Vjollca Dule: "Terrorismo? L’arma più forte è il dialogo"

Noicattaro. Vjollca Dule front

 

I fatti accaduti venerdì 13 Novembre nella capitale francese hanno ricordato al mondo Occidentale che la lotta contro il terrorismo è lontana dal considerarsi conclusa. L’attentano avvenuto a Gennaio al giornale satirico parigino Charlie Hebdo è stato un forte messaggio rivolto ai suoi autori per aver ridicolizzato il loro Dio Allah con fumetti satirici. Un messaggio che la civiltà Occidentale ha mal compreso in quanto la libertà di stampa è una delle garanzie che ogni Stato di diritto dovrebbe garantire ai cittadini ed alle loro associazioni, per assicurare l’esistenza della libertà di parola e della stampa libera come sancito nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione, che riconosce la “libertà di espressione e d’informazione” (art. II-71) così come è affermato nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

L’attentato avvenuto per mano del gruppo terroristico ISIS, invece, una settimana fa a Parigi, aveva uno scopo ben preciso, ossia piegare i due la società Occidentale, indebolirla nella sua arrogante forza di essere “peccatrice” e colpirla al centro della sua quotidianità: sono stati presi d’assalto ristoranti, la sala concerto Bataclan, il fast-food McDonald’s e altri siti frequentati dai parigini.

Come comportarsi alla luce di quello che è successo? Ma soprattutto cosa è l’ISIS? Il 29 Giugno 2014, il gruppo di jihadisti dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIL) - più noto come Stato Islamico dell’Iraq e della Siria (ISIS) - annunciano la creazione di un califfato islamico nei territori controllati tra Siria e Iraq, nominando come proprio leader Abu Bakr al-Baghdadi, il “califfo dei musulmani”. L’obiettivo è di ridefinirei i confini del Medio Oriente. Più di 30mila combattenti hanno aderito alla causa o sono stati costretti a diventare parte dello Stato Islamico. Le giovani reclute dello Stato Islamico sono ragazzi istruiti in cerca di un lavoro, molti di loro parlano inglese, hanno un passaporto europeo, e sono attratti dalla propaganda dei jihadisti. Lo Stato Islamico è diventato nel giro di pochi anni il gruppo terroristico più ricco a mondo: il controllo dei pozzi petroliferi in Siria e in Iraq, il business degli ostaggi e i finanziamenti di élite sunnite di Arabia Saudita, Kuwait e altri Stati del Golfo hanno incentivato la loro propaganda terroristica.

Molti associano i combattenti dell’ISIS ai musulmani. “Combattere l’Isis non vuol dire combattere i Musulmani, perché i seguaci del Califfato non sono Musulmani ma solo violenti terroristi che non hanno nessuna pietà dell’essere umano”, ha dichiarato il Presidente Americano, Barack Obama [fonte Bafan.it] in uno dei suoi interventi all’indomani della strage del 13 Novembre. I musulmani, quelli moderati, sono anch’esse vittime delle violenze dell’integralismo religioso e della minaccia che nuoce gravemente l’Islam. Quello che potrebbe accadere è un odio innato verso i musulmani tutti. “Not in my name” è l’hashtag che i musulmani di tutta Europa hanno lanciato per dissociarsi dallo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante colpevole di alterare la loro religione usandone il nome ma calpestando i principi fondamentali.

Odio che si sta riversando anche verso gli immigrati. Lo sa bene l’ing. Vjollca Vjola Dule, presidente della “Associazione Pugliese Immigrati” (AS.P.IM.) di Noicattaro. L’associazione dal 2009 aiuta gli stranieri che arrivano sul territorio pugliese e prova ad abbattere quelle barriere che si innalzano tra loro e le istituzioni che dovrebbe, invece, accoglierli e garantirgli una adeguata assistenza. La Onlus ha promosso importanti progetti riguardanti le tematiche sull’immigrazione, sul razzismo e sulla xenofobia. “In quanto rappresentate di una associazione che difende i diritti delle persone e in quanto musulmana - ha dichiarato Vjollca Vjola Dule - i fatti avvenuti venerdì 13 Novembre a Parigi si ripercuotono negativamente su di noi. Ma noi siamo persone che lavorano onestamente, rispettiamo le leggi del territorio ospitante e tutti i canali televisivi non fanno altro che parlare di espulsione degli immigrati e chiusura dei confini”.

In effetti il presidente francese Franςois Hollande ha dichiarato di voler chiudere le frontiere e intensificare i controlli andando contro il Trattato di Shengen. “L’Europa deve maturare, è troppo giovane”, ha ribadito Vjola Dule. “Gli Stati diventano forti quando hanno alle spalle una forte reputazione. Ciò che manca all’Europa è la sua forza di coesione; non è unita. Non ha una intelligence avanzata in termini di strategie militari. L’Europa è divisa; ognuno lavora per sé. L’Europa è nelle mani di persone ricche, potenti e ignoranti”.

Lo scenario che si paleserà nei prossimi mesi è ignoto anche ai più dotti in materia. Difronte alla violenza l’arma più forte è il dialogo, ma anche i popoli più progrediti, come il nostro, non saranno così disposti a porgere l’altra guancia.


[da La Voce del Paese del 21 Novembre]