Martedì 07 Dicembre 2021
   
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Ideologia gender. Le riflessioni del "Movimento per la Vita"

Noicattaro. Conferenza gender front

 

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta di M. Gabriella Caprio, membro dell’associazione “Movimento per la Vita”, la quale ci espone le sue riflessioni circa l’incontro dello scorso 28 Aprile sull’ideologia gender. Noi ve la proponiamo così come vi offriamo il video integrale del convegno. Buona lettura e buona visione.

Conoscevo i contenuti che l’avv. Gianfranco Amato avrebbe trattato, avendo letto il suo ultimo libro e  visto alcuni video delle sue conferenze postati in Rete, ma mi hanno sorpreso e molto edificato il coraggio e la passione civile con cui il presidente dell’Associazione Giuristi per la vita ha esposto la sua accurata e documentata ricostruzione del tentativo di indottrinamento che da alcuni anni si sta operando, in modo sempre più pervasivo, nelle scuole e  in tutti i contesti culturali del nostro Paese.

In sintesi il percorso tematico tracciato da Amato:

Sulla cosiddetta “teoria gender” regna oggi, nell’opinione pubblica, una grande confusione, la si confonde facilmente con l’educazione sessuale o con la rivendicazione  alla piena parità uomo-donna;  dovendo darne una definizione sintetica la si può descrivere come  l’idea secondo cui l’essere uomo o donna  non corrisponderebbe a un dato biologico ma ad una costruzione culturale. L’identità sessuata, cioè l’essere uomini o donne, viene sostituita dall’identità di genere, cioè dal “sentirsi” tali, a prescindere dal dato biologico, con la possibilità di variare il proprio orientamento sessuale in base alla “percezione”del momento (attualmente le possibilità di scelta indicate su Facebook sono oltre 70). Che una simile teoria sia “uno sbaglio della mente umana”, come è stata definita da Papa Francesco, basterebbe un po’ di sano buon senso a dimostrarlo, eppure oggi  la si presenta  come una delle più luminose conquiste del progresso e la si supporta con ricerche pseudo-scientifiche, imponendola, in modo spesso subdolo, attraverso tre canali privilegiati: il  normativo, il giudiziario, il culturale.

Canale normativo:

La strategia propagandistica gender sta utilizzando oggi in Italia, come “cavallo di Troia”, alcune proposte di legge attualmente in esame al Parlamento, tra cui il DDL Scalfarotto, già approvato alla Camera il 19 settembre 2013, che introduce il reato di omofobia e transfobia. Il problema è capire cosa sia questa famigerata omofobia; non vi è nessuna definizione della scienza medica che la annoveri tra le varie “fobie” e non c’è nessuna legge dell’ordinamento giuridico italiano che ne definisca la natura di reato; non lo fa neppure il DDL Scalfarotto, nonostante sia nato con la pretesa di combattere il fenomeno che ne deriva, pretesa evidenziata fin dal titolo: “Disposizioni in materia di contrasto dell’omofobia e della transfobia”.

A parte l’ingenuità culturale di credere che un comportamento discriminatorio come l’intolleranza verso gli omosessuali, i transessuali, o verso qualsiasi altra persona percepita come “diversa”, possa essere combattuta efficacemente a suon di norme repressive, va considerato l’altissimo rischio dell’uso strumentale che si potrebbe fare di tale legge: l’indeterminatezza del concetto di omofobia rende questa nozione pericolosamente manipolabile. Chiunque esprima in materia di etica sessuale un’opinione diversa da quella propagandata dalla gender-intellighenzia potrebbe essere tacciato di omofobia. Se l’omofobia, privata di una definizione certa, viene ridotta a un mero contenitore, ciascuno può arrogarsi il diritto di riempirlo come meglio gli aggrada, basandosi  per di più non sul tenore letterale di ciò che viene detto dal presunto omofobo ma semplicemete sulla percezione che ne ha avuto la sedicente vittima.  È ordinaria amministrazione ormai sentirsi additato come omofobo, talebano, integralista, oscurantista, rozzoignorante, ottuso bacchettone ecc. qualora si esprimano le proprie convinzioni morali attraverso giudizi relativi, è da sottolineare, non alle persone, sempre da rispettare nella loro sacrosanta dignità in qualunque circostanza, ma ai loro comportamenti in campo sessuale.

