Domenica 25 Agosto 2019
   
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Attentato a Parigi, la testimonianza di Vito Anelli

Noicattaro. Vito Anelli front

 

Gli attentati di Parigi dello scorso 13 Novembre, rivendicati dall’Isis, hanno scosso un po’ tutto il mondo. Commenti, sgomento e lacrime sono tangibili su qualsiasi programma tv e su tutti i social network, dove si sono sviluppate non poche polemiche.

Otto sarebbero i terroristi che hanno fatto irruzione in Francia, sette dei quali sono morti mentre uno sarebbe ancora in fuga. Gli attentati a Parigi si sono svolti nel 10° e 11° arrondissement, nella zona nord-est della città. Qui è stata colpita sala concerti “Le Bataclan”, dove sono rimasti uccisi gli spettatori del concerto rock degli Eagles of Death Metal che era in corso. Colpiti altri luoghi pubblici come pizzerie, bar e ristoranti. Un altro attacco è stato registrato nel Comune di Saint-Denis (più a nord), che ospita lo Stade de France, dove si stava giocando l’amichevole di calcio Francia-Germania.

Il bilancio degli attacchi è superato, nelle ultime ore, i 130 morti - tra i quali c’è una ragazza italiana - e più di 350 feriti, fra cui molti in gravi condizioni. Ma i dati, ovviamente, sono in continuo aggiornamento.

La paura è stata vissuta anche da un nojano, Vito Anelli, fisioterapista osteopata di 32 anni, che era a Parigi in quei giorni per un corso di aggiornamento/specializzazione. Al nojano, il quale si è trovato a meno di 500 metri da uno dei punti in cui i terroristi si sono fatti esplodere, abbiamo rivolto qualche domanda.

Da quando eri a Parigi?

Sono arrivato in Francia giovedì 12 Novembre, il giorno prima degli attentati insomma. È la terza volta che vado a Parigi, dove ho seguito un corso di Anatomia Topografica su cadavere presso l’Università. Domenica 15 invece, sono rientrato a Noicattaro.

Cosa è successo nella serata di venerdì?

Venerdì dunque, dopo il corso all’Università, intorno alle 18, decisi di farmi un giro insieme ad altri colleghi. Prima siamo stati alla Basilica del Sacro Cuore, e poi ci siamo spostati nella zona di Louvre. Era ormai ora di cena e ci siamo fermati in un locale per mangiare qualcosa. Poco dopo, mentre consumavamo i nostri pasti, abbiamo visto, all’esterno, un movimento strano di ambulanze e Polizia. In quel momento non ci siamo resi conto di quello che stava succedendo.

Quindi non avete sentito spari o esplosioni?

No, niente. Solo sirene impazzite. Dopo qualche minuto abbiamo dato un’occhiata alla televisione, dove all’improvviso hanno interrotto la trasmissione e hanno lanciato la notizia di alcune esplosioni. Ma erano notizie vaghe ancora, e non avevamo capito molto. Dopo circa 20 minuti è entrata nel locale una Guardia Giurata, la quale ha invitato la clientela ad uscire dal locale e di evacuare la zona, in quanto altamente a rischio.

E voi, avete seguito il consiglio, pur non sapendo i motivi?

Certo. La metrò era chiusa e chi hanno suggerito di prendere un taxi e raggiungere quanto prima l’albergo, evitando di uscire in strada. In quel momento abbiamo capito che c’era qualcosa che non andava. Nel frattempo ho ricevuto dei messaggi dalla mia segretaria, la quale mi informava che Parigi era sotto attacco terroristico. Di lì a breve altri messaggi, dei miei genitori e dei miei amici. Questo ha scatenato panico in noi, perché eravamo lì, a Parigi, ma non sapevamo quello che stava accadendo.

Finalmente, poi, siete attivati in albergo...

Giunti in albergo, non senza paura, abbiamo appreso della notizia. Si parlava di tre grossi attacchi, ma poi abbiamo scoperto essere molti di più. I responsabili dell’albergo ci hanno chiamati a raccolta nella hall dove, insieme ad un migliaio di persone circa, seguivamo minuto per minuto la diretta tv. Non appena la situazione si è stabilizzata siamo tornati in camera, e abbiamo informato e tranquillizzato i nostri parenti.

Il giorno seguente, il sabato, uffici e attività commerciali erano chiusi. Anche l’Università?

Esattamente. Questa notizia ci era già stata comunicata all’una di venerdì notte, e pertanto era in dubbio anche lo svolgimento del nostro corso. Il sabato mattina poi, ci siamo informati e abbiamo saputo che, per fortuna, il corso si sarebbe tenuto regolarmente, in quanto privato.

Arrivato in aeroporto, domenica, la situazione com’era?

Non semplice. Numerosissimi i controlli. Infatti quando eravamo nella zona d’imbarco abbiamo visto improvvisamente correre tre poliziotti e tre uomini dell’Esercito, i quali hanno fermato un musulmano che era davanti a noi. Per fortuna nessun problema, ma l’allarmismo c’è.

Cosa le hanno detto i suoi genitori, al rientro?

Niente. Mi hanno dato un abbraccio forte.

Cosa ha pensato in quegli attimi, tra sirene di ambulanze e Polizia?

Non ho pensato, perché non avevo la percezione di quello che stava succedendo. Tutto sommato sono riuscito a gestire bene la situazione, ma ho visto gente davvero spaventata.

Che organizzazione ha trovato a Parigi?

Quasi perfetta. L’emergenza è stata gestita con freddezza. Gli stessi parigini sono stati eccellenti nel non incutere terrore, ma allo stesso tempo rigidi nel tutelare la cittadinanza. Le Guardie erano davvero disponibili quando chiedevamo informazioni. Nell’ultimo week end ho visto Parigi più preparata e reattiva, pronta ad affrontare l’emergenza. Nella precedente esperienza parigina, invece, mi trovai a vivere questa splendida città una settimana dopo l’attentato alla testata giornalistica “Charlie Hebdo” e, nonostante l’attacco fosse più circoscritto, il paese non era così organizzato come nell’attentato del 13 Novembre. Questa volta abbiamo avvertito il senso di sorveglianza e sicurezza.

Qual è stata la cosa più triste, vista dai suoi occhi, di questa esperienza?

Fortunatamente non abbiamo visto le vittime dell’attentato. Ma la cosa più agghiacciante è stato vedere la torre Eiffel spenta. L’avevo vista il giorno prima ed era bellissima, illuminata e raggiante. Sabato invece era buia, in segno di lutto nazionale, e questo mi ha fatto davvero tanta tristezza. Così come Champs-Élysées, che fino a 24 ore prima era presa d’assalto per via dei mercatini di Natale, ma che sabato era vuota e con i gazebo chiusi. Che tristezza.

Ci tornerebbe?

Assolutamente si. Anche se sono davvero dispiaciuto per quanto accaduto, per le vittime e per i loro parenti. D’altronde noi siamo tornati ad una vita normale qui, ma a Parigi c’è gente traumatizzata, la quale si chiede quando passerà tutto ciò.


[da La Voce del Paese del 21 Novembre]

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