Martedì 19 Marzo 2019
   
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Didonna illustra il percorso seguito in merito a due recenti scoperte

Noicattaro. Scoperte prof. Didonna front

 

Siamo nel 1600 circa, quando Pompeo Carafa, sepolto oggi ai Cappuccini - per inciso sposo di Isabella Pappacoda, nonché comandante delle navi che combatterono la battaglia di Lepanto - decise di stravolgere l’urbanistica di Noicattaro. Progettò così via Carmine con chiesa annessa e, soprattutto, ampliò la sede della famiglia ducale dei Carafa, spostandola dal vecchio Castello medioevale in via Cesare Battisti, alle spalle, dove esiste appunto questa grandiosa residenza con relativo giardino. Tale breve premessa è di particolare importanza in quanto collegata ad alcune recenti scoperte del prof. Vito Didonna, consistenti in due momenti.

Qualche tempo fa Michele Dipinto, in una sua litografia, ricostruì l’aspetto esterno del Palazzo Ducale con gli stucchi barocchi, soprattutto quelli presenti nella parte nord - osservabili ancora adesso - tra cui lo stemma gentilizio. Vien da chiedersi come mai oggi questi stucchi non si apprezzino nel lato est. L’ipotesi più plausibile, confermata poi dalla prima scoperta in questione, è che dopo la caduta della feudalità, quando i Carafa ritornarono a Napoli, il palazzo fu venduto a privati. In questi 200 anni vi sono infatti state delle ristrutturazioni selvagge, tra cui la manomissione del lato est del palazzo in oggetto. Dalla manomissione si è fortunatamente salvata una lettera cubitale, la famosa lettera A, che fa capire come l’intera facciata fosse ricca di addobbi floreali, come l’altra similare. “A mio parere - sostiene il prof. Didonna - la lettera A è l’iniziale di AD, seguita probabilmente da una data, oppure costitutiva del nome della famiglia Carafa, apposto appunto allo scopo o, quantomeno, del nome del progettista, data inclusa”. Sul lato est del palazzo rimane dunque solo tale lettera, collocata sulla parte alta di una finestra che da sul giardino del fabbricato. Questo conferma il disegno elaborato da Michele Dipinto qualche anno fa, come del resto osservabile nella specifica foto.

Altra scoperta del prof. Didonna è quella relativa alla dimora della professoressa Caterina Fioravanti, docente della Lute, la quale abita nel lato est del Palazzo Ducale. Su invito della prof.ssa a visionare l’abitazione in questione, il prof. Vito Didonna ha scorto la presenza del soffitto ligneo originariamente presente nel Palazzo Ducale. Dalle foto scattate dal sig. Positano, uno dei proprietari, si evince appunto la presenza del soffitto ligneo istoriato presente fino agli anni ’80. Durante una ristrutturazione degli anni ’80, eseguita dagli eredi della famiglia Crapuzzi del ramo di Capurso, tuttavia, tale soffitto ligneo del ‘700, operosamente decorato, è venuto meno in quanto fatto indolentemente cadere. La casa della prof.ssa Fioravanti è dunque preziosa poiché consente di comprendere quale fosse la realtà artistica originaria. Sebbene al Comune, Settore Edilizia Privata e Pubblica, siano presenti gli atti oltre che i documenti della gravissima manomissione, allo stato attuale, la zona compromessa nel soffitto ligneo è in completo stato di abbandono, giardino antistante compreso.

“Questa mia rivisitazione storica - conclude il prof. Didonna - documenta come nel Fossato ci siano ancora oggi le tracce del passato di Noja, a iniziare dalle pietre di Lepanto, per poi proseguire con la Cripta Bizantina, il Sepolcreto Greco, fino agli stucchi, alla lettera A e al soffitto ligneo che documentano la grandezza del Palazzo Carafa dai tempi in cui la famiglia decise di impiantarsi in loco agli inizi del ‘600”.


[da La Voce del Paese del 29 Agosto]

Qui alcune foto.

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