Festa dell’Annunziata: resiste la tradizione del “U passa pass”. Foto

Noicattaro. Festa dell'Annunziata 2015 front

 

Come ogni anno, nei giorni 17 e 18 Maggio hanno luogo i festeggiamenti in onore della Madonna dell’Annunziata. Si tratta di una ricorrenza che affonda le sue origini nel lontano ‘700, quando la chiesa di “saop e meur”, situata in via Oberdan, fu dedicata all’Annunziata. Da allora si svolge ogni anno una processione: la Vergine Maria esce dalla sua teca e passa per le vie del paese. Negli ultimi decenni questa ricorrenza - in passato considerata dai nojani una delle feste più importanti dell’anno - ha perso parte del suo fascino e sempre meno fedeli vi partecipano.

Due giorni di festa per le celebrazioni della Madonna dell’Annunziata. Sabato 17 si è svolta la processione con in testa la statua della Vergine Maria, a cui hanno preso parte pochi fedeli. È curioso apprendere che, tempi addietro, alla processione partecipavano le bambine indossando un corto abituccio bianco e il velo da sposa delle loro madri, tanto che si usava l’espressione “a pr-gg-ssiao-n d iangiolett” (la processione degli angioletti). Un corteo, quello di un tempo, sfarzoso, in cui le bambine, nell’innocenza della loro età, ostentavano i gioielli di famiglia.

Come da tradizione il giorno successivo, e quindi domenica 18, è stata officiata, tra le mura della chiesa dell’Annunziata, la Santa Messa e subito dopo si è dato spazio al rito del “U passa pass”. “Una pratica tutta meridionale di propiziazione per invocare la guarigione dei bambini affetti da ernia inguinale”, si apprende dall’articolo pubblicato da Rita Tagarelli su “Il Bollettino della Madonna della Lama”. Quindi i genitori o i padrini si rivolgevano alla Vergine Maria per ottenere una grazia. Oggi chiaramente ci si rivolge con uno spirito diverso. I bambini vengono benedetti affinché possano essere protetti e custoditi e, allo stesso tempo, ci si augura che l’aspersione dell’acqua santa possa guidare i genitori ad educare i loro piccoli.

“Credo tanto in questa benedizione: è un modo per custodire l’innocenza del piccolo e aprire il suo cuore all’annuncio della vera gioia. Lo Spirito aiuterà mio figlio a vivere in sapienza e grazia”; queste sono le parole di un genitore che era presente al rito del “U passa pass”. È chiaro che il rito, col passare del tempo, abbia conservato alcuni aspetti e perso altri, legati soprattutto alla sfera della superstizione. Tuttavia è rimasta, ancora oggi, la consuetudine di porre sull’avambraccio del bambino un nastro, simbolo del legame che si crea tra quest’ultimo e il genitore o “comare”. Importante, ha insistito il diacono Arcangelo Porrelli, è la figura del “comare”, che dovrà accompagnare il fanciullo nel suo precorso di fede.

La celebrazione si è conclusa con l’aspersione dell’acqua santa e con il monito da parte di don Oronzo, di dare valore alla benedizione ricevuta e di svolgere al meglio il proprio compito di guide spirituali.


[da La Voce del Paese del 23 Maggio]

Qui alcune foto, a cura di Gianluca Palmisano e Maria Carmela Palumbo.