visto che progetti si fanno tanti, ma non si conclude mai niente . i paesi limitrofi valorizzano molto la loro storia e centri storici
 

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