Lunedì 17 Giugno 2019
   
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“Ti lascio Torre a Mare. Ma ovunque andrò, tu verrai con me”

Torre a Mare. Il paese che fu front

 

Qualche giorno fa ci è giunta una lettera, o meglio una serie di riflessioni di un cittadino di Torre a Mare, di cui, per volontà sua, non riportiamo il nome, ma lo chiameremo semplicemente Giovanni.

Il nostro amico Giovanni ha preferito tutelare la sua privacy non per timore, ma per il profondo vincolo affettivo che lo lega al suo quartiere: una forma di rispetto, profonda, per i luoghi della sua infanzia. Per questa ragione la lettera di Giovanni inizia cosi: “Non sta bene che un pelosino parli male di Torre Pelosa. Un figlio non può parlare male di sua madre, ecco perchè gradirei che queste mie righe restassero anonime”. Da questo incipit si deduce come il nostro amico Giovanni nutra sentimenti di profonda delusione e rammarico, ma un affetto profondo per il piccolo borgo di pescatori.

Il corpo della lettera si snoda attraverso ricordi, criticità e palesi contrasti generazionali, ma soprattutto si nota una profonda sfiducia nell’amministrazione e nelle istituzioni. Le righe di Giovanni mescolano malinconia a disappunto, a tratti ci sembra di leggere un vero e proprio epitaffio, di un paese, prima, di una frazione poi, e di un quartiere oggi. Giovanni descrive una Torre a Mare in stato comatoso, se paragonata a quella viva degli anni Settanta, Ottanta e Novanta, quando le reti erano piene di pesce, i pescherecci affollavano il porticciolo, ristoranti, centri sportivi e circoli erano meta di gente importante che si ritrovava a discutere seduta al Bar Sidney o al Miramare, che si affacciava sul molo per comprare pesce di qualità eccelsa. Ricorda la Torre a Mare del rispetto, il paese della cordialità e dell’accoglienza, della gente sorridente ed allegra, la Torre a Mare dei pescatori.

Le righe continuano a scorrere sotto i nostri occhi ed ecco che inevitabilmente piombiamo nell’attuale declino, che Giovanni adita ad una invasione malsana di gente che ha ben presto capito che il sistema della stretta di mano, per dirla con parole sue, poteva ben presto essere scardinato con il sano caro e vecchio sistema clientelare. Torre a Mare è diventata ben presto un ricettacolo di voti, un barile da svuotare ad uso e comodo di personaggi che a “due mani” si sono riempite la bocca di promesse e chiacchiere.

Giovanni ricorda i bei tempi in cui essere di Torre a Mare era un privilegio, la gente non si distingueva nè dall’abito e nè dal titolo, il servilismo stupido era assolutamente sconosciuto. Giovanni continua nella sua profonda analisi e ricorda con sdegno quanto accaduto tempo fa circa il porticciolo. “I pescatori che oggi si lamentano - così ci scrive - meritano tutto questo perchè non hanno esitato un secondo a vendersi letteralmente il porto”. La questione del dragaggio poi lo lascia indifferente, quasi che non sia più affar suo, e a tal proposito ci scrive: “Ho visto servizi in Tv, ho visto un gruppo di ragazzi protestare e darsi da fare, ma erano sempre in pochi, troppo pochi. Il coraggio non abita più a Torre a Mare”. Giovanni lamenta nelle sue righe la scarsa partecipazione degli abitanti alla vita del quartiere e ricorda quando in passato le cose si discutevano, c’erano degni rappresentanti che conoscevano il territorio e le sue criticità, mentre oggi manca proprio quel sano confronto e partecipazione.

Potremmo continuare a lungo nel descrivere quanto emerge dalle righe di Giovanni, ma son tutte problematiche di cui ci siamo già occupati e saremmo ripetitivi e noiosi. Ciò che ci ha colpito della lettera è appunto la sua analisi individuale delle persone, della loro indifferenza, della capacità di saper lamentarsi e non reagire. Un’incapacità che nostro malgrado abbiamo potuto constatare, vivendo il quartiere, ma che al tempo stesso non può oscurare quanto di buono si sta facendo per la bella Torre a Mare. Sicuramente molta gente è stanca delusa ed inerme, ma altri ci provano, si battono per il quartiere, cercano di interagire con l’amministrazione pubblica, non demordono neanche dinnanzi alle classiche risposte ovvie che tutti noi conosciamo.

Ebbene questa lettera potrà sembrare un gesto di vigliaccheria da parte del nostro amico Giovanni, un gesto inutile, eppure quando siamo giunti alla fine abbiamo compreso tante altre cose. Giovanni termina la sua lettera con questi pensieri: “A breve ti lascerò mia Torre a Mare, non potremo più incontrarci ogni mattina. Mi mancheranno i tuoi maestrali, il tuo scirocco, mi mancherà persino la puzza della fogna, quando piove. Caro mio paesello ti lascio, ma di una cosa son sicuro...ovunque andrò, tu verrai con me”.

Leggere questa lettera è stato molto triste, eppure ci siam sentiti in dovere di riflettere e condividere i pensieri di Giovanni. Ovviamente i suoi pensieri possono non trovare condivisione o risultare banali, eppure ci lasciano ampi margini per capire come il nostro paesello sa scegliere i suoi figli, ed è nello loro azioni che confida. In fondo essere di Torre a Mare è un privilegio.


[da La Voce del Paese del 24 Ottobre]

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