“Sport, Scuola e Famiglia” con la Pro Gioventù Noicàttaro

Noicattaro. Incontro Pro Gioventù front

 

Il giorno 31 del trascorso mese di Ottobre si è tenuto, presso la biblioteca comunale, il meeting di informazione e confronto “Sport, Scuola e Famiglia”, voluto dall’ A.S.D. Pro Gioventù Noicàttaro al fine di illustrare ai presenti il percorso dell’associazione con i ragazzi iscritti.

Nata nel 1989, la Pro Gioventù opera sul territorio da ben 26 anni, e non è un caso se è conosciuta a livello provinciale e regionale. È bene ricordare che tecnici e dirigenti messi a disposizione dei ragazzi intervengono non solo a livello sportivo, ma, nei limiti delle proprie possibilità, anche a livello scolastico.

Previa una breve presentazione del neo presidente Raffaele Loschiavone, è subito la volta del responsabile tecnico della scuola calcio, Vito Liturri: “Nell’ambito del progetto formativo - riferisce quest’ultimo - sono importanti il contributo e la partecipazione dei genitori”. In primo luogo, non va dimenticato che, in ambito dilettantistico, appena l’1% dei ragazzi approda a società agonistiche, di cui solo il 5% diviene calciatore di professione. Come osserva lo stesso Liturri, pertanto, “chi alletta i ragazzi con false promesse è un delinquente intellettuale”. Scopo dell’associazione è invece quello di aiutare gli iscritti a diventare dei bravi cittadini, dove lo sport risulta importante nella formazione psicologica personale, nella formazione culturale e, dunque, nell’approccio con la società. Oltre alle regole di rispetto e di fair-play, la conoscenza dei muscoli, della velocità, dell’esatta postura da assumere, diventa per i partecipanti un qualcosa di classificabile come anatomia applicata.

Per ciò che concerne l’aspetto tecnico formativo, dallo scorso anno nell’associazione si è cercato di creare una sorta di filo rosso allo scopo di unificare l’intero operato svolto, dai Piccoli Amici ai Pulcini e agli Esordienti, fino ai Giovanissimi e agli Allievi. La considerazione di partenza è stata quella legata all’ipocinesi, vale a dire dello scarsissimo movimento praticato oggi dai ragazzi rispetto ai loro coetanei di qualche generazione addietro, per i quali le attività ludico-motorie si svolgevano per la quasi totalità all’aperto, completamente svincolate dal mondo virtuale dei personal computer che “obbliga” alla permanenza in casa. Ad eccezione di qualche caso particolare, manca dunque l’esperienza motoria oltre che l’esperienza relazionale del gioco in quanto, mancando appunto il gioco con i coetanei, viene a mancare il confronto e la conseguente attuazione di strategie mirate alla risoluzione dei problemi. Gli istruttori delle diverse categorie vengono così svincolati dal solo ruolo ascritto, assumendo le veci di veri e propri insegnanti di Scienze Motorie, aventi il fine precipuo di far apprendere ai ragazzi le diverse tecniche incentrate a superare gli ostacoli non insegnate a scuola, in modo da avere un atteggiamento tattico.

Poiché vi è l’assoluta necessità di recuperare i movimenti primordiali, per quasi tutto il periodo della scuola calcio - fino agli Esordienti - verrà praticata attività motoria di base, vale a dire il saper correre, saltare, sviare, correre all’indietro, imparare a fare capriole e così via di seguito. Il fine è quello di preparare al giusto contatto fisico con l’acquisizione della dovuta aggressività, ben diversa dalla violenza e dalla cattiveria in senso stretto. Se chi frequenta la scuola calcio non ha una larga esperienza motoria, è piuttosto difficile che riesca poi a utilizzare la tecnica in maniera fine.

Sul piano tecnico, ci si muove inizialmente con l’acquisizione del dominio della palla, vale a dire con l’acquisizione della capacità di gestire il pallone al meglio senza essere costretti a inseguirlo. Successivamente si cerca di esercitare tale dominio assieme agli altri, esercitandosi in maniera massiva sul possesso palla. In terzo luogo, l’attività - soprattutto con le categorie Esordienti - si estrinseca sulla risoluzione dei problemi tattici, quindi come approcciare con l’avversario, come superarlo, come difendersi e come attaccare. Essere in grado di risolvere i problemi in una manifestazione ludica aiuta a crescere, a non essere sempre dipendente dai genitori e, in definitiva, ad avere senso di responsabilità.

A illustrare l’operato tecnico svolto, sono poi intervenuti gli istruttori Maria Cristina Didonna, Martino Liturri e Marco Dagostino.

Poiché è scientificamente provato che chi ha un rendimento insufficiente a scuola si comporta in modo mediocre anche nel gioco del calcio, i tecnici dell’associazione incentivano in prima persona i ragazzi allo studio relazionandosi opportunamente.

A conferma del desiderio di voler ben operare anche in tal senso, interviene il vice presidente Stefano Colucci, responsabile con l’affiliazione del Bari e in collegamento con la FIGC. “Assieme a Raffaele Loschiavone e alla dirigenza - riferisce - quest’anno intendiamo visionare le pagelle dei ragazzi. In base ai risultati conseguiti e al numero di presenze alla scuola calcio, vi sarà un premio per tutte le categorie”.


[da La Voce del Paese del 7 Novembre]