Lunedì 17 Giugno 2019
   
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“Caporalato e lavoro nero? Produttori pugliesi martoriati”

Noicattaro. Giacomo Suglia Apeo front

 

Siamo a Settembre, il mercato ortofrutticolo pugliese ed in particolare quello dell’uva da tavola è nel suo pieno, con l’arrivo dell’uva Italia, mentre a livello mediatico i nostri produttori ed il lavoro nelle nostre terre raggiunge picchi mai visti dopo i casi di cronaca nera fra i campi registrati nell’ultimo periodo. Ne parliamo con il presidente dell’Associazione Produttori Esportatori Ortofrutticoli (APEO), Giacomo Suglia, che ringraziamo per la disponibilità. Buona lettura.

Nell’ultimo periodo la questione del caporalato e del lavoro nero ha sbattuto i nostri lavoratori sulle prime pagine dei giornali.

Non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, è così che l’intera Puglia sta soffrendo una persecuzione mediatica dopo il caso di Foggia. Se caporalato si intende come l’uso del capo squadra, è chiaro che ci sia a fronte di una forza lavoro che può spesso superare le cento unità; il lavoro agricolo è sempre stato fatto con la paga di piazza, poi con i contratti collettivi dei sindacati: oggi si è svegliato un sindacalista e ha detto questi contratti vanno verificati, ed ecco che è scattata la gogna mediatica nei nostri confronti. Il lavoro nero non ci tocca più di tanto, si figuri se nella trasformazione del prodotto agricolo ci si può permettere il nero. Ora l’Ispettorato sta agendo in maniera fin troppo repressiva e quasi veniamo dipinti come mostri; poi, nel caso in cui sussistano le violazioni, le multe fatte sono impossibili da pagare, si pensi a fasi lavorative delicate in cui vengono trovati pochi lavoratori non ingaggiati, subendo una sanzione il cui valore supera quello dei terreni. Mi dispiace che giornali e tv pugliesi stiano descrivendo la nostra Regione come la peggiore in Italia, quando invece noi abbiamo portato in auge l’uva da tavola, garantendo sia i prodotti tradizionali che l’uva senza semi, ed il lavoro per le nostre famiglie. Dove c’è il marcio si interviene e bisogna intervenire prontamente, ma non si può generalizzare; sono state offensive le dichiarazioni del Ministro dell’Agricoltura.

Quanto la natura associazionistica può aiutare nell’aprire nuovi mercati e facilitare le condizioni di lavoro?

Si può fare tanto, noi come APEO facciamo il possibile per raggiungere certi obbiettivi. Lo scorso 15 Settembre al CRA di Turi c’è stato un incontro dove sono state presentate nuove varietà che l’istituto sta producendo e che verranno gestite insieme a noi; nel frattempo una delegazione di ispettori fitosanitari canadesi farà visita ai nostri territori, in particolare alle aziende che ci hanno fatto richiesta, su iniziativa nostra, coadiuvati da Regione Puglia, Regione Basilicata e Ministero. Infatti, le frontiere canadesi sono chiuse nei confronti dei nostri prodotti per motivi legati all’uso dei fitofarmaci, e così insieme alle imprese interessate ospiteremo questi esponenti per riaprire questo importante sbocco, il cui blocco si somma a quello della Russia. Così combattiamo la discriminazione nei nostri confronti, rimboccandoci le maniche: 12 aziende pugliese, una della Basilicata e due siciliane pagheranno di loro tasca questi soggiorni, pur di smuovere qualcosa.

Intanto il mercato, e quindi l’andamento dei prezzi, soffre di una situazione di stallo.

La situazione non è molto favorevole, nonostante la qualità eccezionale del prodotto che quest’anno ha certamente beneficiato di un clima assolutamente favorevole. Penso che la giustificazione arrivi dalla situazione economica mondiale difficile e critica, basta pensare al crollo del prezzo di petrolio per capire il in che precipizio sia caduto il potere d’acquisto in seguito all’aumento della disoccupazione. La gente, quindi, fa spesa cercando di risparmiare giustamente anche il centesimo; va dove c’è la promozione nella Grande Distribuzione che quindi non transige nella contrattazione con gli esportatori.