Lo sa bene la professoressa Adele Caramico, il “Mostro di Moncalieri” sbattuto sulle prime pagine dei giornali nello scorso Novembre: è stata sottoposta per 20 giorni ad una vergognosa campagna diffamatoria per quella che si è dimostrata poi  essere semplicemente la  calunnia di un suo studente. L’insegnante venne completamente prosciolata dalla Commissione d’inchiesta predisposta, ma nessuno dei suoi indignati accusatori (dirigente scolastico, sindaco, parlamentari, giornalisti) ha sentito il bisogno di chiederle scusa. Non solo: per la grave scorrettezza commessa dal suo alunno non è stato preso alcun provvedimento scolastico disciplinare: al ragazzo (un attivista dell’ArciGay) è stato assegnato, anzi, un bel nove in condotta, con la motivazione che sia comunque da considerarsi “vittima” per essersi sentito ferito dalla “percezione”soggettiva che ha avuto di alcune risposte date (su sua insistente richiesta) dall’insegnante. Ciò che conta, appunto, è la percezione, non il contenuto oggettivo di ciò che si dice. Se questo principio passasse da un’aula scolastica ad un’aula giudiziaria è palesemente evidente quali sarebbero le conseguenze penali che ne deriverebbero in termini di grave limitazione della libertà di opinione.

Un altro esempio della pericolosità insita nell’indeterminatezza in cui è lasciato il concetto di omofobia: lo scorso Febbraio a Roma viene affisso un manifesto con il volto di una bambina e la scritta “L’adozione è un diritto dei bambini non degli adulti”. Contro questa frase si scatenano non solo tutte le associazioni LGBT (Lesbiche, Gay, Bisexual, Transgender) ma anche il sindaco di Roma Ignazio Marino e il presidente della Regione Lazio Zingaretti, che definiscono l’iniziativa “una grave istigazione all’odio omofobico”.

Il tentativo ideologico che porterebbe ad omologare tutto e tutti in una sorta di deviante e mortificante “pensiero unico” (come  denunciato da Papa Francesco l’11 aprile 2014, nel discorso tenuto ai rappresentanti dell’Ufficio Internazionale Cattolico dell’Infanzia) è già in atto in Italia ed è sempre più spesso veicolato da iniziative delle pubbliche istituzioni.

Canale giudiziario:

Nell’art. 1 lettera A del disegno di legge originario presentato dall’on. Scalfarotto si leggeva: “Ai fini della legge penale si definisce per identità di genere la percezione che un soggetto ha di sé come appartenente al genere femminile o maschile, anche se opposto al proprio sesso biologico”. L’articolo, in seguito alla campagna mediatica attivata dai Giuristi per la vita, è stato poi espunto dal DDL, ma quello che è uscito dalla porta della legge è rientrato dalla finestra della Magistratura. Lo scorso 4 novembre il tribunale di Messina ha emesso una sentenza in cui si afferma che l’identità di genere di una persona “può prescindere transitoriamente o definitivamente dall’intervento chirurgico che modifica i suoi caratteri sessuali primari”.  Era successo che un ragazzo di 21 anni si era rivolto all’Ufficio Anagrafe pretendendo che sulla sua carta d’identità fosse indicato come donna senza doversi sottoporre a nessun intervento chirurgico. I giudici gli danno ragione e impongono all’ufficiale di stato civile del Comune di Messina di identificare come femminile il sesso del ragazzo. Quindi abbiamo già in Italia il caso di un soggetto cromosicamente maschio che sulla carta d’identità risulta essere femmina: il gender sta penetrando anche attraverso il braccio armato della legge.

