Domenica 17 Novembre 2019
   
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L'uomo di Torre a Mare. Tra pensieri e meraviglia

Torre a Mare. Il Lido Azzurro tanti anni fa front

 

Si fa sera, una tavolozza colorata avvolge il piccolo borgo pelosino. Le tinte di viola sfumano i contorni di arancione, le nuvole disegnano la meraviglia nel cielo. Le barche ondeggiano nel piccolo porticciolo, i pescatori tornano a casa, i “pellegrini” dei borghi limitrofi invadono il piccolo quartiere. L'orizzonte si concede ancora una volta al sole che, stanco, si adagia nell’azzurro mare, lasciando il cielo alla luna. La sera avanza, dal mare giunge una brezza piacevole, che nell’avvolgerci spalanca le più recondite e misteriose vie dei pensieri. Passeggiamo lungo il braccio a maestrale, le chiacchiere dei passanti non ci sfiorano, il profumo del mare ci appare familiare e al tempo stesso sconosciuto, a fatica ci divincoliamo tra gli ambulanti, non ci curiamo delle bottiglie abbandonate sul molo, non cerchiamo il lampeggiante della pattuglia dei Vigili, persino l’assordante rumore dei motori dei mostri di metallo ci lascia indifferenti. Questa sera vogliamo regalarci, passo dopo passo, un avventura metafisica, vogliamo abbandonarci ai nostri pensieri annegare nella meraviglia dei dettagli, affondare nelle tante contraddizioni. Torre a Mare è questo: pensieri, meraviglia e contraddizioni, che giorno dopo giorno si nascondono nella grotta della Regina, si palesano meravigliosamente a Cala Settanni, si rincorrono lungo gli scogli di Punta La Penna, per poi irrompere rabbiosamente nei nostri occhi.

Pazzamente ci confondiamo tra la generazione del selfie e degli smartphone, sfuggiamo ai tag, perchè questa sera vogliamo solo essere noi, vogliamo danzare il tango con le stelle, vogliamo che la luna ci risponda, vogliamo che le piazze e le strade ci parlino ed ecco che passo dopo passo incontriamo l’uomo di Torre a Mare. Un uomo lontano anni luce dai social network, una persona che silenziosamente custodisce qualcosa che forse, nostro malgrado, non siamo degni di conoscere: una enciclopedia di tradizioni e racconti, di un tempo che non vuole scorrere e adagiarsi nel dimenticatoio.

Ormai è scuro e mentre la piazza sembra un puzzle umano, ci allontaniamo percorrendo via Principe di Piemonte, scendiamo verso cala Fetta ed ecco che il nostro amico prende fiato e senza voltarsi ci racconta di quando c’era il lido Piccola Nizza, quando le barche dei pescatori, rigorosamente a remi, pescavano nelle piccole insenature che dolcemente cullavano le chiglie sino a cala Fetta, passando per la grotta della Chiave. Chiudiamo gli occhi e ci lasciamo andare per un attimo a quel tempo lontano, ci sembra quasi di vedere ancora la struttura del rinomato lido, cerchiamo di udire il chiacchiericcio delle famiglie, inutile, forse siamo indegni di tanta meraviglia. L'uomo di Torre a Mare procede a testa bassa, ogni tre passi un lungo sospiro, preannuncia una frase, un aneddoto, un principio di racconto.

I rumori della piazza ci appaiono lontani le luci lasciano spazio al chiarore della luna, che disegna nelle onde una striscia di riflessi infiniti, continuiamo a passeggiare ed ecco che il passato torna violento a tormentare i nostri pensieri: siamo a Grotta Regina. La spiaggia storica di Torre a Mare, oggi un manufatto in totale abbandono, lasciato alla merce di vandali e dannati. Il nostro amico si stringe nella sera, sporgendosi dalla balconata, che per fortuna resiste al peso dei suoi ricordi. Ci guarda e ci racconta di quando negli anni Settanta era la spiaggia delle famiglie, delle mamme, eppure ancora oggi conserva intatto il suo fascino. Ci racconta di quando da ragazzi si correva per le strade, quando la Torre Angioina dominava l’intero quartiere, quando alla sera al rientro a casa i genitori erano pronti a punirli per il ritardo o per un pantalone strappato.

Avevamo poco - continua - praticamente nulla, eppure non ci siamo fatti mancare nulla. Ci bastava un bagno nel porto, una partita a calcetto dietro la ‘Contessa’, un’abbuffata di gelsi rossi di quell’albero che ormai da anni non c’è più”.

Con tristezza ci ricorda di quando i nonni li accompagnavano nella Lama Giotta, lungo quei sentieri meravigliosi, oggi abbandonati e pieni di immondizia. Non siamo in grado di capire, vorremmo cogliere il passato, proiettarci indietro e capire cosa ci siamo persi, ma forse è tutto inutile; non potremmo comprendere cosa rappresentava questo luogo, questi profumi, queste tradizioni.

La malinconia ci assale, domande si mescolano a rabbia. Ci giriamo e ci ritroviamo soli, il nostro amico non c'è più. Forse quella Torre a Mare non c’è più eppure ancora oggi a distanza di anni siamo stati capaci di cogliere qualcosa che non abbiamo avuto il privilegio di vivere, ma che forse un giorno avremo l’onore di raccontare.


[da La Voce del Paese del 25 Luglio]

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