Lunedì 17 Giugno 2019
   
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Campo-lavoro in Albania. “La missione è essere con loro”

Noicattaro. Missione Annalisa front

 

“Prima di partire qualcuno mi ha detto: ‘Non pensare a cosa puoi o non puoi fare, perché ogni giorni incontrerai persone e situazioni tanto diverse da quelle che viviamo noi. La missione, prima di tutto, è essere con loro’. In effetti quello che abbiamo fatto non è stato nulla di straordinario, ci siamo approcciati al modo di pensare, alle usanze e alla cultura di popolo senza imporre la nostra mentalità e il nostro modo di fare, ma adeguandoci al loro”. È così che ha esordito, entusiasta, Annalisa Porrelli, nostra redattrice, tornata lunedì 31 Agosto dopo una settimana di campo-lavoro in Albania, insieme ad altri dodici ragazzi.

L’esperienza - organizzata dai frati Minori del Salento - è stata rivolta a giovani-adulti provenienti da diverse località pugliesi. Abbiamo rivolto alla nostra collega qualche domanda per conoscere tutti i particolari di questa “avventura”.

Come si svolgevano le tue giornate in Albania?

Dopo la Messa e la colazione, iniziava la nostra mattinata lavorativa: il mio compito e quello degli altri 12 ragazzi, insieme ad i tre frati che ci hanno accompagnato, è stato quello di pulire e ristrutturare una canonica. Ci siamo divisi le mansioni e in soli cinque giorni abbiamo riordinato quelli che erano venti anni di polvere, libri accumulati e mobili vecchi. Abbiamo ripristinato la videoteca, imbiancato le pareti e riverniciato la cancellata esterna. Il nuovo spazio ricreato potrà essere messo a disposizione della comunità e dei ragazzi per le attività, le catechesi, gli incontri e così via. Inoltre, nel fine settimana abbiamo avuto la possibilità di passare del tempo con i bambini di alcuni villaggi. Infatti, il centro diurno di Beltoja che ci ha ospitato, gestito dalle Sorelle Operaie del Santo Vangelo, accoglie i piccoli dei villaggi limitrofi: durante l’estate, solo il venerdì ed il sabato, giorni in cui hanno la possibilità di svolgere diverse attività ludiche; durante l’inverno, invece, il centro accoglie i ragazzi tutti i giorni dopo la scuola dove pranzano, fanno i compiti e giocano. Per molte delle famiglie povere dei villaggi, il lavoro svolto dalle suore è un valido e concreto aiuto soprattutto perché capita spesso che le famiglie siano numerose e il cibo in casa scarseggi.

Quali altre attività avete svolto?

Oltre all’attività di lavoro in canonica e di volontariato con i bambini, abbiamo avuto la possibilità di ascoltare le testimonianze di chi ha vissuto gli anni del comunismo: esso è stato radicato in Albania per quasi 50 anni e si è concluso solo nel 1995. Per il comunismo, la religione era l’oppio dei popoli e in quegli anni sono state distrutte la maggior parte delle chiese presenti sul territorio, mentre alcune di esse sono state utilizzate in altro modo. Ad esempio, l’attuale Cattedrale di Scutari venne trasformata in un palazzetto dello sport; un altro convento di frati, con l’avvento del comunismo, venne tramutato in una prigione dove moltissimi religiosi conobbero la tortura e la morte. Ad oggi, parte di questo edificio di prigionia è stato ricostruito e ospita le suore dell’Ordine delle Clarisse, alcune italiane ed altre albanesi che hanno vissuto il comunismo da bambine. Suor Lula ci ha raccontato che il comunismo ha tolto il pane a lei e alla sua famiglia, ma non la fede, e ricorda di come alla sera i suoi genitori e i parenti, segretamente riuniti in casa, chiudessero porte e finestre e pregassero il Rosario; o ancora di come a scuola fingesse di non conoscere il segno della Croce, per far si che gli insegnanti non facessero la spia sulle loro famiglie. Per tutti gli anni del comunismo, i cristiani furono costretti a nascondere i simboli del cristianesimo sotterrandoli o murandoli. Ciò che mi ha colpito delle testimonianze ascoltate è che nonostante questo vissuto, fatto di dolore e paura, nelle loro parole non c’è risentimento, disprezzo, ne odio, ma solo coscienza di ciò che avevano vissuto e una fede autentica, unica arma con cui avessero combattuto.

Qual è stata l’esperienza che ti ha toccato di più?

Il servizio fatto presso le suore di Madre Teresa a Scutari. Loro accolgono bambini con disabilità psichiche e motorie. Arrivati lì, non sapevamo cosa fare, come comportarci; eravamo tutti profondamente toccati dalle condizioni dei bambini ma pian piano ci siamo avvicinati a loro, li abbiamo accuditi, coccolati, abbiamo giocato e cantato con loro: non abbiamo davvero fatto nulla di straordinario, a loro basta poco per ridere e si fidano immediatamente di te solo perché ti prendi cura di loro e dedichi loro un po’ del tuo tempo. Per me è stato un bellissimo regalo per il giorno del mio compleanno, che si è concluso con una serata di fraternità insieme con i parrocchiani di un altro villaggio. Abbiamo imparato i balli albanesi e abbiamo insegnato loro un po’ di pizzica. Si è dimostrato un fantastico scambio culturale.

Cosa ti ha spinto ad andare lì?

Faccio parte della Gi.Fra (Gioventù Francescana) e durante l’anno ho partecipato a diverse catechesi ed incontri, però da un po’ di tempo volevo anche mettere in pratica tutto ciò che avevo ascoltato. Ed infatti, dopo aver vissuto questa esperienza di concretezza, tutto ha assunto un significato più profondo. Queste esperienze non solo ti fanno conoscere territori e culture diverse, arricchendo il tuo bagaglio culturale, ma soprattutto ti portano a conoscere meglio te stesso e a fidarti dei tuoi compagni di viaggio e di coloro che ti guidano. Sicuramente è stato importante anche la presenza dei frati Milko, Sebastiano, Giancarlo e Angelo, che durante la settimana hanno affiancato al lavoro anche momenti di catechesi grazie ai quali quello che facevamo acquistava significato. Ma soprattutto ho capito che anche se la nostra esperienza è durata poco, il nostro servizio - seppur piccolo - sarà utile alla comunità perché, come sosteneva Madre Teresa di Calcutta, “quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno”.


[da La Voce del Paese del 5 Settembre]

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Commenti 

 
#1 Angela 2015-09-13 16:23
Queste testimonianze sono molto belle e arricchiscono senz'altro chi le ascolta...in particolare quando i giovani vivono e credono nell'Amore e nella Carità per il prossimo, la speranza nel futuro diventa più viva!
 

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