Canale culturale:

È la scuola purtroppo il campo in cui gli effetti dell’indottrinamento gender sono più devastanti. Tra gli episodi più noti all’opinione pubblica nazionale c’è quello accaduto circa un anno fa  al liceo Classico Giulio Cesare di Roma: in due classi di quinta ginnasio due insegnanti danno da leggere ai ragazzi il romanzo “Sei come sei”  di Melania Mazzucco che affronta, tra l’altro,  in modo assai discutibile, le tematiche dei rapporti fisici tra ragazzi dello stesso sesso e della procreazione assistita. Nel primo caso viene descritto con un linguaggio da rivista pornografica il rapporto orale tra due ragazzi, nel secondo caso, ovvero la fecondazione artificiale per le coppie gay, viene descritto, con la stesso stile lessicale, l’atto di masturbazione di un omosessuale  per il prelievo del seme. Alcuni studenti restano turbati dalla lettura e ne parlano con i genitori. Una ragazza in particolare dichiara di essersi sentita “violentata nella sua sensibilità”. I genitori leggono tutto il libro e si indignano non solo per la presenza di scene di sesso osceno ma soprattutto per la visione antropologica veicolata dal libro, radicalmente contraria ai principi morali che essi vorrebbero trasmettere ai propri figli. Da qui la decisione di intraprendere un’iniziativa legale contro la scuola. La vicenda è finita in Senato, a seguito della interrogazione presentata dall’onorevole Carlo Giovanardi, in cui vengono riportati integralmente i passi del romanzo contestato. In data 7 maggio 2014 il presidente del Senato Pietro Grasso invia al senatore Giovanardi la lettera prot. 3030/S in cui, rifacendosi all’art. 146 del Regolamento del Senato, chiede di apportare modifiche al testo dell’interrogazione in quanto formulata “in termini sconvenienti”. Quindi ciò che è ritenuto osceno e sconveniente per un’aula parlamentare diventa educativo per un’aula scolastica frequentata da quattordicenni e quindicenni!

Il vero problema di questa surreale vicenda  sta nel fatto che i genitori non siano stati minimamente coinvolti nella discutibile scelta educativa degli insegnanti,  in aperta violazione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo che all’art. 26, terzo comma,  sancisce il “diritto di priorità che i genitori hanno nella scelta di istruzione da impartire ai loro figli”e all’art. 18 garantisce e tutela il diritto dei genitori di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, i propri valori religiosi nella educazione. Questi principi sono stati espressamente proclamati nel 1948, dopo che l’esperienza storica aveva dimostrato quanto fosse stato devastante ed esiziale il sistema di istruzione statale del Terzo Reich. Ora come allora il tentativo di sottrarre i ragazzi all’ambito educativo naturale della famiglia è una tentazione sempre viva del potere. E che nella scuola italiana sia in atto una vera e propria strategia di colonizzazione ideologica stanno a dimostrarlo le numerose iniziative avviate in esecuzione alla Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale  e sull’identità di genere (2013.2015), documento propagandato dall’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale) – Presidenza del Consiglio dei Ministri, in esecuzione della raccomandazione CM/REC(2010) del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa. Le insegnanti del liceo romano non hanno fatto altro che eseguire la richiesta, presente in questo documento, di diffondere nelle scuole la teoria del gender attraverso materiale didattico funzionale allo scopo.

Oltre che dei principi sanciti negli articoli 18 e 26 della Dichiarazione dell’ONU, la Strategia  Nazionale imposta dall’UNAR si pone anche in palese violazione dell’art. 30 della nostra Costituzione che garantisce e tutela il diritto dei genitori a educare i propri figli. Il documento, inoltre, è stato adottato omettendo la consultazione di tutte le parti sociali interessate, con specifico riguardo ai genitori e ai docenti, violando in tal modo il principio ribadito all’interno dello stesso documento (pag.16) e il principio previsto nella stessa Raccomandazione europea (Allegato VI, n.31), di cui è emanazione.

Della medesima strategia predisposta dall’UNAR facevano parte anche i tre opuscoli pubblicati nel gennaio 2014 intitolati “Educare alla diversità a scuola”, destinati rispettivamente alle scuole elementari, medie e superiori. I libretti avevano un’evidente natura propagandistica a favore dell’ideologia gender e omosessualista e nelle premesse si sosteneva che, tra i vari criteri per definire l’omofobo, ve ne sono in particolare quattro: il  grado di religiosità - il credere “ciecamente” ai precetti religiosi - sostenere che l’omosessualità è un peccato - sostenere che l’unica attività sessuale lecita è quella aperta alla vita.

