Mercoledì 16 Ottobre 2019
   
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Fosse carnaie, i poveri restavano tali anche dopo la morte

Noicattaro. Fosse carnaie front

 

Poiché il mese di Novembre è tradizionalmente il mese dei defunti, il professor Vito Didonna ritiene quanto mai opportuno puntualizzare alcuni aspetti in proposito. Come narra l’ascoltato, le prime tracce di cimiteri a Noicattaro risalgono al V secolo a.C., testimonianze oggi riscontrabili sia in contrada Calcare che in contrada Cipierno, dove sono state rinvenute tombe ricche di suppellettili (armi e quant’altro). In base a tali ritrovamenti, è così divenuto possibile collegare i primi insediamenti di popolazioni nojane con genti provenienti dalla Grecia, in particolare dalla zona di Corinto.

Nel Medioevo nasce attorno alla Chiesa Madre il primo insediamento urbano costituito da poche migliaia di abitanti. Tutt’intorno il paese era circondato da un sistema difensivo e da un castello - siamo quindi nel periodo normanno - dove i cimiteri più importanti erano ricavati sotto le chiese. In ragione di tale aspetto, i sotterranei della Chiesa Madre e di altre piccole cappelle disseminate sul territorio urbano fungevano dunque da luogo di sepoltura. Questa tradizione si estende anche nel ‘600 con i Carafa, quando furono tra l’altro costruite la Chiesa del Carmine e quella dei Cappuccini, con quest’ultima adibita a camera mortuaria dagli stessi esponenti del casato, come ancora oggi testimoniano i resti di più di un duca.

Nel 1815 scoppia la grande epidemia, la peste, con decine e centinaia di morti accumulati. Le autorità sanitarie dell’epoca decidono di trasferire e seppellire i primi 48 defunti in alcune cavità naturali presenti davanti alla Madonna della Lama, dove è ancora osservabile la pietra con i relativi chiodi, atta appunto a indicare la presenza della suddetta cavità e del suo funesto contenuto. Con l’aumento del numero dei morti - centinaia e centinaia fino a 800 unità - si rese necessario predisporre a Noicattaro il primo cimitero adatto allo scopo (1816) con mura di quattro metri per uno, considerata l’impossibilità delle chiese ad accogliere un numero di corpi sempre maggiore. Tale luogo di sepoltura fu costruito in contrada Viscigliole - per intenderci oggi in via Colletta, dove sono localizzate le case popolari - rimasto inviolato per circa cinquanta anni in virtù di precise disposizioni sanitarie. In mancanza di luoghi idonei, si decise allora di utilizzare le Chiese lontane dalla città in osservanza del decreto napoleonico di Saint Cloud, che vietava appunto di seppellire i morti all’interno delle mura cittadine.

A Noicattaro si scelse così la famosa cappella di Santa Lucia, oggi scomparsa, ubicata sulla strada corrispondente all’attuale via De Rossi. Distrutta in modo inopinato negli anni ’50 a seguito della crescente espansione edilizia, ha tuttavia consentito il rinvenimento di un ossario nella sua parte sottostante, costituito da diverse centinaia di ossa trasferite poi nel nuovo cimitero.

Nel 1845, non essendo più sufficiente Santa Lucia e in ottemperanza alle nuove regole sanitarie, il sindaco Crapuzzi decide di costruire un nuovo cimitero localizzandolo a fianco della Chiesa della Madonna della Lama. La novità fu la costruzione di specifici vani detti fosse carnaie, articolati su due livelli sottoposti al piano stradale. Realizzate in tufo e ancora oggi ben conservate, tali fosse presentano nella parte superiore la botola utilizzata dai becchini per portare giù i cadaveri dei poveri, i quali venivano ammonticchiati senza bara, probabilmente avvolti in un lenzuolo bianco, a differenza di quelli dei benestanti che ebbero invece l’autorizzazione a costruire i primi gentilizi nella parte soprastante. Questo cimitero funzionò fino agli ultimi anni dell’800, dopodiché con la costruzione della Ferrovia del Sud-Est, che in pratica lo stringeva e lo tagliava a metà, il Consiglio Comunale - siamo nel 1897 - si riunì per decidere un nuovo trasferimento, zona in cui attualmente si trova il nuovo insediamento cimiteriale.

Le fosse carnaie, alcune delle quali sono ancora inesplorate, ci danno l’idea di come i primi morti di peste siano stati letteralmente scaraventati e ammonticchiati senza un’adeguata sepoltura. Per noi cittadini di un’altra dimensione, di un’altra conoscenza e di un altro vissuto della morte, sarebbe di estrema importanza visitare i luoghi suddetti al fine di meglio comprendere il modo con cui si celebravano i riti funebri in un momento così terribile per la città di Noicattaro.


[da La Voce del Paese del 31 Ottobre]

Qui alcune foto.

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