Domenica 20 Gennaio 2019
   
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La Nuova Fenice impegnata nella ricerca contro la Sclerosi Multipla

Noicattaro. Sclerosi Multipla Nuova Fenice front

 

Per il secondo anno consecutivo il Centro Rssa Nuova Fenice di Noicattaro ha contribuito a sostenere la ricerca nella sclerosi multipla, una malattia invalidante che colpisce il sistema nervoso centrale.

Angela Arpino, dipendente del centro di riposo sito in via Genovesi, da anni sostiene la ricerca come volontaria dell’AISM e, sostenuta dall’équipe della Rssa-Nuova Fenice, sabato 10 e domenica 11 Ottobre ha sensibilizzato il tema della sclerosi multipla attraverso la vendita di mele, il cui ricavato è stato interamente devoluto all’AISM.

“Nel mondo ogni ora si ammalano 4 persone”, ha detto la volontaria Angela Arpino, affetta anche lei di SM (Sclerosi Multipla) da quasi vent’anni. Una paralisi del viso è stato il campanello che ha fatto allarmare Angela, e dopo i dovuti controlli accettare la realtà non è stato semplice. Nonostante ciò “si può convivere benissimo con questa malattia; si può condurre una vita tranquilla ma con riserva perché ci si stanca il doppio; si è soggetti ad ammalarsi più facilmente e ci si deve sottoporre a continui controlli”, ci dice Angela.

La SM colpisce in media individui tra i 20 e i 40 anni, soprattutto donne, ed è considerata la malattia più invalidante dopo gli incidenti stradali tra i giovani. Ha un decorso diverso per ogni singola persona, e i sintomi con i quali la malattia si presenta anche in questo caso variano da soggetto a soggetto; i più frequenti, tuttavia, sono disturbi visivi, disturbi della sensibilità e perdita di forza muscolare.

La Casa di Riposo Rssa Nuova Fenice attualmente non ospita, presso la sua struttura, pazienti affetti da sclerosi multipla. “In passato abbiamo accolto diversi ospiti affetti da questa patologia, affrontandola abbastanza bene”, ha sottolineato Mariella De Maggis, educatrice sociale presso il Centro Rssa Nuova Fenice. “In qualità di educatrice confermo che è una patologia molto delicata. Al di là della problematica associata alla patologia, bisogna essere di supporto agli ospiti affetti da SM; abbiamo visto in passato ospiti soffrire per la loro patologia, la quale degenerava giorno dopo giorno”. Essere di sostegno ai famigliari del malato è un altro problema che si affianca nella cura della malattia poiché, come ha ben sottolineato l’educatrice De Maggis, “non è semplice per i famigliari vedere il proprio caro affetto da questa devastante patologia, la quale inizia con problemi motori agli arti superiori e inferiori per poi affrontare problemi di deglutizione”. Per queste ragioni è importante sostenere la ricerca; donando un piccolo contributo si possono salvare molte vite.


[da La Voce del Paese del 17 Ottobre]

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