Grazie alla tempestiva denuncia dell’avv. Amato, che ha evidenziato come tali affermazioni siano gravemente lesive del diritto alla libertà religiosa sancito dall’art.19 della Costituzione, e alle azioni legali intraprese dall’associazione Giuristi per la Vita, gli opuscoli (costati ai contribuenti italiani 24.200 euro) sono stati ufficialmente ritirati.

L’applicazione della Strategia nazionale, però, continua in ogni grado di scuola, a partire da quella materna. Sono inquietanti le fiabe e le filastrocche, le pubblicazioni, i giochi e le attività didattiche che circolano in numerose scuole materne ed elementari in esecuzione di un altro documento programmatico: lo Standard per l’Educazione Sessuale in Europa, predisposto dall’Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS, la cui diffusione in Italia è partita da fine ottobre 2013. Per averne un’idea: i bambini della prima fascia di età, da zero a quattro anni, devono essere iniziati alla “masturbazione infantile precoce”, alla “scoperta del proprio corpo e dei propri genitali”, e ad “acquisire consapevolezza dell’identità di genere” (da 0 a 4 anni!).  Il tutto confezionato nella cornice politicamente corretta e rassicurante di progetti educativi finalizzati alla “promozione delle differenze” e all’affrancamento dagli “stereotipi”. “Educare alla diversità”, si dice. Peccato che almeno una di queste diversità, quella assolutamente originaria, quella tra maschietti e femminucce, quella tra mamma e papà, in breve la differenza sessuale, venga invece trascurata, dissolta e perfino contestata come obsoleto “stereotipo culturale”.

È evidente, quindi, quanto alta sia la posta in gioco. Sul fronte legislativo, educativo, mediatico, è in atto una strategia potente e pervasiva per imporre una nuova visione dell’uomo che destruttura i fondamenti della sessualità umana, annulla il maschile e il femminile per introdurre l’irrealtà di un godimento usa e getta, senza radici, senza legami e senza etica. Le ideologie gender e omosessualiste, fatte proprie oggi dall’attivismo gay e femminista radicale, sembrano  tutte contrassegnate da un deliberato livore antifamiliare. Come se la famiglia non fosse la più naturale delle società, ma un baluardo ostile inventato per chiudere la strada alla conquista di ogni altra libertà. Anche quella di liberarsi dal senso morale, o anche solo dal buon senso.

Da docente impegnata, pur con tutti i miei limiti, nell’educazione dei miei alunni (insegno da trent’anni nella Scuola Superiore), tocco con mano quanto i nostri ragazzi siano sempre più fragili, paralizzati nella volontà di impegnarsi e nella stessa capacità di sperare. L’inganno di queste nuove ideologie, che loro respirano soprattutto attraverso l’atmosfera digitale in cui sono costantemente immersi, rischia di rendere più deboli e insicuri i loro propositi sentimentali, minaccia di trasformare le loro relazioni in un magma fluttuante, dominato dall’incertezza e dal dubbio, in cui, se tutto è permesso, nulla sembra avere più valore autentico. Ma dai loro sguardi, dalle loro domande, dalle  loro insofferenze mi accorgo anche di quanto desiderio ci sia in loro di respirare aria pulita, e non solo  in senso atmosferico; dai loro slanci, se pur passeggeri, si percepisce di quanta generosità siano capaci quando hanno la convinzione di impegnarsi per una giusta causa, di quale sete abbiano di conoscere cose vere, belle, di avere come punto di riferimento adulti veri, coerenti  e credibili.

Abbiamo, oggi più che mai, la responsabilità morale di rispondere alle loro domande di senso con proposte educative alte, che facciano loro gustare tutta la ricchezza e la bellezza di una vita spesa alla ricerca del vero e del bene.

M. Gabriella Caprio

Movimento per la Vita Noicàttaro

Questo invece, il video integrale della serata. Se non riuscite a visualizzarlo, cliccate qui.

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