“La Peste di Noja” al Palazzo della Cultura nel bicentenario

Noicattaro. Incontro La Peste di Noja front

 

Al cospetto della presenza di diversi relatori illustri, giovedì 19 Novembre si è tenuto presso il Palazzo della Cultura l’incontro “La Peste di Noja”, in virtù del bicentenario dell’evento occorso negli anni 1815/16, avente come moderatore d’eccezione il prof. Sebastiano Valerio, docente di Letteratura Italiana presso l’Università degli Studi di Foggia. La mancata partecipazione all’incontro del Commissario Prefettizio, dott.ssa Rosa Maria Padovano, a causa impegni inderogabili, è tuttavia stata compensata da un suo vice, la dott.ssa Cristina Buonvino, che ha quantomeno presenziato l’evento per la prima parte della serata.

“Peste, peste e comincia la festa”. Con questa citazione tratta dal brano “Peste” dei Litfiba, il prof. Afredo Musajo Somma, docente di Chirurgia Plastica presso l’Università degli Studi di Bari, evidenzia la correlazione esistente tra un evento giocoso, celebrativo, scaturito dal suo precedente evento luttuoso. Non mancando di descrivere aneddoti e curiosità, il professore si avventura in un’ampia dissertazione sulle tematiche mediche dell’argomento, mirate a descrivere gli inadeguati modi di affrontare la peste in base alle scarse conoscenze del tempo. Quando non si sapeva ancora che l’agente infettante della malattia fosse un batterio presente sulle pulci che albergavano sui ratti per poi passare sull’uomo, si procedeva a delle modalità di profilassi davvero bizzarre: dalla disinfettazione con aceto all’obbligo della quarantena - totalmente inutile se attuata con la concomitante presenza del vettore infettante - fino alla “costruzione intorno ai territori contagiati e sospetti di veri e propri «muri della peste» per impedire qualsiasi forma di contatto tra le popolazioni colpite e quelle immuni”.

Come tra l’altro si evince da specifici testi sull’argomento, “furono bruciati mobili e suppellettili, abiti e stracci, quadri e arredi delle chiese, libri e carte di ogni genere: una sorta di «furore» collettivo con il quale si intendeva allontanare definitivamente il «male», e ciò contribuì non poco a cancellare importanti, preziose testimonianze di quei tragici eventi”.

Il prof. Pietro Sisto, docente di Letteratura presso l’Università di Bari, relaziona poi sulla peste in terra di Bari, tra storia, letteratura e religiosità popolare nei secoli XII-XIX. In un periodo in cui ci si affidava a tutto pur di venire a capo del problema, non si esitava a “sostituire” il Santo di turno con un altro di nuovo corso ritenuto più idoneo nel perseguire lo scopo prefisso. Senza troppi scrupoli, dunque, il Santo fino a quel momento venerato, veniva prontamente messo da parte qualora considerato inefficace nel contrastare la malattia. Emblematica è la sostituzione di Santa Irene a Lecce con Sant’Oronzo, grazie appunto all’attribuzione della guarigione dei salentini dalla peste.

A illustrare l’enorme risonanza della peste di Noja negli Stati Italiani e all’estero, interviene successivamente Michele Sforza, docente di Lettere nelle scuole medie, nonché scrittore di storia locale. È bene ricordare che il 1815 fu l’anno più grave per l’Italia e per l’Europa: alla fine di Novembre, con la conclusione del congresso di Vienna, il definitivo tramonto di Napoleone e la fucilazione di Gioacchino Murat, la popolazione tira un sospiro di sollievo sperando finalmente in un periodo più tranquillo dopo le innumerevoli guerre e turbolenze. Per Noja, invece, proprio alla fine di Novembre iniziano la paura e l’incubo in virtù della lunga battaglia contro la peste. Dopo il Congresso, per l’Italia - già alle prese con difficoltà economiche in seguito a carestia e spese militari - si rese necessaria la suddivisione in una molteplicità di Stati, piccoli e grandi, separati da confini e protetti da posti doganali. Com’è intuibile, tali provvedimenti resero ancor più difficile la già precaria situazione esistente. La comparsa e l’espansione della peste - avente carattere endemico nei paesi dell’impero ottomano - interessarono dapprima i paesi balcanici, per poi contemplare l’espansione verso nord fino ad alcune zone dell’Istria, per poi, come sappiamo, interessare la nostra cittadina negli anni 1815-1816.

A seguire gli interventi della dott.ssa Donata Saponaro, laureata in Beni Archivistici e Librari, e quello di Vito Didonna, docente di Storia e Filosofia presso gli Istituti Superiori. Dopo aver incrociato i testi del Morea, di Tagarelli e la pianta di Noja del ten. Peynalver, il prof. Didonna ha individuato i luoghi ancora esistenti dove si sono verificati i fatti più salienti della peste. Innanzitutto l’ospedale morboso nel Palazzo della Cultura; poi la casa del primo appestato, Liborio Didonna, in via Oberdan, largo detto del Pozzo di S. Nicola. Il professore ha altresì localizzato sette case di osservazione: Casina Evoli, Palazzo Lamanna, Palazzo Berardi 1 e 2, Casina di Cristo, Casina di Lioce e Convento dei Cappuccini, una casa di convalescenza in via Carmine e una casa di valetudinaria in Palazzo Santoro. Il professore da poi ampio spazio ai cimiteri, prima a quelli nelle chiese e poi in quello di contrada Viscigliole di circa 10000 mq, accennando anche alle cripte della Lama che accolsero i corpi dei primi appestati.

Agli interessati che desiderano approfondire l’argomento appena descritto, ricordiamo che sarà comunque possibile visitare tutti i luoghi della peste nei diversi tour organizzati dallo IAT.


[da La Voce del Paese del 28 Novembre]

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