L’origine di Noja. La seconda parte dell'analisi dell'arch. Ardito

Noicattaro. Origini Noja front

 

Un paio di settimane fa la nostra testata ha proposto il pensiero dell’arch. Vito Ardito sull’origine insediativa araba di Noicattaro, discordante dall’opinione dello studioso di storia locale, prof. Vito Didonna, il quale nei suoi scritti dichiara invece che Noa ha una matrice greca-arcaica.

Secondo quanto sostenuto dall’architetto dunque, Noja è sorta su un villaggio peucezio pagano (Vicus), e stando alle testimonianze fisiche e ai ritrovamenti archeologici, il piccolo centro insediativo urbano pre-romano e successivamente romano nel nostro territorio è stato Azetium. Quest’ultimo era localizzato ad est di Noja, sull’attuale piccola altura oltre lama Giotta, più precisamente in località Castiello. Il primitivo insediamento di Azetium esisteva ancor prima della comparsa di Noja e Rutiliani, ed esso fu centro urbano di riferimento per le tribù indigene peucezie e non per quelle greco arcaiche, giunte in loco in un secondo tempo.

I peucezi, in realtà, frequentavano il nostro territorio già in un’epoca contemporanea a quella cretese e micenea, e i reperti archeologi tombali ritrovati nei siti Cipierno e Calcare ne sono la conferma poiché mostrano connotazioni stilistico-simboliche di origine peucezia-arcaica e, si badi bene, non arcaico-greca. Nello specifico, sono state ritrovate ceramiche decorate a motivi geometrici (con anelli a svastica) ed esse sono in realtà una particolarità della raffigurazione magico-religiosa tipica della civiltà Japigia, Peucezia e Daunia.

Un’altra caratteristica che denota l’appartenenza di tali reperti ai Peuceti è la sepoltura rannicchiata del defunto, unitamente al corredo funerario, come cinture, spade, vasi o anelli; essa è un contrassegno inequivocabile della civiltà Japigia della Puglia arcaica.

Volendo entrare ancor più nel merito della sua tesi, l’architetto Ardito passa in rassegna gli aspetti stilistici e simbolici della principale Chiesa (romanica) di Noicattaro, S. Maria della Pace, dando prova di come l’interno della stessa abbia i capitelli di stile longobardo, con chiara influenza araba. Tale Chiesa fu edificata in un contesto di strategia politico-religiosa nel periodo di conquista longobardo-bizantina della nostra regione, e l’assoggettamento a simile forma di potere del villaggio di Noja è confermato dalla presenza di una serie di elementi caratteristici del tempio, che tra l’altro non hanno alcunché in comune con la cultura figurativa e simbolica antica arcaica. Tra questi vi ritroviamo: i portali eseguiti con la tecnica scultorea a traforo (facciata principale laterale), il campanile, costruito nel periodo normanno nel XI secolo, il quale presenta all’esterno un romanico pugliese con evidente influenza araba, e il finto portico laterale della Chiesa matrice che riassume le componenti stilistiche romaniche e bizantino-arabe.

In conclusione, quindi, il centro urbano di riferimento delle tribù peucezie fu Azetium, e l’origine insediativa di Noja e Rutigliano avvenne in seguito all’abbandono di Azetium in età longobarda-bizantina-araba (VII-VIII sec.); inoltre, i villaggi iniziali furono quelli che gravitavano intorno al centro primordiale e che erano posizionati in maniera arretrata rispetto al mar Adriatico.

Ringraziamo l’arch. Ardito, che con le sue ricerche ha fornito un punto di vista storico sull’insediamento urbano di Noja diverso dai precedenti, e la redazione si augura che questi articoli abbiano incuriosito la cittadinanza sulle origini a quanto pare ancora dibattute del nostro paese.


[da La Voce del Paese del 29 Maggio]

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