Giovedì 15 Novembre 2018
   
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Noicattaro sotterranea, rinvenuto un probabile sepolcreto. Foto

Noicattaro. Scoperta sepolcreto front

 

Facendo appello alla sua cultura, alle sue competenze storiche, nonché alle sue conoscenze del territorio, il professor Vito Didonna spiega le ragioni che lo inducono a credere che quello scoperto sia effettivamente un sepolcreto, situato nel centro storico, proprio accanto all’ingresso del vecchio palazzo ducale. “Il primo elemento certo - esordisce il professor Didonna - è la presenza di una maschera apotropaica non connotata all’ingresso di un’abitazione, ma all’angolo di due strade a quasi 2,5 metri di altezza” (angolo via Crapuzzi, ndr). In tal modo, in effetti, diviene possibile osservare la maschera dall’alto in basso, preservando la stessa da possibili danni. Poiché è un elemento che ispira paura, tensione, si richiama alle maschere del teatro Greco. Solitamente le maschere apotropaiche osservabili a Noicattaro risalgono agli anni di fine ‘800 - primi ‘900; quella in questione è invece medioevale e, come detto, nella sua espressione incute paura a chiunque inizi a percorrere il vicolo cieco che conduce al sepolcreto.

“Altro dato incontrovertibile - spiega il professore - è la presenza di un epitaffio inciso su pietra viva ben sagomata da mani esperte (20x40 cm), situato a 5 metri di profondità e posizionato sull’architrave di una porta altrettanto ben sagomata”. La porta in questione mette in comunicazione due ambienti: quello del deposito e quello della cisterna. All’epoca della loro costruzione (1000-1200 d.C.), i due ambienti suddetti erano separati, resi poi comunicanti con buon margine di probabilità nel 1461, data riportata sull’epitaffio. La porticina che consente l’accesso al sepolcreto è situata proprio accanto al portone d’ingresso del vecchio palazzo ducale dei Carafa. Uno schizzo molto attendibile dello stesso professor Didonna, mostra come l’architrave sia formata da tre pietre squadrate, con l’epitaffio riportato su quella in alto dove è possibile leggervi: 9, Croce Greca, 9, IONS, AI (o A1), un segno indecifrabile, 1461, dove è probabile che il 9 ripetuto indichi il numero delle persone seppellite.

La scoperta è avvenuta per caso, allorché il carpentiere Antonio Montanaro ha invitato il professor Pellegrino (il quale sta conducendo una ricerca sulle cisterne) a visionare appunto una vecchia cisterna presente nel sito. Sceso a cinque metri di profondità, nel passare da un vano all’altro il professor Didonna scorge la presenza dell’epitaffio. Dopo numerosi tentativi di recupero (scalpellamenti, pulizia con liquidi speciali), è finalmente risultato possibile decifrarne la dicitura riportata. Secondo la tesi interpretativa del più volte menzionato professor Didonna, l’elemento che fa pensare a un sepolcreto utilizzato da una famiglia Ionico-Greca, è innanzitutto la presenza della Croce Greca assieme alla dicitura IONS, cioè Ioni. Quella del 1461 rappresenta una data fondamentale, poiché in quel periodo a Noicattaro dominava il Signore Francesco I Del Balzo, membro di una grande famiglia di feudatari della corona aragonese che dominava nell’Italia meridionale. I Del Balzo, oltre a possedere territori nella provincia di Bari, nella provincia di Lecce - tra cui Ugento, Presicce, Nardò - erano molto radicati nella Francia centrale da dove deriva il nome originario (Des Baux, signori della Provenza). In virtù di una politica matrimoniale, avevano poi acquisito territori nella Grecia, nell’Acaya e nella zona di Costantinopoli. Vien dunque da supporre che Francesco I Del Balzo avesse al seguito un insieme di persone costituito da un’intera colonia Greca.

Com’è noto, nel periodo di interesse (1461) solo i morti cristiani cattolici erano sepolti sotto le chiese, mentre gli ebrei e le popolazioni di altra religione venivano sepolti al di fuori. Nella chiesa Madre di Noicattaro vi è appunto un esempio di tumulazione esterna alla chiesa di un gruppo di ebrei, con tanto di dicitura sull’ingresso laterale. Dal momento che i Greci ortodossi non potevano entrare nel cimitero cattolico, viene allora da pensare che questa antica cisterna sia stata adattata a sepolcreto.

Particolare da non trascurare è l’adattamento della porta, successivo alla costruzione della cisterna: mentre quest’ultima è stata costruita con pietre rozze e terra rossa, l’adattamento costruttivo dell’ingresso al sepolcreto è stato realizzato a regola d’arte da persone molto esperte nelle misure, nello squadramento delle pietre e nelle incisioni del carattere.

I dati che tuttavia potrebbero far supporre che non si tratti di un sepolcreto, riguardano l’assenza di resti umani associata all’assenza di manufatti o di qualsiasi altro corredo funerario. “Questo lo si deve al cambio di destinazione dei locali - spiega il professor Didonna - in seguito utilizzati come deposito di legna da parte degli abitanti dei piani superiori o come ricovero per le pecore. In questo frangente i resti umani sono scomparsi, oppure traslocati altrove durante il periodo della peste”.


[da La Voce del Paese dell'11 Luglio]

Qui tute le foto in esclusiva.

Commenti 

 
#5 Domenico Positano 2015-07-17 19:12
Interessante, bisogna approfondire.
Invece per la scritta dovrei vederla perché non condivido la teoria del numero dei sepolti, è più probabile che sia un nome o un indicazione intera anziché due parole, mentre sotto è scritto AD 1461, quello che vi è sembrato AIO è un modo arcaico di scrivere Anno Domini.
Comunque ottimo lavoro continua a indagare quella chiesetta sconsacrata ha ancora molto da raccontare.
 
 
#4 vitodidonna 2015-07-17 12:20
in effetti Domenico si trova proprio lì.. poi in fondo al sepolcreto c'è una porta murata che dovrebbe dare proprio nello slargo dove insistono le pietre lepantine.
 
 
#3 Domenico Positano 2015-07-17 10:38
Caro Vito, non ho capito dove si trova esattamente, ma se è in fondo a via Crapuzzi non potrebbe essere che scendendo ti ritrovi sotto la chiesetta che affaccia nel fossato dove hai trovato le pietre con l'iscrizione lepantina.
In ogni caso un altra interessante scoperta, che aggiunge un ennesimo tassello alla storia di Noja che la maggior parte dei nojani si ostina ad ignorare.
 
 
#2 vitodidonna 2015-07-16 14:06
a volte la memoria non è una buona compagna...nessuno dei citati nell'articolo all'epoca della demolizione del Soccorso era partecipante politicamente. Ci sono i documenti per questo sig. Latrofa...basta consultarli. Cordialità.
 
 
#1 Vito Latrofa 2015-07-16 13:00
Ma gli esperti della Sovraintendenza sono stati interpellati? E' strano vedere questa fioritura di esperti locali che hanno partecipato nel passato alla demolizione dell'era " Saponaro" ricordate quella della chiesa del Soccorso e dei quartiere attiguo. Mi auguro una attenzione a 360°.
 

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