NELLA SALETTA DELLA BIBLIOTECA...
Dopo le mobilitazioni di studenti e ricercatori la scorsa settimana a Bari, cos’è cambiato per gli studenti nojani?
Gli occhi di Ilaria, scuri e grandi, marcati da folte ciglia sono lucidi e segnati da occhiaie profonde.
«Ho lasciato l’università» dice, poi abbassa lo sguardo, accenna un sorriso che assume una piega all’ingiù. Ilaria ha 22 anni, una laurea in Lettere come sogno e un lavoro claustrofobico al call center. È seduta su una delle poltroncine rosse della “saletta”, nella biblioteca comunale di Noicattaro, guarda il muro scrostato oltre la finestra affacciata su un cortile interno, chiuso.
La “saletta” è in realtà la larga ansa del corridoio tra la biblioteca e la sala convegni. Quattro poltroncine di stoffa rossa, quadrate, dagli angoli morbidi, sono l’unico arredamento, finite, forse, lì per caso. Una lampadina solitaria dalla luce calda illumina i muri bianchi e spogli. Eppure quell’angolo dall’atmosfera ovattata, dal tempo e dagli oggetti paralizzati sembra, per contrasto, il luogo ideale per parlare di futuro, di “un futuro che non c’è, perché anche il presente ha una logica diabolica che conferma pessimismo”.
«Stavo studiando storia greca –riprende Ilaria- avevo perfino prenotato l’esame, ma sono arrivate le tasse, quasi raddoppiate dall’anno scorso e non potevo più continuare. Sono arrabbiata nera con la Gelmini e l’università tutta!» Un lampo di indignazione balena negli occhi mobili di Ilaria.
Poco prima delle venti, gli studenti che avevano occupato i tavoli larghi e bianchi della biblioteca, divenuta quasi una succursale dell’Università di Bari, escono a gruppi. Tra questi, Francesco, studente di Informatica al secondo anno, sembra più piccolo dei suoi 21 anni. Sorridente, ma timido, si avvicina al gesto di saluto dell’amica. «Ogniqualvolta arrivano le tasse universitarie, mi sento in colpa –dice Francesco un po’ turbato- studio a tempo pieno, eppure non sono riuscito a terminare tutti gli esami. Non è mancanza di intelligenza o passione, lo so, ma solo costanza: l’università è solo una lunga e faticosa prova di costanza. Vengo a studiare in biblioteca proprio perché qui riesco a concentrarmi, non ho distrazioni.»
Annarita e Bruna, anche loro appena uscite dalla biblioteca, sprofondate nelle poltroncine, annuiscono. «L’università non ha un sistema che riesca a coinvolgere lo studente. Ed ora anche i servizi saranno ridotti» afferma Annarita, polemica.
L’Università di Bari, infatti, a fronte del disavanzo in bilancio di 52 milioni di euro e dei 17 milioni in meno previsti dal decreto Gelmini, ha in programma un ulteriore aumento delle tasse (dal 25 al 27%) e la diminuzione dei servizi (-40%) e della didattica. Gli studenti della “saletta” non conoscono con precisione i dati e la gravità della situazione di un 'università che rischia di non aprire il prossimo anno.
Ma Ilaria ha un moto di entusiasmo quando dice «Quelli della Stanza Rossa hanno occupato l’ateneo per un giorno intero! Avrei partecipato anch’io: non è giusto privatizzare l’istruzione!»
Bruna, iscritta alla facoltà di Medicina, è più cinica «È da quasi un mese che Matematica e Scienze Politiche sono occupate, e mi sembra non sia cambiato ancora nulla.»
«E allora cosa dovremmo fare?» domanda Francesco.
La domanda si ferma nel nulla.
Sono le venti, l’ora di chiusura della biblioteca e anche la luce della saletta viene spenta, gli universitari vanno via salutandosi, ognuno in direzioni diverse.
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Commenti
Io per pagarmi l'Università ho lavorato anche in campagna con lavori pesanti per cui invito i ragazzi ventenni di oggi ad essere meno bamboccioni e di pesare meno sulle famiglie trovandosi anche lavoretti dignitosi se pur estivi. Cmq voglio augurare a tutti un futuro sereno e dignitoso soprattutto a livello lavorativo che non è poco se rimarrà la gelmini al ministero della pubblica istruzione.
che strana sensazione
sono "i grandi" che ci hanno dato un mondo di cacca
noi siamo delle vittime
si ce lo hanno rubato il futuro!
che vita trista è la nostra che sfiga la nostra generazione
noi siamo costretti ad essere bamboccioni