Quanto una maggiore coesione tra gli esportatori potrebbe migliorare questa situazione?

Penso che sul versante della domanda si possa fare ben poco; magari, dovremmo pensare più a risparmiare negli acquisti, facendo coesione tra i vari produttori per poter risparmiare, soprattutto per le tasse su energia, gasolio e così via. Viviamo un periodo storico in cui il nostro maggiore competitor è lo Stato, che invece di agevolarci ci crea problemi, mentre altri paesi come Spagna e Grecia ci fanno la guerra sui prezzi, senza guardare ai Nordafricani ed ai Centro-Sudamericani che hanno agevolazioni nel vendere in Europa per il cambio favorevole, abbassando ancor più l’asticella, contando anche su costi più bassi e burocrazia snella. Sulla nostra produzione è ormai quasi impossibile abbassare i costi: la collaborazione tra chi produce e chi vende è al massimo livello, fortunatamente il produttore è generalmente libero nel scegliere a chi vendere il prodotto permettendo prezzi concorrenziali da un lato e favorendo la sopravvivenza del produttore dall’altro.

Cosa pensa di Rutigliano, che fa capolino all’Expo con la sua uva da tavola?

L’Expo è una bella vetrina, ma in generale di ortofrutta fresca se ne vede poca, ve lo assicuro essendoci stato. Non è che andando all’Expo si risolvi qualcosa, lo ha fatto più volte anche Confagricoltura, ma è una cosa che nasce e muore lì, all’infuori della bellezza dell’iniziativa. Io mi sarei aspettato un contatto diretto da parte degli organizzatori alle aziende italiane per fornire ortofrutta fresca tutti i giorni: in molti sarebbero stati disponibili a darne a costo zero, in cambio solo dell’esposizione del marchio. Invece, il prodotto “firmato” trionfa sul vero prodotto italiano, su cui si sarebbe potuto puntare molto più magari spiegando i metodi di produzione, la genuinità dei territori di provenienza, la bontà dei valori alimentari: si è persa una grande occasione per l’intera agricoltura italiana.


[da La Voce del Paese del 19 Settembre]

Commenti 

 
#4 domenico 88 2015-09-23 11:59
Quanta ipocrisia Saglia!
 
 
#3 MISTERX 2015-09-23 11:55
Esiste il lavoro nero che fa comodo a tutti, pensionati, cassaintegrati, artigiani (per arrotondare il poco guadagno) e fa comodo ai produttori.
 
 
#2 acinino 2015-09-23 11:41
Addirittura negare l'esistenza del caporalato? ma stiamo scherzando? almeno 7 aziende su 10 hanno questa "buona" usanza. e permettetemi, questo lo sanno anche i MURI. "il lavoro agricolo è sempre stato fatto con la paga di piazza"...quindi perché non tornare al "BARATTO". Il vero problema è che, tutti si sono riempiti le tasche: aziende e caporali. La prendono sempre in saccoccia i poveretti - padri e madri di famiglia e i ragazzi - che dalle 5 di mattina, si svegliano, i primi per garantirsi un sostentamento alle proprie famiglie ed i secondi nella speranza di guadagnare qualche "soldino" per essere un po' indipendenti. Per quanto a qualcuno non vada bene, ci sono delle leggi, e DEVONO essere RISPETTATE. Se non si rispettano è giusto essere SANZIONATI.
 
 
#1 agricoltore 2015-09-22 16:21
agricoltori, BOICOTTIAMO IL VOTO alle prossime comunali, sono ben 20 anni che ci prendono in giro, basta col Pd. e i sindacati al governo della nostra città, sono bravi a parlare dell'agricoltura solo in piazza per raccogliere i voti poi se ne fregano di noi. CI VOGLIONO FAR FALLIRE, basta vedere gli assessori che ci sono stati in questi 20 anni.BOICOTTIAMO IL VOTO....
 

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