Grazie alla foto ”urlo” dell’ulivo dei fratelli Giancarlo e Josè Carlos Bellantuono, recentemente esposta presso la libreria Laterza di Bari, e non solo lì, gli ulivi del Sudest barese cominciano a “muoversi”. Un movimento artistico in progress, sapientemente generato dalla loro eclettica attività fotografica applicata alla divulgazione della mostruosa bellezza di un albero secolare incomparabile di cui è ricco il nostro territorio.
Un clic magistrale capace di videotrasformare in autentici capolavori i soggetti più rappresentativi e longevi attraverso un’estenuante e incessante ricerca sul campo.
Ad onore del vero tanti poveri ulivi di questa terra, prima ancora di meritare quella lodevole e raffinata movenza, hanno subìto un altro tipo di trasferimento, quello reale per mano di spregiudicati ricettatori. Che, in spregio dell’integrità ambientale, ne hanno fatto un indecoroso, sfacciato mercato clandestino.
Ancora oggi, nonostante il loro divieto di estirpazione, imposto da una recente legge regionale, sulle strade meno trafficate si ha modo d’imbattersi, specialmente di notte, in Tir carichi di piante prima capitozzate e poi sradicate dal loro sito naturale che le trasportano per essere trapiantate nelle ville di alcune regioni del Nord Italia.
Allo scopo di soddisfare la vista e di materializzare i ricordi di vacanzieri benestanti che magari hanno trascorso le loro ferie nei lussuosi resort agrituristici distribuiti ormai nella piana olivetata vegetante da Polignano a San Vito dei Normanni.
Dev’essere proprio triste, per un passeggero pensieroso seduto sul sedile posteriore di un’automobile, viaggiare e osservare lateralmente come scorrono veloci gli ulivi in senso contrario. Anche questa sensazione sembra un allucinante movimento all’indietro di questi monumenti vivi e vegeti, come se volessero urlare e fuggire per la paura dal loro naturale habitat, là collocati in pianta stabile da madre natura.
Nella Grecia antica vigeva la pena di morte per chi osava abbattere un ulivo secolare, in quella stessa Grecia che oggi soffre una spaventosa crisi economica e che, nonostante tutto, continua a tutelare al meglio la sua agricoltura. La vita stessa degli abitanti dell’area mediterranea è sempre dipesa dalla coltura degli ulivi e da tutti i movimenti socio-economici che gli giravano intorno.
Gli operatori turistici, per attirare i vacanzieri, pubblicizzano giustamente il nostro ambiente mostrando un mare cristallino, prodotti ortofrutticoli provenienti da coltura biologica, carni e salumi Dop, derivati lattiero-caseari genuini e grandi vini Doc che, ormai, non hanno proprio nulla da invidiare ad altre regioni.
Stranamente, però, la politica nazionale sembra ignorare il crescente fenomeno dell’abbandono delle terre da parte dei giovani a causa della giustificabile rinuncia alla coltivazione degli uliveti secolari, giacché i prezzi alla produzione delle olive non risultano più remunerativi.
Si può vivere invocando soltanto movimenti artistico-culturali, istituzioni di parchi letterari, attività turistico-commerciali usa e getta senza un’adeguata opera di tutela dei nostri uliveti e in assenza di una specifica legislazione di sostegno di questo importante settore economico?
No, non si può! Il movimento della conoscenza, intrapreso dai due coraggiosi fotografi monopolitani e la propaganda turistica terra-mare nel nostro Sud, servono.
E come se servono! Ma, se non si pone un freno reale a quei serpeggianti movimenti disgregatori del nostro ambiente agricolo con riferimento soprattutto agli “spostamenti autorizzati” degli ulivi secolari, e non urlare più allo scandalo in qualsiasi maniera, credo che quel “traffico” avverso non si arresterà mai.
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j.