Venerdì 06 Dicembre 2019
   
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Maria Palumbo volontaria in Albania per combattere le faide

Noicattaro. Operazione Colomba Maria Palumbo front

 

Da intervistatrice ad intervistata: la nostra collega Maria Carmela Palumbo è ritornata a casa venerdì 8 Maggio, dopo esattamente due mesi trascorsi in Albania come volontaria nel corpo di pace “Operazione Colomba”. Impossibile non intervistarla per renderci partecipi della sua esperienza.

Raccontaci un po’ le dinamiche del tuo viaggio...

Sono stata in Albania dall’8 Marzo all’8 Maggio. Un mio amico mi ha permesso di conoscere l’associazione “Operazione Colomba”, un corpo non violento di pace, che opera in Albania, Palestina, Colombia e Libano. Tra questi progetti ho scelto l’Albania perché mi ha molto colpito il lavoro che avrei dovuto svolgere lì. Il nostro compito era quello di accompagnare alcune famiglie alla “riconciliazione”: infatti in Albania, soprattutto nel nord, esiste ancora il fenomeno della vendetta di sangue, che purtroppo si perpetua da troppo tempo soprattutto a causa della mancanza dello Stato; gli albanesi, per sopperire a questa mancanza, si fanno giustizia da soli, facendo inoltre riferimento al “Kanon”, un codice del 1400 che prevede la vendetta tramite lo spargimento di sangue.

Cosa ti ha spinto a partire?

Mi interessava lavorare con queste famiglie, anche se per me il progetto è stato a scatola chiusa. Sono stata spinta dalla mia forte curiosità di conoscere una nuova cultura, un nuovo territorio, e dalla possibilità di mettermi in gioco.

Arrivata lì, quali difficoltà hai riscontrato?

La prima settimana è stata tragica, volevo ritornare in Italia, mi sentivo un pesce fuor d’acqua perché non riuscivo a capire quella cultura troppo, troppo lontana dalla nostra, nonostante l’Albania non sia poi così distante dall’Italia. Ciò che mi è molto pesato è stata soprattutto la loro mentalità maschilista, perché lì le donne hanno poca importanza ed anche i compiti che noi volontarie potevamo svolgere erano ridotti rispetto quelli dei ragazzi. La difficoltà maggiore è stata sicuramente il comprendere quella cultura e quale potesse essere il mio ruolo lì. Inoltre, combatti molto con il tuo senso di frustrazione: il cambiamento è lentissimo; un percorso di riconciliazione dura anni, ed io essendo rimasta lì solo due mesi ho potuto eseguire solo un pezzettino di questo lavoro, ma non vedrò mai l’opera completa, quindi ti domandi se effettivamente il tuo operato è servito a qualcosa...

E nel tuo lavoro qual è stata la difficoltà maggiore?

Sicuramente la non conoscenza della lingua: anche se in Albania quasi tutti parlano italiano, le famiglie che visitavamo possedevano una bassa cultura e quindi conoscevano solo la lingua albanese. Dal momento che i tuoi messaggi passano attraverso la comunicazione, se non conosci la loro lingua è tutto inutile. Ho dovuto rimboccarmi le maniche per imparare un po’ di albanese.

In che modo aiutavate le famiglie?

In primis il nostro lavoro era con le istituzioni: abbiamo interagito con i vari Ministri per sensibilizzarli a questo fenomeno, tanto che grazie al nostro lavoro il 5 Marzo 2015 per la prima volta il Parlamento albanese ha sottoscritto una discussione con cui finalmente ha riconosciuto il fenomeno della faida, negato da tutti. Inoltre, ogni 12 del mese noi volontari siamo scesi in piazza con delle manifestazioni, fermando la gente e parlando loro di questo fenomeno, per cercare di sensibilizzare la comunità. Infine, ogni pomeriggio visitavamo le famiglie ed attraverso la parola ed il dialogo cercavamo di aiutarli.Importante è stata la condivisione del loro dolore e del loro stesso stile di vita: vivevamo in una casa fatiscente, sporca, fredda, non c’era la fogna, addirittura mancava il pavimento, ed anche se potevamo permetterci di mangiare qualsiasi cosa, visto il costo basso della vita lì, Operazione Colomba “impone” di seguire lo stile di vita delle famiglie che aiutiamo: così facendo, riesci ad immedesimarti nel loro dolore e per questo capire il loro disagio diventa più semplice.

Qual è l’aspetto positivo che ti ha regalato questa esperienza?

Con questa esperienza ho scoperto dei lati della mia personalità che non conoscevo. Lì vivi in una casa con numerosi volontari, che ogni settimana cambiano, visti i nuovi arrivi e le partenze, ed anche se questa situazione mina la stabilità del gruppo che si è formato, come anche il tuo equilibrio, si ha comunque la possibilità di vivere in una “famiglia” in cui ti senti protetta e in cui metti te stessa in discussione: è come se tu avessi dei sentimenti nascosti, ed i volontari lavorano perché tu possa svelare tutte le tue emozioni celate. Questo serve a conoscere te stessa e gli aspetti negativi o positivi del tuo carattere, per poi affrontare il lavoro al meglio.

C’è un aspetto della cultura albanese che ti piacerebbe ritrovare qui?

Il nord dell’Albania corrisponde all’Italia meridionale di 60 anni fa: un territorio molto affascinante, in cui convivono modernità, magari con macchine lussuose, e passato, con i tipici carri trainati dai cavalli. È impossibile riproporre un loro aspetto culturale qui, però ciò che mi ha stupito è la loro ospitalità verso noi italiani: sono molto accoglienti e per questo spesso mi sentivo a casa tra di loro, però poi questa gentilezza verso lo straniero viene a mancare tra gli stessi albanesi.

Rifaresti questa esperienza?

Assolutamente si. Grazie a questa “avventura” ho iniziato a vedere il mondo con occhi diversi. A parte i primi giorni, quando ero lì non sentivo molta nostalgia dell’Italia; invece, una volta tornata a casa, ho subito avvertito la mancanza di quei luoghi, del gruppo e delle esperienze che vivevamo ogni giorno insieme, così tanto che sto pensando di ritornarci il prossimo Agosto per continuare con il mio lavoro. Sono uscita vincitrice da questa esperienza, ed un pezzo del mio cuore ormai è in Albania!


[da La Voce del Paese del 16 Maggio]

Noicattaro. Operazione Colomba Maria Palumbo intero

Commenti 

 
#2 ugo 2016-01-24 17:16
spesso ho l'impressione che tanti volontari mettano se stessi al centro dei problemi, e ''dimenticano'' quelli degli altri
 
 
#1 Loretta Piracci 2015-05-22 22:37
Complimenti Maria, una giovane donna , moderna e con una gran voglia di essere attrice principale del tuo percorso di vita.
il tuo impegno sociale e la tua professionalità ti fanno grande onore e possono ispirare altri tuoi coetanei, me lo auguro, questo tempo ha bisogno di riscoprire i valori degni di una società civile.
La strada che hai intrapreso ti porterà ad un grande futuro ricco di soddisfazioni.
Va e torna sempre più ricca. Grazie per la generosa e puntuale condivisione.
 

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