Sabato 23 Marzo 2019
   
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Grotta Regina come uno scheletro. Torre a Mare perde il suo gioiello

Torre a Mare. Grotta Regina Carabinieri front

 

La “Grotta Regina”, storica struttura di Torre a Mare, non esiste più, o meglio, del famoso ristorante con annessa spiaggetta, restano solo pilastri anneriti ed uno scheletro di cemento. Nella notte tra il 3 e il 4 Settembre scorso, come anticipato sulle nostre pagine, lo storico ristorante dell’ex frazione di Bari è andato distrutto completamente. Le fiamme levatesi sino al cielo, si son portate via un altro pezzo di storia del piccolo quartiere a sud di Bari.

L’incendio è divampato intorno alle 3.30 di notte. I residenti della zona hanno allertato i Vigili del Fuoco, che sono intervenuti sul posto e domato l’incendio. Per fortuna non ci sono stati feriti, perché da qualche tempo la struttura era diventata luogo di bivacco di alcuni giovani e senzatetto, che avevano addirittura sistemato sulla balconata tavolini sedie e vecchie sdraio.

La struttura, da sempre luogo di ritrovo di giovani e meno giovani, meta di meeting ed incontri sociali di un certo livello, aveva cessato da tempo l’attività. Dai primi accertamenti sembra che l’incendio sia di natura dolosa. Le indagini hanno di fatto escluso l’ipotesi di un corto circuito, in quanto la struttura non disponeva da tempo dell’energia elettrica. Ritorsione, atto vandalico, gesto scellerato di un piromane? Al momento la Procura ha aperto un fascicolo e le indagini proseguono. La rinomata struttura era in custodia del Comune dal 2013, in ragione di un contenzioso ad oggi ancora pendente presso il TAR, tra i vecchi concessionari ed il Comune di Bari per canoni non pagati, il cui importo si aggira intorno ai 150.000 euro. Dal 2013, anno della revoca della concessione, la struttura versava in totale stato di abbandono e degrado.

Meta e riparo di senzatetto e gente poco raccomandabile, era stata oggetto di interventi di messa in sicurezza e di un transennamento che ben presto è stato divelto sia per la discesa al mare, sia per i continui saccheggi che la struttura ha subito in questi anni. La Grotta Regina disponeva, inoltre, di una caratteristica spiaggetta, vero fiore all’occhiello della struttura, che ad oggi era ancora utilizzata dai residenti che per nulla al mondo rinunciavano ad un tuffo in quelle acque che molto tempo fa erano appannaggio dei duchi Carafa, signori di Noja dal 1592 al 1806, e della regina di Polonia, Bona Sforza, signora di Noja dal 1556, che ha dato il nome alla Grotta. Alla regina di Polonia sono legate tante leggende, sui suoi amori balneari nella grotta, con l’amante marchese Pappacoda.

La Procura ha aperto le indagini, per accertare le responsabilità, anche se ad oggi i motivi del gesto appaiono assolutamente ignoti. Ciò che resta negli occhi dei tanti pelosini è un ammasso di cemento e fuliggine.

Grotta Regina non era solo un ristorante o una spiaggia, la struttura era al pari della Torre Angioina, un simbolo di una Torre a Mare che non esiste più. Nelle sale di quel ristorante moltissime coppie di Torre a Mare hanno festeggiato le proprie nozze, moltissimi giovani si sono promessi amore eterno su quegli scogli, generazioni di pelosini e nojani si sono tuffate in quelle acque e sorseggiato un aperitivo su quella spiaggia. Anche chi scrive è cresciuto su quegli scogli, tra gli amici di sempre, tra un tuffo e un tentativo di catturare una pelosa nascosta tra gli anfratti degli scogli. Ricordi, troppi ricordi si annidano negli occhi dei tantissimi abitanti di Torre a Mare, cui Grotta Regina è rimasta nel cuore. Numerosissimi i commenti sui social, la pagina Facebook di Torre a Mare si è trasformata in un epitaffio digitale.

Ed oggi, mentre scriviamo, a meno di una settimana dal rogo, gli interrogativi e le riflessioni si moltiplicano, i perché conquistano i nostri tristi pensieri. Ci chiediamo cosa abbia potuto scatenare un gesto simile, perché infierire ancora su un luogo, ormai in totale degrado; perché colpire così duramente il nostro quartiere, la nostra storia, i nostri ricordi. Di chi sono le responsabilità? Burocrazia? Contenziosi? Le lungaggini della giustizia? Tutto ciò è del tutto irrilevante, crediamo fermamente che il Comune, quale custode e soprattutto quale titolare della struttura, avrebbe potuto fare qualcosa in più, ma soprattutto gestire la situazione in maniera diversa. La revoca della concessione si è rivelata alquanto superficiale, anche in ragione dei costi che Palazzo di Città ha sostenuto.

Ad oggi il Comune fa sapere che era sua intenzione dare l’immobile in gestione. Sul punto ci sorge spontanea una semplice domanda. Quale imprenditore scellerato rileverebbe una struttura che oggi è solo uno scheletro? Tutto questo è profondamente triste. Una delle più belle strutture del litorale a sud di Bari, che un tempo dominava il mare, oggi è vinta dal degrado, dall’abbandono e dalla mala gestione. Torre a Mare perde uno dei suoi gioielli e basta guardarsi intorno per capire come la situazione sia destinata a peggiorare. Quella che un tempo era una zona balneare, animata da strutture alberghiere, locali alla moda, night e centri sportivi, oggi lentamente si prepara all’ennesima saga del “potevo, dovevo e volevo”. Come si può pretendere di invogliare l'investimento privato, se non si valorizza ciò che ci circonda? Come mai gli imprenditori, che in passato hanno fatto di Torre a Mare una meta ambita da tutti, sono spariti? Forse perché la Torre a Mare che loro hanno conosciuto e che era capace di sfruttare la sua costa, le sue tradizioni e le sue strutture, non esiste più.

Non si può pretendere che i privati investano in un malato terminale, è necessario che l’amministrazione metta gli imprenditori nelle condizioni di guarire il nostro caro malato, perché per fortuna chi scrive e tanti altri ci credono ancora.


[da La Voce del Paese del 12 Settembre]

Commenti 

 
#1 Claudio 2015-09-17 11:01
E chi lo dice che qualcuno ha creato questo incendio proprio per averlo a 4 spiccioli? La struttura è "distruttuta" ma per esperienza vissuta a Rimini gli hotel se devo essere totalmente ristrutturati vengo buttati giù e rifatti da Zero, costa di più ristrutturali.
 

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